ELRIS
Avevo deciso fin dal principio di lasciarli fare. Il mio compito si sarebbe limitato a monitorare i loro spostamenti, assicurandomi che non mi stessero prendendo in giro. A loro, invece, spettava il compito di elaborare un piano per tenere sotto controllo quei bastardi della mafia spagnola e italiana.
Non mi ero nemmeno presa la briga di chiedere dettagli sul piano. A dire il vero, ne avevo già uno pronto nel cassetto, certa che il loro sarebbe stato un fallimento totale. Devo però ammettere di essermi sbagliata.
In questi mesi, grazie a quel misterioso contatto, siamo riusciti a gestire gli attacchi con molta precisione. Sapevamo sempre quando e dove avrebbero colpito, e questo ci ha dato un vantaggio fondamentale.
Ma c'era qualcosa che non mi tornava.
In tutti i complotti contro di noi, la mafia italiana sembrava assente. La maggior parte delle minacce e degli uomini provenivano dalla mafia spagnola, e questa discrepanza aveva iniziato a insospettirmi più del dovuto.
All'inizio avevo pensato che gli italiani fossero solo vigliacchi, che preferissero lasciare il lavoro sporco nelle mani di altre organizzazioni. Ma la verità era che doveva esserci qualcosa di più.
Lo sentivo, e io non sbagliavo mai.
Dopo la rivelazione di Zade, avevo cambiato idea era il momento di intervenire e di mettere fine a questo giochetto del cavolo. Mi ero fatta organizzare un incontro con il contatto e da lì me la sarei cavata da sola
Era per questo che alle 2:30 del mattino mi trovavo in uno dei vicoli più bui della città insieme a Jason, Jack, Jake e Zade ad aspettare una persona che non sapevo nemmeno se fosse maschio o femmina
"Sicuro fosse questo l'indirizzo?" chiesi a Jason, infilandomi le mani nelle tasche del giubbotto per proteggermi dal freddo pungente.
"Sì," rispose lui, tirando su col naso mentre si guardava intorno con aria inquieta. "O almeno, questo è quello che mi ha girato Mira. Lei è il nostro tramite, quindi..."
"Quindi, se entro cinque minuti non si presenta, ce ne andiamo," lo interruppi, il tono tagliente. Odiavo aspettare, e non importava chi fossi o quanto fosse cruciale il suo ruolo: nessuno mi faceva perdere tempo.
Jason aprì la bocca per rispondere, ma in quel momento un suono distante interruppe il nostro scambio. Era un passo leggero, quasi impercettibile, che riecheggiava nel silenzio del vicolo. Alzai lo sguardo, scrutando l'oscurità.
"Attenzione" mormorai, e i ragazzi si mossero immediatamente. Jake e Jack si fecero avanti di qualche passo, formando una barriera protettiva, mentre Zade si posizionava leggermente alle mie spalle.
Dal fondo del vicolo emerse una figura. Alta, avvolta in un lungo cappotto nero che sembrava divorare la luce dei lampioni. Un cappuccio nascondeva i lineamenti, ma una voce bassa e ferma ci raggiunse prima ancora che potessimo parlare.
"Chi è Elris?"
Alzai un sopracciglio, senza muovermi di un millimetro. "Dipende. Chi lo chiede?"
La figura fece un passo avanti, rimanendo però prudentemente a distanza. "Sono qui per discutere di affari. Se non sei tu Elris, me ne vado."
Mi avvicinai di un passo, ignorando lo sguardo teso di Zade. "Sono io. Ora dimmi: chi sei e perché dovrei fidarmi di te?"
La figura abbassò leggermente il cappuccio, rivelando una donna, forse sulla quarantina o poco più. I suoi occhi erano di un grigio gelido, pieni di una determinazione che non si vedeva spesso.
STAI LEGGENDO
𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomanceRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
