Dubbi

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ZADE

"Dio, ti prego, dimmi che ha cambiato idea," disse Mira, appena entrai nell'appartamento. Era seduta sul bordo del divano, con gli occhi fissi su di me, e sembrava quasi trattenere il fiato.

La guardai un istante, e per qualche ragione mi sentii a disagio. Le rivolsi un cenno di assenso, gettando il cappotto su una sedia senza troppa cura. "È andata bene, Mira," dissi, mantenendo un tono neutro. "Elris ha accettato di aiutarci."

Per un attimo vidi il sollievo attraversarle il viso, ma c'era qualcos'altro nei suoi occhi, un'espressione che non riuscivo a decifrare. "Grazie al cielo," mormorò, avvicinandosi, come se avesse altro da dirmi.

"Dove sono gli altri" chiesi mormorando e continuando a guardare i suoi movimenti

"Luc è in camera sua , Jason non lo so" rispose mettendo una mano sulla mia spalla

Restai immobile, senza sapere come interpretare quel gesto. Di solito Mira era pragmatica, diretta, raramente si lasciava sfuggire segni di preoccupazione o, men che meno, di affetto. Eppure, in quel momento, c'era una strana esitazione nei suoi movimenti, qualcosa che mi metteva a disagio.

"Zade," iniziò lei, la voce quasi sommessa, "hai fatto davvero tanto per tutti noi, oggi... lo capisci, vero?"

Le sue parole mi colsero alla sprovvista, ma cercai di nascondere la mia reazione, restando freddo. "Ho fatto quello che andava fatto," risposi, cercando di mantenere il tono distaccato. "Non è la prima volta, e non sarà l'ultima."

Lei mi guardava, come aspettandosi qualcosa, una risposta che non ero sicuro di volerle dare. Cosa si aspettava da me, esattamente? Non riuscivo a capire. Non era normale per lei cercare questo genere di... contatto.

"Lo so," disse, facendo un passo più vicino. "Ma questa volta è diverso, Zade. Questa volta hai rischiato per tutti noi, senza pensarci un attimo." La sua voce era morbida, troppo morbida, e percepii qualcosa di strano. Quel suo modo di guardarmi, di essere lì, come se cercasse di farmi vedere qualcosa che sfuggiva al mio controllo.

Cercai di ignorare la strana sensazione che mi si annidava nello stomaco. "Senti, Mira, non so cosa ti sia preso stasera, ma sto solo facendo quello che mi spetta. Non è niente di straordinario."

Lei abbassò lo sguardo, le sue spalle si afflosciarono appena. Poi, con un respiro profondo, alzò di nuovo gli occhi su di me. "Zade, non devi sempre farcela da solo, sai? Io sono qui, qualunque cosa succeda."

La fissai, senza sapere come rispondere. Non capivo cosa volesse davvero da me, perché stesse cercando di avvicinarsi in quel modo. Forse si aspettava gratitudine, o che io contraccambiassi quella sua disponibilità. Ma per qualche ragione, non riuscivo a sbloccarmi, a lasciarmi andare.

Restai in silenzio per un istante, poi annuii appena, tagliando corto. "Apprezzo le tue parole, Mira," dissi, mantenendo la voce bassa e distante. "Ma sto bene. Non c'è nulla di cui preoccuparsi."

Vidi un'ombra attraversarle il viso, una sfumatura di delusione, e aggrottai le sopracciglia.

Vidi un'ombra attraversarle il viso, una sfumatura di delusione, e aggrottai le sopracciglia.

"Ti senti bene? Ti comporti in modo strano oggi," dissi, cercando di capire cosa le stesse passando per la testa.

Mira mi rivolse un sorriso, ma era un sorriso trattenuto, incerto, quasi vulnerabile. "Strano, io?" domandò, scrollando le spalle. "Forse sono solo stanca. È stata una giornata lunga anche per me, sai?"

La osservai, poco convinto. C'era qualcosa nel suo sguardo, un'ombra che sembrava andare oltre la semplice stanchezza. Ma, incapace di decifrarla, decisi di lasciar perdere. Il lavoro era stato intenso per tutti, forse era solo quello.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora