Fiamme sottili

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ELRIS

sono passati mesi dall'ultimo attacco dei nemici e l'unica cosa che abbiamo per adesso sono due uomini in cantina.

La mafia spagnola mi sta letteralmente incollata al culo, e ogni giorno sento il loro fiato sul collo. Ma quella italiana... quella italiana è silenziosa, troppo silenziosa. E quella mancanza di movimento mi fa impazzire. Non so cosa stiano preparando, ma se c'è una cosa che mi irrita più di tutto è l'incertezza. Mi fa sentire vulnerabile, ed è qualcosa che non posso permettermi. Ogni secondo che passa senza un segno da loro mi fa solo aumentare il nervosismo. Non so se stiano aspettando il momento giusto per colpire o se abbiano in mente qualcosa di più subdolo.

Mi incontro con Zade almeno due volte a settimana. È diventata una routine, un modo per svuotare la mente e tenere il corpo sempre pronto. E, nonostante tutto quello che è successo, non avrei mai immaginato che l'atmosfera tra di noi sarebbe cambiata così tanto. Quando ci siamo incontrati per la prima volta, c'era sempre quella barriera tra noi, quella diffidenza che ci impediva di davvero conoscerci. Ora, invece, mi sembra che stiamo iniziando a capire come lavorare insieme, come dare fiducia l'uno all'altro. E, soprattutto, a ridere di più.

Oggi, come ogni volta, l'allenamento è iniziato con i soliti scambi di battute. Stavamo facendo stretching e Zade, con quel suo sorriso sornione, ha deciso di fare una delle sue solite provocazioni.

"Elris non farmi ridere. Ti vedo già stanca, non ti farà male un po' di riposo sai?" mi ha detto, mentre lanciava un'occhiata alla mia posizione.

Mi sono girata lentamente, con l'aria più seria possibile, ma non riuscivo a trattenere un sorriso. "Ah sì? E tu invece stai cercando di farmi credere che sei in forma con quella postura da zombie che hai appena assunto?"

Lui ha fatto finta di essersi offeso, ma non ha potuto fare a meno di ridere. "Bella, ma anche tu non sei da meno. Vediamo come ti comporti tra cinque minuti, quando ti farò venire i crampi."

"Prova pure," ho risposto, alzandomi con un sorriso sfidante. "Non è mica facile tenere il passo con me."

Abbiamo iniziato a fare i primi esercizi più intensi, alternando forza e resistenza. E c'era qualcosa di diverso questa volta, una complicità che non c'era prima. Non c'erano più silenzi imbarazzanti o battute tese. Le parole scivolavano via con naturalezza, come se fossimo diventati due vecchi amici che si stavano semplicemente godendo il momento.

A un certo punto, mentre Zade stava facendo delle flessioni, ho lanciato un'occhiata a come stava gestendo il tutto. "Non ti preoccupare, Zade," ho detto con un sorriso malizioso, "non è che mi stia impressionando troppo."

"Ah, davvero?" ha risposto, fermandosi di colpo e guardandomi con aria provocatoria. "Forse dovresti smetterla di fare la dura e venire a farmi da assistente."

Mi sono messa a ridere, ma poi ho deciso di approfittare del suo momento di distrazione per lanciargli una palla medica proprio sulla testa. Non l'aveva vista arrivare, e quando è successo, il suo viso si è illuminato di sorpresa, per poi trasformarsi in una risata liberatoria.

"Ok, ok," ha detto, massaggiandosi la testa, "hai vinto questa volta. Ma non pensare che io ti lasci scappare così facilmente la prossima volta."

L'aria che c'era tra di noi non era più carica di tensione, ma leggera, come se fosse finalmente emersa quella parte di noi che si divertiva davvero.

"Ok, Elris, vediamo se riesci a battermi anche sul ring," ha detto Zade con un sorriso di sfida, mentre si toglieva la maglietta e si preparava ad affrontarmi.

"Non ti conviene sottovalutarmi," ho risposto, cercando di mantenere il suo stesso tono mentre mi preparavo a salire sul ring.

Abbiamo iniziato con alcuni scambi di colpi leggeri, per scaldarci. I nostri movimenti erano rapidi e precisi, e anche se l'atmosfera era più rilassata di quanto ci aspettassimo, la tensione cresceva in modo palpabile.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora