ZADE
"Hey tutto ok?" chiese Luc, alzando lo sguardo appena mi vide rientrare in casa.
"No."
Si fermò un attimo, sorpreso dalla mia risposta così secca. Poi inclinò la testa di lato, il sopracciglio appena sollevato. "Ok, bene, direi che hai saltato la fase in cui dici 'sto bene' per finta. Che ne dici di una birra? Parliamo."
Ci pensai un secondo. Avevo passato tutto il giorno con una sensazione di vuoto allo stomaco, incapace di mettere ordine nei miei pensieri. Parlare non era il mio forte, ma una birra... beh, quello non lo rifiutavo mai.
"Mi sembra un'ottima idea," risposi, lasciandomi cadere sul divano accanto a lui mentre allungava una mano verso il frigorifero per tirare fuori due bottiglie.
Luc mi lanciò una birra, che afferrai al volo. "Allora?" chiese, aprendo la sua con un colpo secco. "Chi devo picchiare?"
Feci un sorriso stanco, scuotendo la testa. "Nessuno, questa volta."
"Ah, quindi è uno di quei problemi esistenziali, eh?bande? Famiglia? O..." mi guardò di traverso, con un ghigno furbo, "una certa persona?"
Non risposi subito. Mi limitai a fissare la bottiglia tra le mani, le dita che giocherellavano con l'etichetta. La sua risata bassa mi fece alzare lo sguardo.
"Sapevo che era quello," disse, dondolando la testa come se fosse già tutto chiaro. "Allora, chi è lei?"
"Non è niente," mormorai, ma anche mentre lo dicevo, le parole suonavano vuote.
Luc alzò un sopracciglio. "Niente non ti fa rientrare in casa con quell'aria da cane bastonato."
Mi lasciai andare contro lo schienale del divano, un sospiro profondo che sembrava svuotarmi del poco fiato rimasto. "È complicato."
"Ah, certo. Sempre complicato," disse, prendendo un sorso dalla sua birra. "Ma di solito quando dici 'complicato', intendi che ti piace da morire e non sai come gestirlo."
Non potei fare a meno di ridere, amaro. "Se fosse solo quello..."
Luc rimase in silenzio per un momento, osservandomi con uno sguardo più serio del solito. "Ok, amico. Da quanto ti conosco? Cinque anni? Sei? E posso contare sulle dita di una mano le volte in cui ti ho visto così."
Alzai lo sguardo su di lui, ma non dissi nulla. Perché aveva ragione.
"Quindi," continuò, con un tono più morbido, "chiunque lei sia, deve essere speciale. E tu devi decidere cosa diavolo vuoi fare, perché da come stai adesso, sembra che tu stia per esplodere."
Restai in silenzio per un lungo istante, lasciando che le sue parole si sedimentassero. Poi presi un sorso dalla birra, cercando di ignorare il modo in cui il cuore sembrava stringersi al solo pensiero di lei.
"Elris," dissi infine, a bassa voce.
Luc, che stava bevendo un sorso di birra, fece un mezzo sputacchio, tossendo violentemente prima di girarsi verso di me con gli occhi spalancati. "Cosa? Ma sei impazzito? Quella per poco non ci ammazzava tutti con i suoi sbalzi d'umore, e tu ti innamori di lei?"
Alzai gli occhi al cielo, già preparato alle sue reazioni teatrali. "Senti, lo so che può sembrare strano, ma..." esitai per un momento, cercando le parole giuste, "lei è diversa. È... gentile, sotto tutto quel suo modo di fare."
Luc mi fissò come se avessi appena perso la testa. "Gentile? Stiamo parlando della stessa Elris? Vuoi che ti ricordi lo spettacolo che ha dato al ballo? La stessa Elris che ha quasi decapitato quel tizio solo perché le aveva calpestato l'orlo del vestito?"
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomansaRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
