la scelta migliore

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ZADE

è da giorni che mi facevo sempre la stessa domanda, perché?Perché Jason, il ragazzo che avevo sempre considerato come un fratello, mi aveva tradito in quel modo? Perché aveva voltato le spalle a tutti noi che lo avevano accolto fin dal primo momento, come se fosse uno di noi? Ma ogni volta non sapevo mai dare una risposta.

Ogni volta che ripensavo al suo sguardo l'ultima volta che lo vidi — freddo, distante, quasi irriconoscibile — un nodo mi stringeva la gola. I ricordi di tutte le risate condivise, le notti trascorse a parlare di sogni e paure, sembravano ora solo frammenti sbiaditi di una bugia ben architettata.

Vagai con i pensieri e mi venne in mente la prima volta che ci fummo incontrati:

Era una di quelle sere che avrei voluto semplicemente lasciarmi alle spalle. Il cielo era coperto di nuvole grigie e l'aria umida mi avvolgeva come una coperta pesante. Camminavo lungo la strada deserta, il passo veloce, la testa piena di pensieri che non riuscivo a mettere a posto. Avevo litigato per la milionesima colta con mio padre, pretendeva sempre le stesse cose e io non ero pronto a quello che aveva progettato per me.

Ero talmente perso nei miei pensieri per notare i tre ragazzi che avevano cominciato a seguirmi a una certa distanza. Il suono dei loro passi si faceva sempre più vicino, e prima che potessi rendersene conto, uno di loro mi bloccò il cammino. Il cuore mi batté più forte, ma cercai di mantenere la calma. Non avevo voglia di problemi, ma non ero nemmeno uno che si faceva intimidire facilmente.

«Dove credi di andare?» disse uno di loro, con un sorriso di sfida sul volto.

Tentai di far finta di nulla, di girare verso il marciapiede opposto e andarmene, ma fu inutile. Un altro mi afferrò la giacca e mi spinse indietro. In quel momento, sapevo che non avrei avuto molta scelta. Avrei dovuto affrontarli, ma non era la situazione ideale. Erano tre contro uno, e anche se non mi piacevo, non ero uno che scappava.

Il più grande dei tre mi colpì con una spallata che mi fece perdere l'equilibrio, facendomi sbattere contro il muro. Il dolore partì dal fianco, ma cercai di non mostrarlo. Dovevo restare lucido, trovare un modo per uscirne.

Mentre stavo cercando di capire come fare per reagire, sentii dei passi veloci alle mie spalle, ma non mi voltai subito, troppo concentrato sui miei aggressori. Ma poi, una voce squarciò il silenzio, chiara, decisa: «Lasciatelo stare.»

 Un ragazzo, più o meno della mia età, si stava avvicinando senza paura, come se niente potesse fermarlo. I tre lo fissarono per un attimo, stupiti dalla sua audacia. Lui non si fermò, lo fece solo per lanciarci un'occhiata piena di sicurezza.

Non sapevo chi fosse, ma in quel momento, sapevo solo una cosa: se non fosse intervenuto, mi sarei trovato nei guai. 

Il ragazzo, con una velocità sorprendente, afferrò il braccio del tipo che stava cercando di colpirmi e lo scagliò contro il muro. In pochi secondi, la sua reazione aveva messo fuori gioco il primo aggressore. I ragazzi non sembravano pronti a ciò che stava succedendo. Io stesso non riuscivo a credere a come quel ragazzo si muovesse con tanta facilità.

 Senza mai perdere la calma, Jason, come si sarebbe poi presentato, fece un altro movimento fluido, mettendo a terra il secondo ragazzo che si era avventato su di lui. Il terzo, nel frattempo, aveva tentato di scappare, ma Jason lo fermò con un colpo secco, mandandolo a terra con una velocità impressionante.

Quando tutto fu finito, i tre ragazzi giacevano a terra, incapaci di reagire. L'aria si fece improvvisamente silenziosa, come se nulla fosse successo. I miei aggressori, ora più spaventati che arrabbiati, si rialzarono lentamente e, senza aggiungere parola, si dileguarono velocemente.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora