ELRIS
(passato)
È da tanto tempo che non vedo la luce del sole, che l'unica cosa che mi circonda sono queste quattro mura di cemento e la puzza del sangue essiccato sulla mia pelle. Ogni giorno, il silenzio è più pesante, come se il mondo esterno non esistesse più, come se non fossi mai stata parte di esso. La solitudine si è radicata dentro di me, diventando un corpo, un peso che mi tiene prigioniero, senza speranza di fuga. L'oscurità ha preso il posto di ogni altra cosa, e ora non è più solo l'ambiente a essere buio, ma anche il mio spirito, che ha perso il senso di se stesso, come se tutto ciò che ero fosse svanito insieme alla luce che ormai non ricordo più.
La mia carne è segnata, non solo da cicatrici visibili, ma da un'invisibile ferita interiore, un dolore che si è radicato così profondamente da diventare parte di me. Ogni respiro è una lotta, un tentativo vano di scappare da un me stessa che non riconosco più, da un passato che sembra essersi dissolto nel nulla. Il tempo si dilata, ogni minuto sembra un'eternità che non porta cambiamento, che non porta speranza. La memoria si fa sottile, eppure ci sono momenti, fragili istanti, in cui una luce lontana sembra filtrare, quasi impercettibile, attraverso le crepe di questa prigione. Forse è solo il mio desiderio di scappare che mi inganna, ma a volte, in quei brevi squarci di luce, mi chiedo se esista ancora un mondo al di là di queste mura, un mondo dove la solitudine non sia tutto ciò che rimane.
Eppure, la solitudine è diventata la mia compagna, la mia unica certezza. In un certo senso, ho imparato a conoscerla. La solitudine è cruda, diretta, senza pietà, ma è anche l'unica che non mi tradisce. Mi ha obbligato a confrontarmi con la mia vulnerabilità, con i miei limiti, con quella parte di me che avevo sempre temuto di vedere. La solitudine non offre risposte facili, non promette una via d'uscita rapida. Ma in qualche modo, è diventata il mio specchio, la mia verità nuda e cruda.
E allora, in questa oscurità, cerco di capire: sono davvero sola, o è la solitudine che mi ha scelta? La domanda rimane sospesa, come il silenzio che mi circonda. La solitudine non è mai una condanna definitiva, almeno non per chi ha il coraggio di affrontarla. È una compagna difficile, ma che può insegnare più di ogni altra cosa, se si è disposti a guardarla negli occhi. Forse un giorno, quando meno me lo aspetto, la luce tornerà. Forse sarà piccola, fragile, ma sarà abbastanza per risvegliare una parte di me che pensavo perduta.
Mi ripeto come un mantra che prima o poi tutto questo finirà, illudendomi che tutto tornerà come prima. Magari è tutto un brutto sogno, in questo momento mi trovo solo immersa in un incubo sdraiata sul mio letto, mia nonna che mi aspetta giù in cucina con la solita colazione che prepara tutte le mattine e con mio padre andato chissà dove ubriaco come al solito. Ma poi riparte il silenzio, il freddo crudele e la solita visita dei miei demoni che non fanno altro che tormentarmi per qualcosa che io nemmeno so.
«è da tanto tempo ormai che sei qui con noi Lily» disse una volta entrato l'uomo che mi viene a fare visita tutti i giorni. Non so molto di lui, in fondo quando vengono qui non è mai per una visita veloce o per gentilezza. So che il suo nome è Victor solamente perché uno dei suoi compagni l'ha richiamato durante uno dei nostri incontri, ma non è mai stato diretto con me, mai. Ogni giorno arriva, entra nella stanza senza dire una parola, e mi osserva, come se studiarmi fosse la sua unica occupazione. Ma non c'è calore nel suo sguardo, solo un'attenta valutazione, come se cercasse qualcosa in me che nemmeno io so di avere. Le sue mani, forti e piene di cicatrici, si stringono sempre dietro la schiena quando parla. Non si siede mai accanto a me, ma rimane sempre a una distanza misurata, mai troppo vicina, mai troppo lontano. A volte, sento che la sua presenza è come una cortina di nebbia, una costante, ma non un conforto. La sua voce è bassa, quasi sommessa, e quando parla, le sue parole sembrano pesare, come se stesse cercando di trovare il giusto modo per dire qualcosa di essenziale, ma che, per qualche motivo, non può dire. Il suo atteggiamento mi inquieta, come se sapesse qualcosa che io non capisco, come se fossi parte di un puzzle che lui sta cercando di ricomporre, pezzo dopo pezzo.
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomanceRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
