Ricordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva
Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
Le prendo la mano che fino a quel momento aveva utilizzato per accarezzarmi la schiena e, con rapidità, la conduco tra i vari invitati fino a raggiungere il bagno. Passiamo inosservati, ma dentro di me c'è un fuoco che non riesco più a contenere. Chiudo la porta a chiave, assicurandomi che nessuno possa disturbarci, e mi giro verso di lei.
Elris è splendida, estremamente sexy con quel vestito attillato che le lascia la schiena scoperta e una scollatura che non lascia spazio all'immaginazione. Il suo petto si alza e si abbassa rapidamente, il respiro affannoso fa gonfiare i suoi seni in un modo che mi manda fuori di testa.
"Che cosa stai facendo?" chiede lei, la voce un misto di malizia e sfida. I suoi occhi brillano, lucidi di tentazione, mentre cerca di mantenere il controllo.
"È da tutta la sera che mi stuzzichi, piccola," rispondo, facendo un passo verso di lei. Il suo respiro si fa più corto, e arretra fino a scontrarsi con il lavello. Un sorriso mi si allarga sulle labbra. "Sai com'è il detto: non svegliare il can che dorme. E tu l'hai fatto. Ora dovrai pagarne le conseguenze."
Mi avvicino, la mia mano si posa sul suo fianco scoperto, la pelle calda sotto le dita. Il mio pollice si muove lento, tracciando cerchi invisibili mentre lei trattiene il fiato. I suoi occhi non lasciano i miei, e posso sentire la tensione crescere tra di noi come una corda tesa. Il suo petto sfiora il mio ogni volta che inspira, e il mio autocontrollo si sgretola con ogni secondo che passa.
"Zade..." mormora il mio nome, un avvertimento debole, quasi un sussurro. Ma non è una protesta. Non può esserlo. Lo sento nel modo in cui il suo corpo si inclina verso il mio, nel modo in cui le sue labbra leggermente socchiuse attendono che le mie le reclamino.
"Non fermarti" le dico, la voce bassa, un sussurro al limite tra supplica e sfida. "Dimmi che non lo vuoi."
Ma il silenzio è la sua unica risposta. E in quel silenzio trovo tutto ciò di cui ho bisogno.
Le mie labbra si tuffano sul suo collo, lasciando una scia di baci e segni che gridano appartenenza, un marchio che non può nascondere. Lei ansima, la testa che si piega all'indietro, il collo offerto come un pegno di fiducia.
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Con movimenti lenti e studiati, le mie dita si posano sulle sue spalle, scivolando con grazia fino a sfiorare le spalline del suo vestito. Un gesto leggero, quasi innocente, che diventa tutto fuorché tale quando le faccio scendere. Il tessuto, ormai privo di sostegno, scivola docile lungo il suo corpo, rivelandola in tutta la sua perfezione. I seni nudi si offrono al mio sguardo, reclamando ogni attenzione. Resta solo un sottile tanga, un confine fragile che nasconde ciò che ormai è già mio.
"Facciamo un gioco," mormoro, la voce bassa, mentre con un gesto deciso la sollevo e la faccio sedere sul freddo lavandino alle sue spalle.
"N-non rubarmi le battute," replica con un filo di voce, ansimando per il contrasto tra il gelo sulla pelle e il calore che le brucia dentro.