ELRIS
"Ho sonno"
"Perché non danno mai del cibo decente negli aerei, questa roba rischia di farmi vomitare"
"Facciamo sesso nel bagno, mi eccita vederti arrabbiata"
"Questo pilota è veramente pessimo, nel giro di pochi minuti abbiamo affrontato cinque turbolenze"
"La prossima volta prendiamo il mio jet privato"
"Non ti sopporto più!" sbottai, quando finalmente scendemmo dall'aereo e ci ritrovammo nel parcheggio dell'aeroporto. La fame, il sonno, le lamentele continue e le turbolenze che avevano fatto vibrare ogni nervo dentro di me, avevano avuto il loro sfogo.
Era da quando ci eravamo svegliati che non faceva altro che lamentarsi. Per poco non cedevo alla tentazione di strozzarlo lì, tra la folla di viaggiatori ignari.
"Non dirmi che ti è piaciuto viaggiare in economy," continuò, cercando di giustificarsi con tono melodrammatico "Entravano a malapena le nostre gambe, e quel bambino dietro di noi non ha mai smesso di piangere. E tu, invece di rilassarti, continuavi a guardarmi come se fosse colpa mia."
"Dimagrisci, e vedrai che riuscirai a entrare la prossima volta," gli risposi, senza nemmeno girarmi a guardarlo. "E comunque, quello che creava più casino non era il bambino, ma tu. La tua voce è una costante tortura per chi ti sta vicino."
Lui non riuscì a trattenere un sorriso ironico. "Prima di tutto, non è grasso, bellezza," disse, fermandosi davanti a me e mettendo in mostra i suoi bicipiti. "Ma muscoli. E tu dovresti saperlo, dato che ti ci sei aggrappata più di una volta. E secondo, io non stavo facendo altro che esprimere le mie opinioni. Non vedo dove sia il problema."
Non lo degnai di una risposta, feci un passo laterale e lo superai, dirigendomi verso le nostre macchine con passo deciso.
"Andiamo non dirmi che te la sei presa"
"Zade" sospirai alla fine girandomi verso di lui "Non pensare che perché abbiamo fatto sesso e dormito insieme adesso tu possa avere tutta questa confidenza con me. La mia pazienza ha un limite così come la mia sopportazione per l'essere umano"
Falso, falsissimo mi piaceva stare con lui e specialmente mi piaceva il modo in cui mi faceva sentire quando eravamo insieme, ma non lo avrei mai ammesso. Piuttosto mi amputo un braccio
"Faró finta di credere che non ti sia piaciuta nessuna delle due cose" rispose mentre cercava nel suo zaino le chiavi della macchina e continuando a tenere quel sorrisetto da stronzo sul volto
Dio, quanto avrei voluto dargli un pugno, farlo stare zitto e poi baciarlo. La voglia di farlo svanire da quel momento e al contempo avvicinarlo a me era più forte di ogni altra cosa.
Ed ero pronta a farlo se la notifica di un messaggio non mi avesse distratto dai miei pensieri. Presi il telefono e guardai chi mi stesse cercando
Da bethany: quando puoi vieni da me devo parlarti
"Vado da Bethany. Tu vattene dai tuoi amichetti." Dissi solamente questo prima salire in macchina e mettere in moto per andare a casa della mia migliore amica
La strada sembrava infinita, con il cielo grigio e il vento che scuoteva gli alberi ai lati della carreggiata. Le luci del traffico erano un punto di distrazione, ma ogni metro che percorrevo mi ricordava che c'era qualcosa che non andava. Non c'era niente di normale in quella calma, e la sensazione che Bethany non fosse al sicuro mi serrava lo stomaco.
Cercai di mantenere la calma, e di scacciare quel pensiero, ma lo sentivo dentro le ossa che era successo qualcosa. Spero solo di sbagliarmi
Quando arrivai a destinazione e vidi la luce accesa nel soggiorno mi lasciai uscire un sospiro di sollievo, era a casa sana e salva. Peccato peró che quando bussai alla sua porta non fu lei ad aprirmi ma Jack.
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomantikRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
