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"Diamoci del tutto"

MARGOT

Le ultime ore di lezione sembrano non finire mai.
I professori parlano, le parole scivolano come un brusio lontano ed io conto i minuti che mi separano dalla libertà. Quando finalmente la campanella suona, sento il cuore alleggerirsi.
Non riesco a rimanere concentrata quando manca così poco al mio compleanno, tutto sembra ingigantirsi e schiacciarmi.
Sbuffo e mi carico lo zaino in spalla.

I suoi ricordi sono ovunque.

Le cicatrici sembrano prudermi in questo periodo, vorrei togliermi la mia stessa pelle se solo fosse possibile...
Anche se mi sento più tranquilla, man mano che il giorno preciso si avvicina io mi sento stringere dalla morsa dell'ansia in maniera incontrollata.

Raggiungo Alexa al nostro solito posto al corridoio ma non l'ascolto, annuisco a caso sperando non se ne accorga.

Raggiungiamo Frederick poggiato contro la sua jeep mentre ride a quello che dice Luke, come sempre.
Tiene le braccia incrociate e lo sguardo che sembra sapere sempre un po' più di quanto dice. Non appena mi nota prendo tutta la sua attenzione e mi osserva come se fossi l'unica persona che importa tra la folla di studenti che si sparpagliano per strada.

«Finalmente» mormora, senza spostarsi «Pensavo ti avessero sequestrata in aula.»

«Alla buon ora donne, ci sentiamo amici» dice Luke a mó di battuta salutando entrambi e rubando sua sorella.
«Ciao ragazzi ci vediamo domani» ci saluta Alexa per poi strattonare il braccio di Luke «Perché hai sempre fretta? Ti odio»

Scuoto la testa e sorrido distratta, mi fanno morire quei due, per essere gemelli sono fin troppo diversi.

Stringendo lo zaino sulla spalla dedico tutta la mia attenzione a Fred sorridendo ancora, pronta a rispondere alla sua battuta di prima.
«Hanno provato a tenermi lì ma sai, dopo qualche minuto mi odiano tutti»

Entro in macchina e chiudo la portiera. Lui avvia il motore, ed è come se tutto il rumore fuori svanisse. Frederick non parla molto, ma il silenzio con lui non mi pesa...è diverso: sembra darmi spazio e al tempo stesso tenermi al sicuro.

Lui è il mio posto sicuro.

Dopo qualche minuto mi chiede: «Giornata pesante?»

Alzo le spalle «Abbastanza. Niente di nuovo.»

La sua mano si stringe appena sul volante. «Smettila di dire così. Se ti pesa, allora conta. E se conta per te... conta anche per me, li vedo i tuoi occhi»

Le sue parole mi fermano. Non so cosa rispondere. Guardo fuori dal finestrino sospirando appena, non sono abituata a sentirmi considerata in questo modo, a essere vista davvero e mi piace.
Con queste sue attenzioni mi accorgo che lui vuole insegnarmi che l'essere amata non è fatto di promesse fragorose, ma di presenze costanti.
È qualcuno che sceglie di esserci, ogni giorno, persino nelle pieghe invisibili delle mie stanchezze.
Accanto a lui, nel silenzio che si riempie di verità, capisco che non sono sola. Ancora una volta.

Frederick parcheggia davanti a un piccolo bar. Non mi dice nulla ma so che l'ha scelto apposta: è lontano dal caos del centro, più nascosto, quasi intimo. Dove possiamo essere semplicemente noi, senza avere paura degli occhi degli altri.

Devo solo cercare di vivermi quello che viene giorno per giorno, non siamo una coppia semplice ma potrebbe funzionare, anche se...

«Andiamo» mi dice con il suo solito sorriso da schiaffi, inclinando appena il capo. È un ordine, non una domanda, non lo è mai con lui.
Sa che potrei impuntarmi e litigare, ma non lo faccio. Non sono in vena di fare la stronza oggi. Sorrido lasciando lo zaino nei sedili posteriori e lo seguo, mi piacciono questi tipi di sorpresa.

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