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"Vale la pena correre il rischio
per chi ti fa tremare l'anima"

MARGOT

«Ma tu ci verresti a vivere con me?» domando alla nonna mentre facciamo colazione dopo che sono sgusciata via dal letto lasciando Fred addormento.

La cucina profuma di caffè appena fatto e pane tostato. La luce del mattino filtra dalle tende leggere color crema e accarezza il tavolo di legno segnato dagli anni, lo stesso su cui ho fatto i compiti per anni e su cui mi sono disperata. C'è qualcosa di profondamente rassicurante in questo luogo, forse solo perché è legato alla nonna.

Mi stringo nella vestaglia, ancora avvolta dal calore del corpo di Frederick che ho lasciato tra le lenzuola e mi sento divisa tra due mondi. Cercando di restare con i piedi per terra mentre i ricordi di poche ore fa mi fanno tremare l'anima.

«A Miami?» sorride dolcemente avvicinandosi a me, accarezzandomi la guancia «No amore, non verrò con te, so che mi vorresti vicino e mi mancate da morire tu e tua mamma ma la mia vita è qui»

Le sue dita sono sottili, calde e leggermente tremanti per l'età restano ferme in quel gesto, nell'unico tentativo di trasmettermi tutto quello che prova. C'è una serenità nei suoi occhi che mi disarma. Non è un rifiuto, è una scelta consapevole. È la dignità di chi ha costruito una vita pezzo dopo pezzo e non vuole smontarla solo per seguire l'onda di qualcun altro, nemmeno della nipote che ama più di sé stessa.

Torna a sedersi sul suo sgabello ed io sorrido tristemente annuendo «Capisco»

E lo capisco davvero. Anche se una parte egoista di me vorrebbe tenerla con sé, come un'ancora sicura in mezzo all'oceano che mi aspetta. Miami è luce, è caldo, è movimento continuo. Qui invece tutto respira con un ritmo più lento, più umano. Qui c'è la memoria, questa é casa sua...ma purtroppo non più la mia.

«Ho le mie amiche, i miei negozi di fiducia e poi questa casa...ti voglio un mondo di bene amore ma devi costruirti la tua vita, io la mia l'ho già vissuta tutta» sorride e con la sua solita calma porta via la mia tazza insieme alla sua, pronta a sistemare tutto.

Le sue parole non suonano mai come una rinuncia. Sono un incoraggiamento, un lasciarmi andare senza farmi sentire abbandonata. La guardo mentre si muove tra i fornelli e il lavello con quella grazia semplice che ha sempre avuto e mi rendo conto che crescere significa proprio questo. Accettare che l'amore non trattiene, accompagna.

Non voglio costringerla a venire con me se non vuole e sopratutto devo iniziare a pensare alla mia vita.
Devo smettere di cercare rifugi sicuri per paura di scegliere. Devo decidere cosa voglio essere, dove voglio stare, con chi voglio condividere le mie notti e le mie paure.

Mentre penso a questo, sento i passi leggeri ma decisi di Frederick avvicinarsi.
Compare sull'uscio con un'espressione che non riesco a definire.

Ha i capelli spettinati, gli occhi ancora velati di sonno ma attenti, vigili. Indossa i vestiti con cui é corso qui ieri ed é bellissimo in quel modo disarmante che non sembra nemmeno rendersene conto. Ma c'è qualcosa nel suo sguardo che mi fa trattenere il fiato, una tensione sottile.

«Ragazzi io vado a fare delle commissioni, voi fate pure con calma» la nonna mi fa l'occhiolino sorridendo e prende il cappotto pronta per andare.

La sua ironia leggera mi fa arrossire.
Sa. Ha sempre saputo leggere nei miei occhi più di quanto io riesca a dire. Le mando un bacio con la mano mentre esce e il rumore della porta che si chiude sembra segnare l'inizio di qualcosa di più intimo.

Sorrido tra me e me, l'adoro e mi mancherà sempre non averla intorno.

La casa ora è silenziosa. Solo io e lui. Insieme a quell'aria sospesa che precede le conversazioni importanti.

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⏰ Ultimo aggiornamento: 5 days ago ⏰

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