ZADE
Non potevo crederci. Era stato il pomeriggio più intenso della mia vita. Il sesso migliore che avessi mai fatto, con la ragazza che non riuscivo a togliermi dalla testa. Ogni pensiero, ogni respiro sembrava legato a lei, come se il suo nome fosse inciso dentro di me.
Ma era bastata una sola parola per distruggere tutto.
"Non ha significato nulla. Io non provo sentimenti per te."
Quelle parole mi tormentavano come un'eco incessante, un disco rotto che non si fermava mai. Ma sapevo che non era vero. L'avevo visto nei suoi occhi, nel modo in cui tremavano per un istante quando mi aveva detto quella frase. Stava mentendo. Doveva esserlo.
E non capivo perché. Perché si ostinava a tenermi lontano, a fingere che tutto questo non fosse reale?
Sì, è vero, lei è Elris. Il capo del Bronx. Una donna che cammina sull'orlo del baratro, piena di nemici pronti a colpirla. Ha due mafie alle calcagna, e il peso di un mondo intero sulle spalle. Ma anche io vivo costantemente sull'orlo del caos. Ok, forse non sono immerso nella merda fino al collo come lei, ma diavolo, possiamo affrontarlo insieme.
Perché deve sempre portare tutto da sola?
Ma no, lei è Elris. Sempre impenetrabile. Sempre invincibile. È l'unica persona che potrebbe uscire viva da tutto questo. La più forte, la più intelligente, capace di affrontare cose che spezzerebbero chiunque altro.
Eppure, quando la guardo, vedo qualcosa dietro la sua armatura. Una crepa, piccola ma profonda. E so che non sono il solo a sentire. So che mi vuole, anche se non lo ammetterà mai.
E questo mi fa impazzire.
Avevo bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, per scappare da quel vortice.
Uscii da quel posto cercando di mantenere la calma e non ritornare indietro.Non sapevo nemmeno dove stessi andando, ma non potevo restare lì, a rivivere il momento in cui Elris aveva pronunciato quelle dannate parole.
Camminai senza meta per un po', la città scorrendo davanti a me in un caos familiare. Le strade del Bronx erano vive, brulicanti di pericolo e tensione, ma per me non erano che uno sfondo insignificante. Ogni tanto pensavo di tornare al solito bar, di affogare i miei pensieri in un bicchiere di whisky, ma non era abbastanza.
Non oggi.
Alla fine mi fermai davanti alla palestra sotterranea che frequentavo quando avevo bisogno di sfogarmi. La luce al neon del cartello era fioca e tremolante, ma il posto era aperto. Perfetto.
La palestra era sempre stata il mio rifugio. Quando la testa era un casino, quando il mondo sembrava pronto a crollarmi addosso, qui potevo ritrovare una parvenza di equilibrio. Non c'era spazio per i pensieri sul ring o con i pesi in mano. Solo sudore, dolore, concentrazione.
Entrai senza salutare, gettando un'occhiata distratta al posto. La luce fioca, il rumore metallico dei pesi che sbattevano, l'odore pungente di sudore e cuoio: tutto familiare, tutto perfetto per quello di cui avevo bisogno.
Mi avvicinai alla panca, caricai i pesi e iniziai a lavorare, lasciando che il dolore nei muscoli scacciasse quello che mi stringeva il petto. Le parole di Elris erano un mantra crudele che continuava a ronzarmi in testa, e ogni volta che le risentivo aumentavo il carico.
"Non ha significato nulla. Io non provo sentimenti per te."
La rabbia cresceva. Non verso di lei, ma verso me stesso per quanto quella frase mi aveva ferito. Stupido, pensai, continuando a spingere i pesi fino a sentire le braccia tremare.
STAI LEGGENDO
𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomantizmRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
