ZADE
Mi sedetti sulla panchina, le mani che tremavano leggermente nonostante cercassi di sembrare calmo. La città attorno a me continuava a muoversi, ma tutto sembrava sospeso, come se il mondo stesse aspettando che io parlassi.
Guardai Elris, la sua espressione impenetrabile, il suo modo di ascoltare che sembrava andare oltre le parole. La sua calma mi infastidiva. Non era mai stata semplice con me, eppure in qualche modo, mi sentivo come se avessi bisogno di dirle qualcosa che nemmeno io avevo mai rivelato a nessuno.
"Non sono sempre stato così," iniziai, la voce che mi tradiva per un istante, facendo emergere una parte di me che avevo sepolto da tempo. "Crescere non è stato facile per me. Non ho avuto la possibilità di scegliere la mia strada, l'ho dovuta prendere a forza."
Mi feci forza, cercando di mantenere il controllo, ma il pensiero di quello che avevo passato, delle scelte che avevo dovuto fare, continuava a farmi stringere il cuore.
"I miei amici, quelli con cui sono arrivato fin qui, sono tutto per me. Li ho incontrati in strada, quando ero solo un ragazzino. Ho imparato a sopravvivere come tutti, ma loro mi hanno tirato fuori dalla merda. Sono diventati la mia famiglia, quella che non avevo mai avuto. E io... io ho giurato che avrei fatto qualsiasi cosa per proteggerli."
Abbassai lo sguardo, cercando di tenere a bada i pensieri che minacciavano di sopraffarmi. Ogni parola mi costava fatica, ma non volevo che Elris pensasse che fossi solo un altro arrogante che si credeva invincibile. Non ero così.
"Abbiamo fatto cose di cui non siamo orgogliosi, ma siamo sopravvissuti. E quando ho visto che avrebbero messo tutto a rischio per quella testa che ci avevi chiesto... non mi sono mai sentito più impotente. Ho visto quello che potevamo fare insieme, eppure... qualcosa è andato storto. Quel tipo... mi è sfuggito, e ho sentito che abbiamo perso il controllo."
Mi guardò senza dire nulla, ma la sua presenza sembrava più forte di prima, come se stesse cercando di capire cosa davvero ci fosse dietro le mie parole.
"Quello che ti sto dicendo, Elris, è che non so più cosa fare. So che posso proteggere i miei ragazzi, ma ogni volta che penso di aver fatto abbastanza, qualcosa succede. E ogni volta, mi trovo più lontano da chi ero. Non voglio perderli."
Mi fermai, il respiro che si faceva più pesante. La verità era che non avevo mai parlato così con nessuno. E ora, sembrava che fossi pronto a lasciarmi andare, a mostrarmi vulnerabile per la prima volta. La sua risposta sarebbe stata determinante, la cosa che avrebbe fatto davvero la differenza.
Elris rimase in silenzio per un momento, scrutandomi con quegli occhi che sembravano penetrare fino all'anima. Poi, lentamente, piegò la testa da un lato, come se riflettesse su ciò che avevo appena detto.
"Senti, Zade," iniziò finalmente, la voce calma ma ferma. "Non posso negare che mi hai fatto vedere un lato di te che non avevo mai visto. E ti rispetto per quello che hai fatto, per le persone che hai scelto di proteggere. Ma c'è una cosa che devi capire: fare questo tipo di scelte non significa solo rischiare la vita, ma anche il cuore. E se non riesci a bilanciare quello che hai dentro con quello che stai cercando di ottenere, rischi di perderti in questo processo. E quando accadrà, non sarai più in grado di guidare nessuno."
Le sue parole mi colpirono in pieno. Non era solo una lezione di strategia o di potere, ma di umanità. Mi stavo perdendo troppo in quello che dovevo fare per gli altri, dimenticando che anche io avevo bisogno di qualcosa per me stesso.
"Non ti chiedo di cambiare tutto ciò che sei, Zade," continuò Elris, "ma ti chiedo di pensarci. Prima di fare qualsiasi altro passo, assicurati che tu stesso sia pronto a camminare con il peso che stai portando. Solo allora potrai davvero essere il leader che vuoi essere. E se hai bisogno di aiuto, io sono disposta a darti una mano. Solo se sei pronto a cambiare, anche solo un po'."
Mi morsi il labbro inferiore, cercando di ordinare i pensieri. La sua offerta mi aveva scosso, ma c'era anche una domanda che mi frullava in testa. Perché lo stava facendo? Non avevo mai visto nessuno così disposto a rischiare così tanto per qualcun altro.
"Perché accetti?" la domanda mi scivolò dalle labbra senza preavviso. "Perché sei disposta a rischiare così all'improvviso per me e per i miei ragazzi?"
Elris mi fissò per un lungo istante, le sue mani nervosamente intrecciate davanti a sé, come se cercasse le parole giuste. Poi, finalmente, parlò, e non c'era più nessuna maschera, solo una vulnerabilità che non mi aspettavo di vedere.
"Perché anche io, nei momenti bui, avrei voluto che qualcuno mi aiutasse." La sua voce era ferma, ma un'ombra di tristezza aleggiava nei suoi occhi. "Sono passata attraverso cose che mi hanno fatto pensare che non ci fosse più niente per cui lottare. E quando ti senti così, quando sei completamente solo... non importa quanto tu sia forte. Semplicemente non ce la fai. Ma qualcuno, anche una sola persona che creda in te, può fare la differenza. E io... voglio essere quella persona per qualcuno, almeno una volta."
Rimasi senza parole per un momento, cercando di capire il significato delle sue parole. Mi sentivo come se stesse parlando di me, ma anche di se stessa. Elris, con la sua durezza, la sua indifferenza apparente, aveva un lato che non avevo mai immaginato. Forse, come me, anche lei aveva imparato a combattere, a sopravvivere, ma senza mai permettere a nessuno di entrare nel suo mondo. E ora, mi stava offrendo quello che avevo sempre temuto di chiedere: aiuto.
Mi guardò con quella sua espressione glaciale che mi metteva sempre sotto pressione. "Ora dimmi il piano di cui stavi parlando," disse, il tono perfettamente calmo ma carico di minacce non velate. "Ma sappi che se fallirai di nuovo, non ci saranno seconde possibilità. Ho già perso abbastanza tempo e risorse per voi."
Annuii lentamente, consapevole di quanto fosse seria la situazione. "Non fallirò," risposi, cercando di non lasciare trasparire la tensione che cresceva dentro di me. "Ho un contatto interno. Uno che può fornirci informazioni sul prossimo spostamento di quell'uomo. Se lo usiamo bene, questa volta lo troveremo."
La sua espressione rimase impassibile, ma dentro di me sentii una scintilla di speranza che si accendeva. "E chi sarebbe questo contatto?" domandò, l'espressione scettica, ma mai priva di quella freddezza che la contraddistingueva.
Mi guardai intorno, assicurandomi che nessuno stesse ascoltando, poi abbassai la voce, come se fosse più sicuro così. "Non posso dirlo, non ancora," risposi, consapevole del rischio che comportava. "È troppo pericoloso, sia per me che per te. Ma è qualcuno che vuole vederlo cadere tanto quanto noi."
Sentii le sue dita tamburellare sul braccio incrociato, ma non mi fece alcun effetto. Non avevo tempo da perdere con le sue esitazioni. "E come pensi di gestire tutto questo? Sai che lui è scaltro, che non si lascerà sorprendere facilmente," disse, con un tono che cercava di mettere in dubbio la mia determinazione.
"Lo so," risposi, con uno sguardo deciso che non tradiva la mia determinazione. "Per questo dobbiamo muoverci subito. Agire con precisione. Se non sbagliamo, questa volta sarà diverso. Ho bisogno che tu mi dia tutto il supporto possibile."
La guardai negli occhi, cercando di leggere qualcosa che potesse tradire una sua incertezza. Ma non trovai nulla. Sapevo che questa era la nostra unica possibilità e, nonostante tutto, una parte di me sperava che fosse la volta buona. Speravo che potessimo davvero riuscire a prenderlo.
"Va bene," disse alla fine, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi. "Ma, Zade, ricordati una cosa: se scoprirò che hai mentito o nascosto qualcosa, non mi farò problemi a chiudere questa faccenda da sola. E ti assicuro che non sarà piacevole."
Un lieve sorriso sfiorò le sue labbra. Sembrava che la sfida la stimolasse, che le desse ancora più forza. "Non dovrai mai farlo," promisi, con una sicurezza che quasi mi fece rabbrividire. Sapevo che la posta in gioco era alta, ma non mi sarei fatto fermare. Non questa volta.
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomansaRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
