Chi sei elris

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ELRIS

Mi alzai di colpo, la pelle appiccicata al pigiama fradicio. Il cuore martellava forte come se stessi scappando da qualcosa, e nel buio della stanza ci misi qualche secondo a capire dove fossi. Il respiro mi si fermò per un attimo, il ricordo vivido di quegli occhi freddi che mi scrutavano e delle voci, sempre lì, che non mi lasciavano mai sola

Abbassai lo sguardo sull'orologio sul comodino: le lancette segnavano appena le cinque e mezza del mattino. Ricaddi indietro sul letto, frustrata, sapendo già che il sonno non sarebbe più tornato. Era così ogni notte ormai, come se la mia mente fosse condannata a ripete

Sentivo addosso il bisogno di lavarmi via tutto quel senso di prigionia, quella morsa che mi stringeva dentro. Mi alzai con fatica e mi diressi in bagno, accendendo la luce con un clic che risuonò nel silenzio della casa. L'immagine nello specchio mi restituisce il riflesso di qualcuno che non riconoscevo. Occhi gonfi, capelli arruffati, pelle pallida. Una maschera di stanchezza e paura.

Entrai nella doccia e aprii l'acqua, lasciandola scorrere fredda sulla testa. Il gelo mi fece rabbrividire, ma in qualche modo mi aiutava a restare ancorata alla realtà, a separare i pensieri confusi dalla concretezza di quel momento. Inspirai lentamente, concentrandomi sul flusso dell'acqua che mi scivolava lungo il corpo. Cercavo di ripulirmi dai residui di quell'incubo, di lavare via le tracce invisibili che mi avevano lasciato

L'acqua scroscia sulla mia testa, gelida, come se volesse lavarmi via ogni cosa, ma io non posso scrollarmi di dosso quello che so. So che l'incubo non è solo un sogno. È un ricordo.

Mi sforzo di respirare, ma le immagini ritornano. Non riesco a lasciarle andare. Quella cella. Quel volto mascherato, il suo sguardo freddo e impassibile che mi scruta, come se fossi un esperimento, come se mi avesse lasciata vivere solo per il piacere di vedermi spezzata, un po' alla volta. Ogni dettaglio è scolpito nella mia mente, limpido, inconfondibile. Le voci che sentivo là dentro erano reali. Quelle parole, quel gioco crudele che mi costringeva a giocare ogni giorno... era tutto vero.

Sento il peso di quel passato, e capisco che non importa quanto ci abbia provato, non mi sono mai liberata. Anche qui, sotto l'acqua fredda, il suo sguardo mi perseguita. E so che, fino a quando non avrò affrontato davvero ciò che è successo in quella cella, fino a quando non riuscirò a mettere ordine tra i pezzi della mia vita che lui ha cercato di distruggere, quella parte di me rimarrà sua prigioniera.

Apro gli occhi e guardo il mio riflesso sfocato nelle piastrelle bagnate, sento il gelo dell'acqua, ma nessuna sensazione fisica può scacciare ciò che si è annidato dentro di me. Devo trovare un modo per rispondere alla sua domanda, per dare un senso a quello che mi ha lasciato addosso. Non sono più la stessa, e forse... forse non so ancora chi sono diventata.

"Chi sei, Elris?" La sua voce risuona ancora dentro di me, ed è come se il tempo non fosse mai passato.

Dopo interminabili minuti, esco finalmente dalla doccia. L'acqua smette di scorrere, e il silenzio nella stanza mi avvolge. Respiro a fondo, mi asciugo in fretta, e infilo i primi vestiti che trovo: una maglia nera, jeans scuri, stivali robusti. Non voglio dare troppo peso alla scelta. Devo solo muovermi, tenermi occupata, lasciare quei pensieri alle spalle.

Esco dalla mia camera e percorro il corridoio quasi senza guardare, il passo deciso, mentre la mia mente si prepara alla giornata. So cosa devo fare, e so che è meglio agire che stare a rimuginare. Ogni passo mi allontana da quell'incubo, o almeno è quello che cerco di credere.

Quando arrivo al posto dove gestisco tutto, dove la mia giornata comincia e i pensieri si fanno concreti, la prima persona che vedo è Jake. È lì, appoggiato contro il bancone, le braccia incrociate, un sorriso appena accennato che tradisce la sua solita calma vigile. Quegli occhi attenti sembrano scrutarmi, come se notasse subito che c'è qualcosa che non va.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora