🔴🌶️
ELRIS
Ogni fibra del mio corpo era tesa, ogni parola non detta sembrava soffocarmi.
Non riuscivo più a sopportarlo. La stanza, con le sue risate forzate e i suoi sorrisi falsi, mi sembrava soffocante. Persino il profumo del cibo che avevo ignorato fino a quel momento mi dava la nausea.
Non sapevo nemmeno cosa fosse più forte: la rabbia verso Mira, l'umiliazione per le parole di Zade, o la mia stessa incapacità di restare al mio posto senza esplodere.
Con un movimento improvviso, mi alzai di scatto dalla sedia. Le gambe si mossero prima ancora che la mia mente potesse decidere.
Nessuno disse niente. Nessuno osò fermarmi. Forse erano troppo sorpresi, o forse avevano paura di fare il passo sbagliato.
Non mi girai nemmeno a guardarli. Non dissi una parola. La porta era la mia unica destinazione.
Uscendo dalla sala, sentii Bethany mormorare qualcosa, probabilmente un debole "Elris, dove vai?" Ma la ignorai. Passai il corridoio come un fulmine, presi il cappotto che avevo lasciato nell'ingresso, e in pochi secondi ero fuori, con il freddo pungente che mi colpiva il viso.
La neve cadeva lenta, morbida e silenziosa. Il contrasto con il tumulto dentro di me era insopportabile. Sentivo i polmoni stringersi, il respiro farsi rapido. Mi avvicinai alla macchina e appoggiai le mani sul cofano, come se potessi scaricare tutta la tensione su quel metallo gelido.
"Dannazione," mormorai tra i denti, fissando il mio riflesso distorto nel parabrezza. "Perché sono qui? Perché ho accettato tutto questo?"
Scossi la testa e mi precipitai in macchina, ero pronta a partire ma la portiera si aprì all'improvviso, con un colpo secco che mi fece sobbalzare.
"Elris," disse una voce bassa. Zade. Ovviamente lui.
Mi voltai di scatto, stringendo i pugni. "Che diavolo vuoi?" sbottai, il mio tono più affilato del vento gelido che ci circondava.
Lui entrò in macchina senza aspettare un invito, chiudendo la portiera dietro di sé. "Non puoi semplicemente andartene così," disse, fissandomi con quegli occhi che sembravano sempre pronti a sfidare il mondo.
"Si che posso, l'ho fatto e poi sono io il capo"
"Non senza spiegazioni."
Scoppiai a ridere, ma era un suono amaro. "Spiegazioni? Davvero, Zade? Mi stai chiedendo spiegazioni dopo quello che hai fatto lì dentro?"
"Non ho fatto niente che tu non meritassi," rispose, il tono di voce calmo, ma carico di un'arroganza che mi fece venire voglia di colpirlo.
Lo fissai incredula, poi scossi la testa. "Tu sei incredibile. Sai una cosa? Non mi interessa. Non mi interessa nemmeno provare a spiegarti quanto sei patetico." Girai la chiave nel quadro, il motore della macchina ruggì.
"Scendi" dissi infastidita e con l'unica voglia di voler tornare a casa
"No." La sua risposta fu ferma, glaciale. Mi fissava, senza nemmeno battere ciglio.
Lo guardai incredula, l'irritazione che mi montava dentro come un fuoco impossibile da contenere. "Perfetto," sibilai tra i denti.
Con un movimento rapido, estrassi la pistola dalla fondina sotto il mio cappotto e gliela puntai dritta alla tempia. I suoi occhi si allargarono per un istante, ma poi tornarono a fissarmi, più intensi di prima, come se stesse sfidandomi a premere il grilletto.
"Ti ho detto di scendere," ripetei, ogni parola scandita con una precisione letale.
Lui rimase immobile, il suo respiro calmo nonostante la situazione. E poi sorrise. Quell'arrogante, maledetto sorriso che mi faceva venir voglia di perdermi in lui e di strangolarlo nello stesso momento.
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomansaRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
