si ritorna in gioco

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ELRIS

Sbattei gli occhi, cercando di mettere a fuoco ciò che mi circondava. Il mondo intorno a me sembrava sfocato, come se una nebbia invisibile velasse la realtà. Mi accorsi che mi ero persa nei miei ricordi, in un passato che, purtroppo, non riuscivo mai a scacciare. Quella era stata la prima volta che avevo ucciso qualcuno, una delle tante, e da lì in poi tutto ebbe inizio.

Feci un respiro profondo, cercando di svuotare la mente e di non lasciarmi sopraffare. Avevo bisogno di tornare a concentrarmi su quello che stavo facendo, su quel momento, su quel piccolo passo verso la normalità.

Ultimamente avevo passato molto tempo insieme a mio fratello e ai suoi amici, e, sebbene inizialmente fossi stata riluttante, quasi ostile, con il tempo avevo iniziato a lasciarmi andare. Non volevo avere niente a che fare con loro, non riuscivo a vedere come qualcosa di esterno potesse spezzare il circolo vizioso in cui mi trovavo. Eppure, a poco a poco, i ragazzi avevano cominciato a tirarmi fuori dal buio che mi aveva avvolta. Mi avevano aiutata a guardare oltre l'angoscia, a spezzare quel flusso costante di pensieri intrusivi che mi tormentavano.

Non era facile, non lo sarebbe mai stato, ma, per la prima volta da tanto tempo, mi sembrava di intravedere una via d'uscita, anche se piccola. I loro sorrisi, le parole di incoraggiamento, ogni gesto che cercava di tirarmi su, stavano iniziando a fare la differenza. Era come se stessero costruendo lentamente un ponte tra il mio mondo di solitudine e una realtà che, seppur spaventosa, sembrava finalmente possibile.

"Forza, Drake!" urlò Giuseppe, seduto accanto a me, incitando il suo amico con entusiasmo. Il suo grido vibrava nell'aria, mescolandosi al brusio generale della sala, mentre gli altri ragazzi si accalcavano intorno, pronti a tifare e a sostenere il loro compagno. Come ogni venerdì, i ragazzi partecipavano a degli incontri clandestini, una tradizione che si ripeteva puntualmente. Che fosse boxe, corse o qualunque altra sfida, dipendeva solo dagli organizzatori. Ogni volta era diverso, ma l'adrenalina che sprigionava l'evento rimaneva la stessa.

Si alternavano sfidandosi in gare di ogni tipo. Una volta a settimana si ritrovavano in questi incontri, che sembravano tanto un modo per scaricare energia quanto una vera e propria competizione. E, come al solito, l'obiettivo era chi avrebbe vinto più sfide. Lo trovavo abbastanza divertente, in realtà. Vedere quei ragazzi, cresciuti in un mondo fatto di mafia e brutalità, comportarsi ancora come bambini in cerca di un po' di svago. Certo, avevano il loro caratteraccio, quella parte selvaggia che a volte sembrava difficile da domare, ma alla fine non mi sembravano pericolosi. Per me, erano ancora innocui, anche se potevano sembrare duri all'esterno. In fondo, erano ragazzi che cercavano solo un po' di sollievo dalla loro realtà, e in un certo senso, non mi dispiaceva farne parte, osservando da lontano, senza realmente coinvolgermi.

"Andiamo, amico, fa vedere chi sei!" Mi girai verso Alessandro, divertita dal suo comportamento. Di solito il più composto di tutti, adesso era lì, sbracciandosi verso il palco, dove i due partecipanti si affrontavano, cercando di farsi sentire dal suo amico.

"Non credo che abbia bisogno delle vostre urla," lo ripresi, strizzandogli l'occhio e prendendolo in giro. "Se la sta cavando benissimo da solo."

Alessandro mi guardò con un sorriso sornione alzando le spalle "Lo so, sorellina," rispose, mantenendo un tono giocoso ma serio. "Ma quell'ammasso di muscoli è talmente concentrato in se stesso, con un ego così grande, che per farlo smettere di giocare dobbiamo idolatrarlo un po'." Ridevamo insieme, eppure qualcosa nel suo sguardo tradiva una certa ammirazione per la forza e la determinazione di Drake. Forse, in fondo, avevano bisogno di tutto quel clamore, di quell'adrenalina per sentirsi vivi, per poter scappare, neanche troppo temporaneamente, da tutto il resto.

Mentre Alessandro continuava a fare il tifo in modo esagerato, quasi teatrale, mi voltai di nuovo verso il palco, dove l'incontro stava entrando nel vivo. I due ragazzi erano in mezzo all'arena improvvisata, il sudore che colava lungo le loro tempie, i muscoli tesi e contratti. Il suono dei colpi si mescolava ai grida dei presenti, che incitavano i loro amici come se la vittoria fosse questione di vita o di morte. Drake, il più imponente dei due, sembrava quasi divertirsi, ma si capiva che la sua forza non era solo fisica. Ogni mossa era calcolata, ogni colpo sembrava arrivare al momento giusto, con una precisione che non poteva essere frutto del caso. L'altro ragazzo, più snodato e veloce, cercava di contrastarlo con una serie di fendenti rapidi, ma sembrava sempre un passo indietro. Drake non si fermava, anche quando il suo avversario cercava di colpirlo con un calcio ben assestato. Lo schivava, e in un battito di ciglia, con un movimento deciso, lo spingeva a terra con una violenza che fece scuotere il pubblico.Il ragazzo a terra cercava di rialzarsi, ma il respiro gli mancava.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora