Giochiamo

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ELRIS

Quindi il ragazzo appena arrivato era il famoso Alessandro, ora capivo perché Cora quando ci eravamo incontrate per la prima volta aveva detto che ero uguale a mio fratello.

Stessi capelli neri, naso dritto e privo di imperfezioni e due occhi grigi come il fumo. L'unica cosa per cui differivamo era per il fatto che lui, a differenza mia, aveva una leggera spruzzata di lentiggini sulle guance ma talmente chiare da essere quasi invisibili.

"Ci rivediamo, Lily," disse lui con un tono incredibilmente sereno, senza sapere che con quel nome aveva appena scatenato una tempesta dentro di me.

"Non azzardarti a chiamarmi così," ringhiai, alzandomi di scatto dalla sedia. "Per te, e per chiunque, sono Elris."

Mi stavo avvicinando a lui, ma Zade mi bloccò, prendendomi la mano e intrecciandola alla sua, impedendomi di fare il passo successivo.

"Elris, come la dea della discordia," disse Alessandro, senza che le sue parole mostrassero il minimo segno di turbamento. Continuava a stuzzicarmi, come se fosse divertito dalla mia reazione.

"Sarebbe giusto se il mio nome fosse Eris, caprone," replicai, senza nascondere la mia rabbia. "Nel mio nome c'è anche una L."

"Come ti permetti puttan-"

"Non osare finire quella parola" con mia grande sorpresa quelle parole non provenivano ne da me ne da Zade, ma da Cora che per tutto questo tempo era rimasta in disparte

"Ma mamma..." provò a dire Alessandro, cercando di giustificarsi, ma lo sguardo di Cora lo fermò immediatamente. Non c'era bisogno di altro, il suo sguardo era più potente di mille parole.

"E questo sarebbe il dolce fratellino che non vedeva l'ora di vedermi"

"Se avete finito con questo teatrino," intervenne infine Dante, visibilmente annoiato, "vorrei cominciare a parlare di affari."

"Si sta avvicinando una grande guerra, e per quanto costi ammetterlo è una cosa che non posso gestire da solo e altrettanto tu"

"Potrei sorprenderti" dissi interrompendo il suo discorso sapendo bene quanto lo infastidisse, non volevo comportarmi da maleducata ma tastare semplicemente le acque per vedere fino a dove potessi spingermi con lui

"Lo so mi hanno raccontato di cosa sei capace, vorrei chiederti per questo una piccola dimostrazione" incroció le mani sotto il mento inclinando la testa aspettando che facessi qualcosa

"Non sono un fenomeno da baraccone" arricciai il naso innervosita, ero venuta qui per cose serie ma a quanto pare loro la pensavano diversamente

"Che c'è hai paura di renderti ridicola davanti al Don" mi bastarono quelle parole uscite dalla cornacchia, Alessandro per intenderci, per farmi cambiare subito idea

"Bene, avete un mazzo di carte?"

Mi guardarono confusi, scambiandosi sguardi tra loro, non sembravano convinti che avrei fatto qualcosa di interessante. Poi, come se avesse letto la mia mente, Cora si alzò lentamente dalla sua sedia, aprì uno dei cassetti del tavolo e tirò fuori un mazzo di carte consumato dal tempo. Lo poggiò sul tavolo con un gesto lento, quasi come a sottolineare l'insolita situazione in cui si trovavano.

"Che vuoi farci?" chiese Alessandro, la sua voce un misto di curiosità e disprezzo.

Mi chinai leggermente sul tavolo, prendendo il mazzo di carte con una calma glaciale. La loro arroganza mi dava il carburante di cui avevo bisogno. Volevano uno spettacolo? Bene, avrebbero visto una performance che avrebbero ricordato. "Non è questione di fare qualcosa di spettacolare. È questione di imparare a giocare con la mente."

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora