ELRIS
Dicembre. 31 giorni di freddo, feste e sorrisi forzati. Un mese che il mondo celebra, ma non io.
Odio la neve. Non è la magia che vedo nei film, ma solo acqua che ti entra nelle scarpe, ti bagna i vestiti e ti fa venire voglia di nasconderti sotto le coperte. La neve copre tutto sotto un manto bianco, facendomi sentire intrappolata in un mondo che si muove troppo lentamente, come se aspettasse qualcosa che non arriverà mai.
Odio i colori sgargianti, il rosso e il verde che invadono ogni angolo, urlando troppo forte, mentre il mondo fuori è silenzioso e grigio. E l'albero, con le sue luci lampeggianti, che mi fanno venire il mal di testa se ci guardo troppo.
Ma soprattutto odio i pranzi di Natale, perché non ne faccio mai. È strano, in un periodo dell'anno in cui tutti sembrano avere una famiglia o un gruppo con cui festeggiare, io mi ritrovo sempre da sola. Le case addobbate, le luci brillanti, le risate che arrivano da altre finestre... tutto sembra un promemoria costante di ciò che mi manca. Non c'è nessuno che mi chiami per un brindisi, nessuno con cui condividere un pasto, nessuno che mi chieda davvero come sto. Così mi rifugio nel silenzio, in una giornata che si assomiglia all'altra, lontano dalla confusione e dalle aspettative del mondo fuori.
Bethany ci prova, a volte, ma so che passare il Natale con me sarebbe solo un peso per lei. Così, dal 23 dicembre al 1° gennaio, sparisco. Mi faccio trovare il meno possibile, lasciando che tutti festeggino felici e in compagnia, senza dover affrontare le mie lamentele o il mio malumore. È meglio per tutti, e almeno posso evitare di rovinare il loro spirito natalizio con la mia solitudine.
Ma se dovessi stilare una classifica delle cose che odio a dicembre, lo shopping natalizio sarebbe sicuramente al primo posto.
Come diavolo ci sono finita in questa situazione?
Bethany si fermò davanti a un'edicola, afferrando una rivista con una copertina scintillante. "Guarda, Elris! Non sembra tutto più bello quando arriva il Natale?" disse, mostrandomi una pagina piena di decorazioni rosse e dorate.
Alzai un sopracciglio. "Se lo dici tu."
Lei mi guardò incredula. "Oh, andiamo! Non puoi dire che non ti piace il Natale. Perfino tu devi avere un po' di spirito natalizio da qualche parte."
"Beth, il mio spirito natalizio è andato in vacanza anni fa e non ha mai mandato una cartolina," ribattei con un sorriso ironico.
"Ridicola," borbottò lei, rimettendo la rivista a posto. "Andiamo a casa mia. Devo farti vedere qualcosa."
Non protestai. Bethany era così: un ciclone di entusiasmo, e alla fine mi trovavo sempre a seguirla senza nemmeno accorgermene. Arrivammo al suo appartamento poco dopo. Era accogliente, perfetto per qualcuno come lei, sempre in cerca di calore e allegria. Le luci di Natale erano già appese intorno alla finestra, e un piccolo albero decorato troneggiava in un angolo del soggiorno.
"Non perdi tempo, eh?" commentai, osservando l'albero.
"Non posso farci niente. Amo il Natale," disse, accendendo le luci dell'albero. Le luci iniziarono a brillare in una danza di colori, quasi a sfidare il mio cinismo.
"Lo so, lo so. Ma tu lo ami perché hai una famiglia. Io non ho nessuno."
"Dai non dire così"
"Mio padre mi ha venduta a 13 anni, mia nonna è morta, mia madre mi ha abbandonato alla nascita e non posso dire nulla sui miei fratelli perché non li ho"
"Non ci provare. Ti vieto di fare black humor in questa casa."
"Non è black humor, è solo una constatazione."
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomanceRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
