GABRIEL
Da tre giorni non uscivo di casa.
Avevo trenta messaggi non letti da Luca e Zayn.
Venti chiamate perse da Noah.
Non volevo sentire nessuno, volevo aggrapparmi all'illusione che fosse tutto un sogno.
Se non uscivo di casa andava tutto bene, potevo fingere che là fuori la vita non fosse andata avanti senza di lei. Che il mondo non stesse girando come al solito, ma si fosse fermato per assistere al dolore che provavo in questo momento.
D'altronde, come potevo andare avanti se un pezzo del mio cuore se ne era andato via con la sua morte?
Riuscivo a immaginarmi il suo corpo privo di vita, al fatto che avesse chiesto di me prima di morire e io invece non ero riuscito a essere presente nei suoi ultimi attimi di vita.
Non ero riuscito a dirgli addio, a dirle quanto l'amavo.
Mi era stata portata via un'altra persona a me cara. Quante persone avrei perso ancora? Perché non riuscivo a essere felice come gli altri?
Non avrei più rivisto il suo sorriso, non potevo più andare con lei al mare per il mio compleanno. Non potevo più fargli conoscere Noah e Wendy...Non sapevo più con chi sfogarmi e chiedere consigli, piangere e frignare come un bambino tra le sue braccia.
Mi sentivo perso, non sapevo come andare avanti, come affrontare il mondo a testa alta.
Non era colpa mia se le persone a me care morivano, giusto? Allora perché questa situazione si ripeteva in loop? Perché il destino non mi voleva lasciare in pace?
Le parole di Alfred continuavano a vorticarmi nella mente come un chiodo fisso, pronte a distruggere la mia sanità mentale.
Forse era vero. Io distruggevo tutto.
Strinsi al mio petto la fotografia che avevo scattato qualche anno fa a mia nonna.
Volevo averla ancora qua, accanto a me.
La notte, gli incubi mi tormentavano più del solito. Se prima riuscivo a dormire solo qualche ora grazie ai sonniferi, ora era tutto inutile.
Appena chiudevo gli occhi, immaginavo il suo corpo privo di vita e la sua voce che urlava il mio nome.
Tastai il viso con le mani, togliendo quelle lacrime che continuavano a scendere senza sosta sulle guance. Non riuscivo a smettere, tutto il dolore che provavo si riversava su di me senza lasciarmi pace.
Non mi sentivo in grado nemmeno di muovere un dito, mi sentivo vuoto.
Stavo superando il limite...Non volevo più lottare per vivere, era inutile.
All'improvviso sentii la porta spalancarsi e la luce della lampadina mi fece chiudere gli occhi per il fastidio.
Non ebbi nemmeno il tempo di capire chi fosse entrato in casa. Un corpo si buttò su di me facendomi sprofondare ancora di più contro il materasso.
"Che diavolo fai, eh?"
Sbattei le palpebre, notando il volto di Zayn pieno d'ira. Aveva gli occhi lucidi e i capelli in disordine.
Sapevo che era colpa mia. Come sempre, soffrivano tutti a causa mia.
"Parla cazzo!" Le sue mani mi avvolsero il colletto della camicia. Non mi cambiavo i vestiti dall'appuntamento con Noah. "Quante ne hai prese?"
Seguii il suo dito che indicava le pastiglie sparse sul comodino.
"Zayn, calmati." Sussurrò un'altra voce. Era quella di Luca.
"No che non mi calmo!" Esclamò con rabbia. "Non vedi in che stato è questo coglione? Che fai Gabriel? Vuoi morire in questo fottuto letto?"
Risi, una risata vuota priva di sentimenti. Non riuscivo nemmeno io a capire perché stavo reagendo in quel modo.
La mano di Zayn mi colpì in pieno viso.
"Cosa diavolo ridi? Lo trovi divertente!?" Chiese in un sussurro, sentivo la sua mano, quella appoggiata ancora al mio colletto, tremare. "P-perché mi vuoi far morire di preoccupazione? Non mi merito un amico che non mi vuole al suo fianco in un momento simile!"
Non mi girai verso il suo viso, non volevo guardarlo negli occhi.
"Non puoi continuare così! Pensi che tua nonna sarebbe felice di vederti in questo stato? Se potesse vederti in questo momento, ti darebbe un bel calcio sul culo!" Gridò con furia.
Non risposi, sapevo che aveva ragione.
Sentii qualcosa bagnarmi la guancia, non erano le mie lacrime. Mi girai verso di lui...Stava piangendo per colpa mia.
"Zayn ha ragione." Disse Luca con un tono risoluto. "Tua nonna vorrebbe vederti vivere la tua vita al meglio anche per lei. Sono sicuro che la renderesti infelice se ti vedesse in questo momento."
"Per non parlare di me e Luca...n-non ti importa di noi? Eravamo preoccupati per te, stronzo!" Singhiozzò Zayn. "Siamo tutti preoccupati per te, soprattutto quella piccola peste di Wendy, per non parlare di Noah."
Mi irrigidii solo a sentire il suo nome. Gli avevo detto di starmi lontano quando lui voleva solo aiutarmi...Mi sentivo uno stupido.
"Ora alzati da questo letto!" Ordinò Zayn togliendosi dal mio corpo per poi tirarmi dal braccio. Era Inutile, non riusciva ad alzarmi. "Ti prego."
Sospirai alzandomi e mettendomi a sedere.
Ebbi un capogiro, ma dopo qualche secondo mi sentii subito meglio.
"Ti preparo la vasca, così ti lavi e ti cambi quei stracci che hai addosso." Disse Luca sorridendo.
Annuii sbuffando. Non avevo voglia di fare nulla, ma non volevo far preoccupare ulteriormente Luca e Zayn.
"È successo qualcosa d'interessante mentre sono rimasto chiuso qui dentro?" Sussurrai a bassa voce sentendomi la gola un po' secca.
"Niente di che..." Farfugliò Zayn cercando dei vestiti puliti nel mio armadio.
"Ethan ha baciato Zayn." Urlò nello stesso momento Luca dal bagno.
Posai subito lo sguardo su Zayn, notando come se ne stava nascosto con la testa verso l'armadio mentre fingeva di guardare con attenzione i miei vestiti.
"Zayn..."
"Non è come sembra!" Borbottò irritato. "Quella sera, quando sono stato a casa di Noah per fare da babysitter a Wendy, quella peste mi ha spinto tra le braccia di Ethan e continuava a urlare di continuo 'baciatevi'. Non so che cazzo è passato nella mente di quel depravato ma, mi ha preso per il collo e l'ha fatto."
Lo guardai confuso, sembrava agitato. "E tu?"
"IO COSA?" Urlò voltandosi verso di me. "Ovviamente non ho provato nulla. Ci ricordiamo che lui è il fratello di Charles? Non lo condanno per questo, ma una relazione con lui sarebbe impossibile."
Mi morsi l'interno guancia. "Non dovresti isolare la possibilità di essere felice con Ethan per colpa di Charles."
Mi fissò con la fronte corrugata. "Tu invece non dovresti allontanare tutti e soffrire da solo. Ma guardaci, siamo tutti qui a contemplare i nostri errori." Mi lanciò una maglietta addosso. "Però l'importante è provare a rialzarsi e vivere la propria vita nonostante le difficoltà che si devono superare, giusto?"
"Giusto" Accennai un sorriso, era la stessa frase che gli avevo detto io circa due anni fa.
"Comunque Ethan non mi piace." Brontolò all'improvviso riuscendo a strapparmi una risata. La prima dopo tre giorni di sofferenza.
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Nothing is as it seems
Storie d'amoreMolto spesso l'apparenza inganna, nascondiamo talmente bene i nostri scheletri, che scegliamo di vivere la nostra vita con una doppia faccia, fingendo che vada tutto bene. Noah dopo la morte della madre non riesce più a ritrovare la spensieratezza...
