...Matto

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ELRIS

Non riuscivo a crederci. Sapevo che non dovevo fidarmi. Quel maledetto figlio di puttana

Una furia incontrollabile si impossessò di me. Sentivo il sangue pulsarmi nelle orecchie, ogni fibra del mio corpo gridava vendetta contro quel traditore che avevo osato chiamare alleato. Jason, con Bethany stretta come uno scudo umano, mi guardava con quel ghigno che gli avrei volentieri strappato dalla faccia.

"J-Jason... che diavolo stai facendo? Lascia andare Bethany!" balbettò Mira, incredula, fissando la scena con occhi sgranati.

Zade restò immobile, rigido come una statua. Fissava Jason con un'espressione che mescolava incredulità e rabbia, come se sperasse di trovare una spiegazione logica a quell'assurdità. Ma la realtà che si dispiegava davanti a lui non poteva essere ignorata.

Bethany, con gli occhi pieni di terrore, tentava di divincolarsi dalla presa ferrea di Jason, ma ogni movimento sembrava solo stringere di più la sua morsa. Jason, intanto, sembrava trasformato, il suo volto privo di ogni traccia di quel ragazzo leale che tutti i suoi compagni avevano conosciuto e considerato un amico. C'era qualcosa di oscuro, di feroce nei suoi occhi, come se un segreto fosse finalmente emerso in tutta la sua brutalità.

Vedevo Zade deglutire e lottare contro l'ondata di emozioni che lo travolgeva. L'impulso di intervenire era forte, ma qualcosa dentro di lui lo tratteneva, come se un senso di lealtà residuo gli impedisse di vedere Jason come un nemico.

Riemerse dai suoi pensieri solo quando sentì qualcuno nominare il suo nome, e fu allora che tentó di fare un passo avanti, ma venne tenuto stretto dagli uomini dietro di lui. Allora con gli occhi fissi su Jason disse. "Perché? Perché lo stai facendo noi eravamo tuoi amici"

Per un attimo, sembrò che Jason avesse un'esitazione, ma poi un sorriso amaro apparve sulle sue labbra, come se quelle parole non avessero nessun significato per lui

"Amici eh?" rise. "Mi dispiace, ma non è mai stato così." La sua voce era intrisa di disprezzo. "Vi siete fidati così facilmente, senza mai chiedervi davvero chi fossi."

"Jason... cosa stai dicendo?" chiese Luc, tremante, incapace di credere a ciò che stava sentendo.

Jason fece un passo indietro, lasciando cadere ogni finzione con un ghigno. "Non vi siete mai nemmeno chiesti quale fosse il mio nome completo, vero? Vi siete fidati alla cieca, e io ho semplicemente... approfittato della vostra ingenuità." Fece una pausa, lo sguardo tagliente mentre pronunciava le parole. "Il mio nome completo è Jason Pablo Martines."

Un silenzio gelido cadde nella stanza mentre ci fissava, lasciando che le sue parole facessero breccia.

"Sono il figlio del jefe della mafia spagnola," disse con tono trionfante, ogni parola una coltellata. "Sono stato inviato per avvicinarmi a Elris, e l'unico modo per farlo era infiltrarmi nel vostro gruppo. Vi è bastato un amico che facesse il bravo ragazzo, qualcuno che fingesse di avere le vostre stesse ambizioni e ideali. Non è stato difficile, sapete?"

"Ecco il perché di quegli incontri, non prendevi della droga ma ti incontravi con loro" disse pieno di rabbia Zade

"Di che incontri stai parlando" ringhiai verso quest'ultimo, perché diavolo non mi aveva informato a quest'ora avrei già indagato su di lui e lo avrei fatto seppellire tre metri sotto terra

"Sei così stupido zade, ho lasciato segnali ovunque a partire da quel messaggio che hai trovato in camera mia e dall'uomo dell'hotel che ho fatto scappare. Vi ho fatto credere che fosse solo un errore, ma è stato tutto parte del piano"

A queste parole, il mio corpo si irrigidì, la rabbia che
bruciava dentro di me era insostenibile. Lo sapevo, mi ripetevo nella mente. Lo sapevo che non dovevo fidarmi. Che stupida. Il dolore per il tradimento mi fece perdere la lucidità, un misto di disprezzo e furia che si accumulava in me, pronto a esplodere.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora