ELRIS
Se il giorno di vede dal mattino questa giornata sarà un vero schifo.
La prima cosa che mi colpisce quella mattina non è la luce del sole, né il rumore del traffico: è un vento gelido, sottile come una lama, che sembra provenire da un punto indefinito della stanza. Mi raggomitolo ancora di più sotto le coperte, tirandole fin sopra la testa, ma quel freddo infido si insinua comunque, passando attraverso ogni spiraglio come un ladro esperto.
Sbuffo, già irritata, e apro gli occhi di scatto. Nella penombra, giro la testa cercando la fonte di quell'aria polare e dopo qualche secondo in cui la mia vista finalmente si mette a fuoco capisco tutto: la porta finestra è completamente spalancata.
«Ma che diavolo...?» borbotto a denti stretti. Sono sicura di averla chiusa ieri sera.
Mi maledico mentalmente per la svista, mentre mi trascino svogliatamente fuori dal bozzolo caldo e accogliente del letto.Peccato che non mi fossi accorta che un angolo del lenzuolo si fosse aggrovigliato intorno alla caviglia, bastò un secondo che mi ritrovai stesa sul pavimento, con la grazia di un elefante.
«MALEDIZIONE!» urlo, mentre una fitta acuta parte dall'osso sacro e si irradia lungo tutta la schiena. Cerco di alleviare il dolore ma ogni mia mossa sembra peggiorare solo la situazione, così decido di rimanere ferma sul pavimento
"Ei tutto ok?" chiede qualcuno bussando alla porta, ma non aspetta nessuna risposta prende e spalanca la porta come se niente fosse. Vedo la figura di Alessandro varcare la porta ed entrare in stanza, il suo sguardo si punta prima sul letto vuoto e poi sulla finestra aperta, da dove sono, ovvero dall'altro lato del letto, non può vedere il mio corpo.
"E-Elris" balbetta insicuro avanzando verso il piccolo terrazzo della mia stanza, pensando chissà cosa, ma nulla di buono dato che vedo i suoi occhi spalancarsi e pricipitarsi di corsa per guardare di sotto
"sono qui idiota, puoi stare tranquillo non mi sono buttata" intervengo a quel punto alzando gli occhi al cielo per la sua stupidità, come diavolo ha potuto anche solo pensare una cosa del genere. Se volessi uccidermi sicuramente penserei a qualcosa di più ingegnoso o almeno rapido e indolore, non di certo buttarmi da una terrazza della casa di un mafioso. Anche se ci penso forse sarebbe stato abbastanza figo, insomma non capita tutti i giorni sentire di una persona che si è buttata dal balcone della casa di un mafioso, specialmente di uno come Dante De Luca.
"em Elris cosa ci fai sdraiati lì per terra" chiede avvicinandosi e guardandomi stralunato, be non posso sicuramente biasimarlo
"amo osservare il soffitto di prima mattina" rispondo seria "sono caduta idiota, qualcuno ha aperto la finestra di camera mia sperando che mi congelassi nel sonno, e per chiuderla sono caduta"
"Strano nessuno oserebbe entrare nella tua stanza, hanno tutti troppo paura di te"
"e allora chi diavolo ha aperto la..."
"non farti paranoie sicuramente l'avrai aperta tu ieri sera e non te ne sarai ricordata"
Non sono molto d'accordo con lui, non mi fido del caso e delle coincidenze e il mio sesto senso dice che ho ragione, ma è un'argomento che affronterò più tardi, al momento è troppo presto anche solo per ragionare. Mi lascio così uscire uno sbuffo e liberando la caviglia mi alzo, facendo ancora qualche smorfia per il dolore.
"ti sei fatta male?" chiede il ragazzo davanti a me guardandomi tra il divertito e il preoccupato, mentre cerca di aiutarmi a mettermi in piedi
"ho sopportato le pene dell'inferno, non sarà di certo una ridicola caduta a farmi piegare dal dolore" lo presi in giro scacciando la mano che aveva allungato verso il mio viso per togliermi dei ciuffetti finiti davanti al volto
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𝕯𝖆𝖓𝖌𝖊𝖗𝖔𝖚𝖘 𝖌𝖆𝖒𝖊𝖘
RomanceRicordatevi che c'è qualcosa di più pericoloso in questo mondo di un uomo umiliato, una donna cattiva Nel cuore pulsante del Bronx, tra le strade affollate e i vicoli scarsamente illuminati, si cela un mondo di sfide e opportunità, di speranze e tra...
