ELRIS
"Lo so, è tardi e probabilmente tutto quello che desiderate è tornare a casa dopo questa lunga giornata," dissi, accomodandomi con calma sulla sedia del mio ufficio. La stanza era immersa nel silenzio e ogni sguardo era puntato su di me. "Ma vi ruberò solo dieci minuti."
Davanti a me, intorno al grande tavolo, erano seduti Bethany, Jack, Jake, Mason (il mio assistente), Zade e il suo gruppo. Un misto di volti familiari e nuovi, uniti sotto la mia autorità.
Mi appoggiai con i gomiti sul tavolo, intrecciando le dita davanti a me, mentre li osservavo uno ad uno. I miei occhi si fermarono su Zade per un istante, ma rapidamente si spostarono al suo gruppo. "Credo che il vostro leader vi abbia già informati che qualche giorno fa ho accettato la vostra richiesta," dissi, il tono calmo ma fermo, senza concedere spazio a fraintendimenti. "E adesso siete sotto la mia protezione."
Ci fu un momento di silenzio, spezzato solo dal lieve ticchettio dell'orologio sulla parete. Gli uomini di Zade mi fissavano, alcuni con rispetto, altri con una leggera punta di sfida nei loro sguardi. Non mi sorprendeva. Accettare la mia guida significava rinunciare a una parte della loro autonomia, e questo non era mai un passo facile, soprattutto per chi era abituato a muoversi per conto proprio.
Bethany, seduta alla mia destra, incrociò le braccia con un sorriso appena accennato. Sapeva quanto amavo mettere in chiaro le cose fin dal principio. Mason, invece, si limitava a osservare, pronto a intervenire se fosse stato necessario. Jack e Jake erano silenziosi, ma i loro occhi erano vigili, come sempre.
"Voglio essere chiara su una cosa," continuai, inclinandomi leggermente in avanti per sottolineare le mie parole. "Entrare nel mio territorio significa rispettare le mie regole. Non ci sono eccezioni. Se qualcuno di voi pensa di poter fare diversamente, questo è il momento di parlare."
I miei occhi tornarono a Zade, che mi fissava con un misto di sicurezza e curiosità. Il suo gruppo rimase in silenzio, ma uno dei suoi uomini, un tipo dai capelli bruni con una leggera cicatrice sul lato del viso, sembrò irrigidirsi.
"Qualcosa da dire?" chiesi, rivolgendo la mia attenzione direttamente a lui.
Scosse la testa, ma i suoi occhi tradivano una certa irritazione. "Niente, capo," rispose con una voce che cercava di essere rispettosa ma suonava ostentata.
Mi alzai in piedi, lenta e deliberata, il suono della sedia che si spostava riempì la stanza. "Bene. Perché qui non c'è spazio per i dubbi. Se lavoriamo insieme, lavoriamo bene, o non lavoriamo affatto." Lasciai che le mie parole risuonassero, aspettando di vedere chi avesse avuto il coraggio di replicare.
Zade sorrise appena, piegando la testa di lato. "Capito perfettamente, capo. La tua casa, le tue regole." Il suo tono era rispettoso, ma c'era sempre quel sottile accenno di sfida che ormai avevo imparato a conoscere.
"Ricordalo," replicai con un sorriso altrettanto sottile, tornando a sedermi. "Ora potete andare. Tranne te, Zade. Voglio parlare con te un momento."
Il resto del gruppo si alzò in silenzio, dirigendosi verso la porta. Mason rimase al suo posto, osservandomi con attenzione, ma con un cenno lo invitai a seguire gli altri. "Chiudi la porta," dissi mentre usciva.
Quando rimanemmo soli, Zade si rilassò, appoggiandosi allo schienale della sedia con un sorriso sornione. "Allora, capo, cosa c'è che vuoi dirmi di così importante?"
Lo fissai per un attimo, cercando di decidere come iniziare. "La tua squadra è forte, ma vedo delle crepe. Non tutti sembrano convinti di questa alleanza."
Lui sospirò, passando una mano tra i capelli. "Non preoccuparti, ci penserò io a sistemare le cose. Sono uomini testardi, ma sanno riconoscere il potere quando lo vedono." Mi lanciò uno sguardo penetrante. "E, fidati, l'hanno visto."
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomanceRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
