Tentar non nuoce

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ZADE

Affacciandomi alla finestra, il paesaggio si svela davanti a me come un quadro vivente. La vallata si estende all'orizzonte, dipinta di un verde intenso, interrotto solo da macchie di fiori che esplodono di colori vibranti. In lontananza, le cime delle montagne svettano maestose, le loro vette innevate brillano sotto il sole.

Il canto degli uccelli riempie l'aria, un sottofondo melodioso che accompagna la mia contemplazione. La luce del pomeriggio filtra attraverso le fronde, creando un gioco di ombre sul terreno che invita alla riflessione. È un momento di pura bellezza e tranquillità, un angolo di natura che mi avvolge e mi fa sentire in pace.

Ma è una pace apparente, perché in realtà la mia vita e quella dei miei compagni si trovano nel caos più assoluto.

Riporto lo sguardo dentro alla stanza e l'aria pesante e tesa mi colpisce il volto peggio di uno schiaffo. I membri della mia banda si muovono nervosamente; i loro sguardi tesi rivelano l'ansia che serpeggia. Le mafie italiana e spagnola hanno iniziato a muoversi, e il nostro territorio è sull'orlo di una guerra che nessuno di noi desidera.

"Non possiamo permettere che questo accada," dissi, con voce pacata avvicinandomi a loro. "Se non facciamo qualcosa, tutto ciò per cui abbiamo lottato andrà in frantumi."

"Cosa suggerisci, Zade?" chiese Luc, il suo tono carico di preoccupazione. "Siamo in inferiorità numerica e non possiamo affrontarli da soli."

Mi passai una mano tra i capelli, cercando di trovare una soluzione. La verità è che avevamo bisogno di un piano, qualcosa di audace, ma anche astuto.

Avevo riflettuto su molte opzioni, ma ogni mossa sembrava portarci solo più verso la sconfitta. Non potevamo affrontare due mafie così potenti da soli; sarebbe stata una morte certa, e questo non potevo permetterlo. Avevo promesso ai miei compagni che non avrei lasciato morire nessuno, e così sarà: piuttosto darei la mia stessa vita.

"Dobbiamo trovare alleati, ma nessuno sembra disposto ad aiutarci; non vogliono attirare su di loro la furia di due mafiosi." Disse sconsolato Jason

"Chi potrebbe aiutarci? Chi è una persona che non ha paura di niente?"

Il pensiero di Elris mi balzò in mente. Era una figura leggendaria nel nostro mondo, conosciuta per il suo carisma e la sua astuzia. Poteva rappresentare la nostra unica speranza di trovare una via d'uscita.

"C'è una persona che potrebbe aiutarci," dissi, guardando i miei compagni. "Elris."

"Sei pazzo?" esclamò Mira, la stratega del gruppo. "Elris non è qualcuno con cui si può semplicemente parlare. Ha i suoi interessi e non è certo qualcuno che si fa influenzare facilmente."

"Lo so," replicai. "Ma ha il potere di cambiare le cose. Se riuscissimo a metterci in contatto con lei, potremmo trovare un accordo. Dobbiamo dimostrarle che abbiamo qualcosa da offrire."

Mira si fece pensierosa, mentre Luc annuiva. "Dovremmo tentare. Non abbiamo molte opzioni rimaste."

Con un respiro profondo, decisi di agire. "Contatta qualcuno che conosci," ordinai a Mira. "Facciamo in modo che ci metta in contatto con lei. Questa è la nostra unica possibilità."

Dopo un breve scambio di parole, Mira si allontanò per fare la chiamata. Nel frattempo, io rimasi a riflettere, con i pensieri che correvano. Non potevo negare la paura che provavo all'idea di trattare con Elris. Era una donna rispettata, ma anche temuta. La sua reputazione la precedeva, e sapevo che non era affatto una scelta facile.

Ma la mia mente tornava sempre alla stessa verità: non avevamo alternative. Se volevamo salvare il nostro territorio e le nostre vite, avremmo dovuto fare qualcosa di audace. Ecco perché la sua figura rappresentava una luce in mezzo all'oscurità.

Quando Mira tornò, aveva un sorriso sulle labbra. "Ho parlato con un contatto che conosce Elris. Ci ha detto che ha organizzato un ballo per riunire tutte le bande di diversi territori; è l'occasione perfetta."

"Perfetto," dissi, sentendo un misto di eccitazione e paura. "Ma dobbiamo prepararci. Se andiamo lì, dobbiamo essere uniti e mostrarci forti."

"Aspettate, Mira, quanto è affidabile questa persona?" chiese Jason, il mio braccio destro.

La guardai anche io, ansioso di sapere la risposta.

"Al 100%," affermò Mira con determinazione. "Se può interessarvi, è l'unica persona che può avvicinarsi a lei senza rischiare di perdere una mano, se non la vita."

La tensione nella stanza si allentò leggermente, ma la realtà del compito che ci attendeva non si dissipava. Il ballo sarebbe stato un campo di battaglia in cui avremmo dovuto muoverci con cautela. La nostra vita dipendeva da quell'incontro, e ogni dettaglio contava.

"Qual è il piano?" chiese Luc, il suo sguardo determinato.

"Devo pensare a come presentarmi," dissi, riflettendo. "Elris non è una che perdona facilmente. Dobbiamo dimostrarle che non siamo solo una banda in cerca di aiuto, ma un alleato strategico."

"Potremmo assoldare qualcuno per creare una distrazione," suggerì Mira. "Mentre i suoi uomini sono impegnati, potremmo avvicinarci e parlarle."

"Buona idea," annuii. "Ma dobbiamo anche assicurarci che la distrazione non ci metta in pericolo. Dobbiamo pianificare ogni mossa."

La determinazione cresceva in me. Sapevo che il nostro destino era appeso a un filo sottile, ma la consapevolezza di avere un obiettivo da perseguire accendeva in me una nuova forza. La sfida era davanti a noi, e non avevo intenzione di tirarmi indietro.

"Prepariamoci," dissi infine, alzando la voce per coinvolgere tutti. "Domani ci sarà un nuovo giorno e un'opportunità da cogliere. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo farci avanti con coraggio."

Con il cuore che batteva forte e la mente piena di strategia, sapevo che il nostro viaggio stava appena iniziando, e che nulla ci avrebbe fermati.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora