Sei il Grinch

67 7 1
                                        

ELRIS
Natale, 25 dicembre

Era tardi, lo sapevo. Dovevo essere a casa di Bethany circa mezz'ora fa, ma non riuscivo a muovermi. Continuavo a fissarmi allo specchio e a ripetere che non potevo farlo. Non potevo.

Da fuori, poteva sembrare una cosa stupida. Insomma, chi ha paura di andare a casa della sua migliore amica per un semplice pranzo di Natale?

Io. Io, cazzo. Ed era assolutamente ridicolo.

Indossavo un paio di leggings neri, un maglione semplice e delle scarpe del medesimo colore. I capelli? Sciolti, lasciati come capitava. Niente trucco: lo odiavo.

Bethany probabilmente sarebbe svenuta. Mi aveva detto espressamente di vestirmi "a tema" e con colori sgargianti, ma ehi, anche il nero è un colore, no? Magari non è acceso, ma fa la sua figura.

Non sapevo nemmeno io perché mi preoccupassi tanto di come apparissi. Non mi è mai importato granché, ma forse Bethany aveva ragione. Forse volevo nascondermi dietro quella mia indifferenza, dietro l'idea di essere diversa.

Chissà cosa ne penserà Zade

Aspetta, che diavolo? Perché stavo pensando a lui? Mi raddrizzai di scatto, guardandomi di nuovo nello specchio come se potessi trovare una risposta. No, non era giusto. Non volevo che la mia vita ruotasse attorno a qualcuno, tanto meno a un uomo.

Zade era un amico. Giusto? Non importava quanto fosse affascinante o quanto il suo sorriso sembrasse illuminare una stanza intera – io non ero quel tipo di persona. Non ero quella che si perdeva dietro a qualcuno.

Eppure, eccolo lì, nella mia testa, con il suo sorriso sghembo e gli occhi chiari che sembravano leggerti l'anima.

Sbuffai, dando un ultimo sguardo al mio riflesso. Il mio outfit nero diceva chiaramente non ho voglia di festeggiare, e una parte di me trovava sollievo in quella dichiarazione. Ma un'altra parte, più piccola ma insistente, sussurrava che forse Bethany aveva ragione.

Aprii l'armadio, spostai qualche gruccia con movimenti lenti. Non avevo niente di "sgargiante". Solo un vecchio maglione rosso dimenticato sul fondo, probabilmente un regalo di qualche compleanno passato. Lo tirai fuori, accarezzandone la stoffa ruvida.

"Ridicolo," borbottai, ma lo infilai lo stesso.

Un tocco di rosso. Una piccola concessione. Forse bastava per sopravvivere alla giornata.

Afferrando le chiavi, lasciai l'appartamento, sentendomi stranamente vulnerabile.

Il motore della macchina tossì un paio di volte prima di avviarsi. Forse avrebbe fatto meglio a non farlo: ero già abbastanza irritata senza che ci si mettesse pure lei.

Guidavo lentamente, più per forza che per scelta. La neve scendeva fitta, coprendo tutto con un manto bianco che sembrava soffocante invece che bello. Certo, era la visione perfetta del Natale: fiocchi che si posavano dolcemente sulle strade, sulle case e sui rami spogli degli alberi. Ma io non riuscivo proprio a vederci tutta questa magia.

Ogni tanto, incrociavo qualcuno per strada. Famiglie che camminavano avvolte in sciarpe e berretti, con bambini che lanciavano palle di neve e ridevano. Coppie che si stringevano sotto gli ombrelli. Gente che sorrideva come se la neve avesse un qualche potere speciale di rendere la vita perfetta.

Li odiavo tutti.

Ok, forse "odiare" era una parola forte. Ma di certo non li sopportavo. Qual era il loro segreto? Come facevano a essere così felici? Io ero lì, al volante della mia macchina che arrancava su una strada ghiacciata, con un maglione rosso che mi dava fastidio e un nodo allo stomaco che si stringeva sempre di più.

𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora