Amicizia nel caos

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ELRIS

Era strano trovarsi in un momento di pace, nessuna voce nella mia testa, nessun pericolo imminente, nessun uomo che giocava a fare la guerra.

Era strano e, per un attimo, mi sentii persa, quasi annoiata. La mia idea di organizzare un ballo aveva, come previsto, scosso la città. Si era divisa: c'era chi ne era entusiasta e mi mandava doni o proposte di alleanza, e chi, nell'ombra, sceglieva di tacere. Ma dietro il silenzio si muoveva il disprezzo: mormorii, dicerie, e insinuazioni, che dipingevano la mia iniziativa come un affronto, un segno di decadenza. "Perderà il potere," dicevano. "Sta tradendo tradizioni secolari."

Ma non importava. Non avrei alimentato lo scompiglio, non avrei dato peso a quelle parole; lasciare che i ratti strisciassero indisturbati nelle fogne sembrava una punizione sufficiente.

Per oggi, mi sarei concessa una pausa. Il piano era semplice: rintanarmi nella mia camera, dimenticare ogni preoccupazione con un film dietro l'altro su Netflix, un vero lusso.

O almeno, quello era il piano, fino a quando la porta del mio appartamento non si spalancò, e Bethany, la mia migliore amica, irruppe nella stanza con il suo solito entusiasmo travolgente.

Bethany era una delle poche eccezioni nella mia vita; la sola persona a cui permettessi di avvicinarsi davvero. Conosceva i miei pensieri più nascosti, i miei segreti e le mie paure. Con lei, non c'erano maschere, né titoli, né doveri. Solo... io.

«Allora, ho sentito della tua piccola rivoluzione,» disse, strappandomi a metà tra il divertimento e un sussulto di stizza. Si lasciò cadere sul divano accanto a me, buttando la borsa sul pavimento senza troppi riguardi. «La città è in subbuglio, Elris. Hai fatto centro, ancora una volta.»

Sorrisi, ma era un sorriso stanco. «Non lo faccio per il dramma, Beth. Lo sai.»

Bethany si fermò, come per soppesare le mie parole, poi annuì lentamente. «So che cerchi qualcosa di diverso, un modo per rompere gli schemi. Ma devi sapere che sarà un campo minato, e non tutti accetteranno questo cambio di rotta.»

«A dire il vero, spero proprio di no,» dissi, guardandola di sbieco. «Se si oppongono, almeno saprò con chi ho davvero a che fare. Il ballo è un pretesto per portare alla luce i serpenti che sibilano alle mie spalle. Chi di loro avrà il coraggio di fare una mossa?»

Bethany mi guardò, sorpresa. «Quindi è tutto un piano... una trappola, in qualche modo?»

«Un test, piuttosto,» risposi, alzando le spalle. «Voglio vedere chi sa muoversi alla luce del giorno, e chi preferisce rimanere nelle ombre. Ma, prima di tutto, voglio essere certa che chi è al mio fianco lo sia veramente.»

Bethany rise, il suo sguardo scettico, ma anche un po' ammirato. «Sei un po' inquietante, a volte. Ma d'accordo, principessa delle ombre. E ora, dimmi, che cosa indosserai per la tua trappola danzante?»

Mi bloccai. Non ci avevo ancora pensato. Tra i piani, le strategie, le minacce silenziose, non avevo avuto un solo istante per considerare come mi sarei presentata. Sentii un lampo di nervosismo, un'incertezza insolita per me.

Bethany mi lanciò un'occhiata da cospiratrice, e il suo sorriso si fece largo. «Perfetto. Andiamo a scegliere qualcosa di esplosivo. Qualcosa che nessuno potrà dimenticare.»

Scossi la testa con un sorriso. "A quello penseremo più avanti. Che ne dici, invece, di restare qui a farci una scorpacciata e a passare un po' di tempo insieme?"

La verità era che mi mancava davvero. Negli ultimi tempi ero stata così sommersa dagli "affari" da non riuscire nemmeno a vederla di sfuggita.

Bethany mi guardò sorpresa, poi sorrise dolcemente. «Non ci posso credere, la grande Elris che vuole rilassarsi e fare una pausa con me. È una giornata storica!» Rise, lanciandomi uno dei suoi cuscini.
Ricambiai il sorriso, godendomi per un momento la semplicità del suo affetto.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora