Fuochi d'artificio

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ZADE:

Esaminai il profilo di Elris per diversi minuti cercando di capire cosa ci fosse di sbagliato, era da quando eravamo venuti in terrazza e che si era allontanata dal fratello che non spiaccicava parola

Inizialmente pensai che fosse per la scopata di qualche minuto fa ma scacciai l'idea, era presa quanto me in quel momento quindi non puó essere questo

Oppure è così, lei odia provare sentimenti diversi dall'odio e la rabbia verso altre persone e forse con me è successo. Magari sta scoprendo che gli piaccio e non sa come affrontarlo

Scuoto la testa incredulo dei miei stessi pensieri, ultimamente non riuscivo più a riconoscermi questa ragazza mi aveva completamente scombussolato

"Cosa ti prende" cedetti alla preoccupazione e mi girai verso di lei aspettando una risposta "quello stronzo di Alessandro ti ha detto o fatto qualcosa?"

"No" disse semplicemente e non si prese nemmeno la briga di guardarmi negli occhi, rimase lì ferma con il calice di spumante, che ci avevano consegnato i camerieri, a fissare gli invitati

"Non mentirmi, ho deciso di accompagnarti come minimo mi aspetto delle risposte veritiere" continuai adirato fulminandola con lo sguardo

"Hai detto bene," rispose con rabbia, cercando di tenere il tono basso, ma il disprezzo era evidente. "TU hai deciso di venire, non sono stata io a chiedertelo. Quindi non ti devo nulla."

Il suo ringhio rivelò una frustrazione che non si stava più trattenendo, e alcune persone nei dintorni avevano già percepito la tensione crescente.
Mi sentii strano, come se una parte di me stesse cercando di afferrarla, ma l'altra fosse esasperata da ogni sua mossa. Le sue parole mi colpirono come un pugno, eppure c'era qualcosa che mi spingeva a non lasciar correre. Non potevo ignorarla, non ora.

"Sai," dissi, cercando di mantenere la calma, ma il mio tono tradiva l'irritazione, "non è così che funziona, Elris. Quando decidi di venire con qualcuno, almeno ti aspetti che ci sia un minimo di comprensione. Un minimo di comunicazione e riconoscimento ."

"Si puó sapere cosa vuoi da me Zade, perché vuoi tanto starmi vicino, perché ti preoccupi per me"rispose esasperata e per la prima volta da quando l'avevo incontrata vidi la vulnerabilità nei suoi occhi, l'incertezza nelle sue parole

Presi coraggio e mi avvinai a lei prendendole una mano "Non lo so nemmeno io perché Elris, non mi era mai successo prima che qualcuno mi facesse sentire come mi fai sentire tu e sto cercando di capire pian piano come approcciarmi a questa cosa"

"E come ti faccio sentire"

"Come se il resto del mondo non esistesse, quando ci troviamo nella stessa stanza è come se tutto girasse intorno a te. Non posso fare a meno di guardarti, di adorarti e pensare a quanto tu sia bellissima" sussurai lasciando la sua mano e accarezzandole una guancia

Chiuse gli occhi beandosi del momento e con lentezza lasció appoggiare la fronte sulla mia spalla lasciandosi cullare

"Scusami per come mi sono comportata, non volevo risponderti in quel modo" sussurró prendendo un grosso respiro per poi proseguire "ti ringrazio per avermi accompagnata anche se mi costa molto ammetterlo, ma sono così stanca"

Sapevo che non si stava riferendo a una stanchezza fisica, ma mentale. Molte volte la vedevo combattere con i suoi stessi demoni, sapevo che le vocine nella sua testa non le davano tregua e ogni istante doveva stare attenta a chi la circondava per paura di essere uccisa

Un senso di rabbia mi pervase, strinsi le braccia intorno ai suoi fianchi e la strinsi in un abbraccio. Non avrei mai più permesso che qualcuno le facesse del male

"Non avevi nulla da scusarti," risposi, la mia voce più bassa, per non spezzare la delicatezza del momento. "Non voglio che ti senta obbligata a spiegarmi qualcosa. Ma... non puoi affrontarlo da sola." Mi fermai un attimo, cercando le parole giuste. "Non devi farlo."

Lei non rispose subito. Rimase lì, immobile, come se le mie parole fossero un eco che rimbalzava nel silenzio, cercando di trovare il suo posto. La tensione che aveva lasciato nello spazio tra di noi non si dissipava, ma si evolveva in qualcosa di più intimo.

Poi, finalmente, sussurrò, "Lo so... ma è difficile, Zade. Non sono come gli altri. Non posso permettermi di abbassare la guardia. Non posso." La sua voce tremò, ma cercò di nasconderlo, come se il minimo cedimento potesse farla sprofondare. "E non so se posso... fidarmi di te, o di chiunque altro."

Un nodo si formò nella mia gola. Non le avevo mai chiesto di fidarsi di me, ma a quel momento sentii che avevo bisogno che lo facesse. La sentivo così lontana, ma nello stesso tempo così vicina, che il mio cuore iniziò a battere più forte, quasi come se fosse riuscita finalmente a toccarmi in un punto che non sapevo di avere.

"Non ti chiederò di fidarti subito," risposi, più deciso. "Ma non devi affrontarlo da sola. E se mai ti sentirai pronta, sarò qui. Sempre."

Le sue mani si strinsero inconsciamente, come se stesse cercando un punto di riferimento. Non ero certo che avesse capito appieno le mie parole, ma il modo in cui si appoggiò ancora più vicino a me, il suo respiro regolare e più rilassato, mi fece capire che stava accogliendo il mio gesto, almeno in parte.

"Ti prometto che non ti lascerò mai sola," aggiunsi, sentendo le parole scivolare fuori senza freni. Le avevo pensate tante volte, ma mai le avevo espresse con così tanta intensità.

Questa volta, però, non si ritirò. Non mi respinse. Mi permise di tenerla più vicina, mentre il mondo intorno a noi sembrava rallentare, come se nessun altro esistesse in quel momento. E, per la prima volta da quando l'avevo conosciuta, pensai che forse, finalmente, le avevo dato qualcosa che lei non riusciva a trovare in nessun altro posto: una promessa sincera di non essere mai abbandonata.

***

Erano passati poche ora dalla mezzanotte e dopo un bellissimo spettacolo di fuochi d'artificio ci stavamo preparando per andare via

Prendemmo i nostri soprabiti dal guardaroba e ci dirigemmo verso l'uscita, dove vi erano i coniugi De luca a salutare gli ospiti

"È stato un piacere Elris, ti contatterò presto per spiegarti meglio il piano" disse Dante quando giungemmo davanti a loro e allungando una mano verso la ragazza alla mia destra

"Grazie per essere venuti, mi ha fatto veramente piacere figlia mia" continuó poi Cora sperando in qualche reazione positiva da parte di Elris, che come previsto non avvenne.

Si limitò a guardarla e a mostrare un sorriso tirato, giusto per non essere maleducata, per poi prendere la mia mano e portarci fuori da quella villa

Per tutto il tragitto in macchina e il tragitto per arrivare nelle nostre nessuno disse una parola, mi ero rassegnato ormai che tutte le parole dette auella sere non erano servite a nulla ma all'improvviso prima di poter richiudere la porta dietro alle mie spalle la sentii chiamarmi

"Ti va di dormire con me?"

Mi fermai di colpo, il cuore che accelerava. La sua voce, morbida ma carica di qualcosa che non riuscivo a decifrare, mi colpì come un'ondata. Mi voltai verso di lei, incredulo, ma anche felice che, finalmente, qualcosa avesse rotto il ghiaccio tra noi.

Non avevo bisogno di riflettere. La guardai per un attimo, notando l'espressione di vulnerabilità che finalmente emergeva nei suoi occhi, e un sorriso si fece largo sul mio volto. La verità era che non mi sarei mai fatto pregare.

"Non devi chiedermelo due volte, piccola," risposi, avvicinandomi a lei con rapidità, e in un attimo ero già accanto a lei, il cuore che batteva più forte.

Angolo autrice

Devo ammettere che questo capitolo non è dei migliori ma prometto che i successivi saranno migliori e più lunghi. Dato che sono già pronti li pubblicherò a breve

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora