ZADE:
Vivere con un senso di vuoto non è facile. Ci provi a riempirlo, a colmarlo con qualsiasi cosa: missioni, alcol, distrazioni di una notte. Ma non funziona.
Il problema, però, non è soltanto il vuoto. È non voler ammettere da cosa nasce.
Fingo di non saperlo.
Fingo che non sia il suo sorriso che ancora mi scava dentro, che non sia la sua voce che mi rimbomba in testa quando chiudo gli occhi.
Fingo che non sia il calore del suo corpo, la sicurezza che dava il suo abbraccio.
Fingo che non sia lei la presenza che mi manca.
Continuo a ripetermi che devo togliermela dalla testa, che deve rimanere solo un ricordo lontano, sfocato.
Ma ogni notte, puntualmente, quando la città si spegne e la mia stanza diventa un carcere buio, i pensieri corrono a lei.
E lì non ho scampo.
Ripercorro ogni dettaglio: le avventure condivise, i momenti di follia, le risate improvvise che nascevano nonostante tutto. Ma anche le litigate, quelle esplosioni che lasciavano dietro solo silenzi pesanti e ferite aperte.
Tutto ritorna. Sempre.
E insieme ai ricordi che vorrei tenere stretti, riaffiorano quelli che non smetterei mai di maledire.
Il giorno in cui tutto è crollato.
Jason. Bethany. Elris.
In un solo colpo ho perso troppe cose.
Abbiamo perso un'innocente. Un'amica.
Abbiamo perso la fiducia di uno dei nostri uomini, e quel tradimento ha lasciato cicatrici più profonde di qualsiasi ferita di guerra.
Non c'è notte in cui non riveda quella scena.
Non c'è alba in cui non mi chieda se avrei potuto cambiare il finale.
E quel vuoto che mi porto addosso non è altro che la somma di tutte quelle mancanze.
Da quando siamo tornati a casa non abbiamo mai riaperto l'argomento, nessuno dei tre ha avuto il coraggio di dire una sola parola riguardo a Jason. Luc ha scelto di mantenere il muso: non mi parla da quando ho deciso di lasciare New York, non mi guarda nemmeno. Credo che, se non fossi il suo capo, sparirebbe del tutto.
Con Mira, invece... beh, con lei va meglio. O almeno, così sembra. Alcune notti la sento piangere, tormentata dall'immagine di Bethany ricoperta di sangue e dalle minacce che continuano a circondarci. Io, da buon capo e amico, resto accanto a lei.
"Ehi, tesoro, a cosa stai pensando?»
Due braccia morbide mi avvolgono la vita con delicatezza, e il profumo familiare di vaniglia e lavanda mi investe i sensi. Non mi stacco dalla sua presa, continuo a fissare la finestra come se da lì potessi intravedere la pace che non riesco più a trovare. Alzo una mano e la faccio scivolare lungo il suo braccio, dedicandole delle piccole carezze.
«Sei pensieroso. Se vuoi... posso distrarti io.»
Non serve vederla per sapere che sulle sue labbra è comparso quel sorriso malizioso che mi strappa un mezzo sorriso, nonostante tutto.
Mi scivola davanti, si mette in punta di piedi, mi prende il volto tra le mani e inizia a ricoprirlo di piccoli baci, leggeri e sparsi, fino a raggiungere la bocca. I suoi baci sono dolci e appassionati insieme: un linguaggio segreto per dirmi che è qui, che non se ne andrà.
«So che sei preoccupato per tutti noi, e che questa storia è un inferno,» sussurra, la voce calda e decisa. «Ma non importa cosa succederà. Io sono qui. E ti amo.»
Abbasso lo sguardo su di lei e mi perdo nei suoi occhi. Lentiggini punteggiano il suo naso come una costellazione dimenticata, piccoli nei tracciano mappe invisibili lungo l'attaccatura dei capelli. Non so perché non li avessi mai notati prima. Forse perché non mi ero mai fermato davvero a guardarla, almeno non come adesso.
«Ti amo anche io,» mormoro, cercando di celare il tremito della mia voce. Non so se è amore, o la necessità di convincermene. Ma lei è rimasta. Lei è rimasta quando tutto il resto è crollato. E questo, forse, è già abbastanza.
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomanceRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
