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"Ricominciando a vivere
Imparando a viverti"

FREDERICK

«Mi ha scritto Cameron e mi ha detto che ci sarà una gara sta sera» mi dice Margot entrando nella mia visuale in salone, parlando con un tono piuttosto basso per non farsi sentire dai nostri genitori che non ho la minima idea di dove siano.

«No» rispondo di getto, mettendo in pausa il film che stavo guardando così da dedicarle tutta la mia attenzione.

«Ma non ho nemmeno ancora fatto la domanda» la sua risposta nasconde un pizzico di lamentala.

«Non gareggerai Margot» rispondo con un tono che non ammette repliche ma lei ovviamente non vuole sentire ragioni.

«Non ti sto chiedendo se posso farlo, vorrei che tu la facessi con me altrimenti troverò un altro compagno Fred» mi dice stringendo le braccia sotto al petto in segno di sfida ed io sospiro.

Lei scherza con il dannato fuoco, continuamente.

«Perché devi essere così cocciuta?»

«È anche per questo che ti piaccio quindi smettila» sta volta sorride mettendosi seduta vicino a me sul divano.

«Che gara è?»

«Un doppio, prima si corre in macchina, poi a staffetta, il pilota dell'auto scende fa alzare da terra il pilota della moto e si parte per l'ultimo tratto in moto insieme»

Mi tocco il centro del naso con le dita stringendolo appena mandando giù quello che mi sta chiedendo.  Ho già corso con Jason anche in queste gare ma sono comunque pericolose.
Non voglio correre con lei, cristo, ma non voglio nemmeno che lo faccia con qualcun atro.

«So cosa stai per dire, conosco i miei limiti e quelli della mia moto, puoi fidarti di me»

«La moto non perdona Mar non è come la macchina, lì non hai niente a salvarti se cadi»

«Non cadremo Fred dobbiamo solo vincere, dai» mi dice poggiando la mano sulla mia coscia fin troppo vicina al mio cazzo, già pronto per lei «Ci divertiremo»

«Ti odio quando fai così» le dico alzando gli occhi al cielo.

«Fred riprovaci quando non avrai un erezione solo dopo che io ti abbia sfiorato eh, ci vediamo alle 20 al tuo garage io vado da Alexa» mi manda un bacio volante e se ne va.
Mi passo le mani sulla faccia cercando disperatamente di ritrovare un po' di calma. Mi ucciderà questa stronzetta.

Mi lascia a casa ad inventare un altra scusa con i nostri genitori, ovviamente, a cui non darò la minima spiegazione.
Non so se mio padre immagini minimamente quanto le cose tra noi stiano andando avanti o se pensa che il mio sia rimasto solo un interesse platonico ma per ora non me ne curo, mi va bene così. Sua madre non dovrebbe sospettare nulla e questo già ci preclude margine di azione, meglio tenere sempre gli occhi aperti comunque.

Resto seduto per qualche secondo, le mani ancora sul volto, le dita che premono le tempie come se potessero contenere la tensione che Margot mi ha lasciato addosso.

Mi serviva lei per tornare a vivere, per tornare a sentire tutto e sono stranamente contento.
Ne avevo bisogno. Mi serviva proprio lei, così come é, stronza e perfetta.
L'odore del suo profumo è rimasto nell'aria, dolce e penetrante, mischiato a quello della pelle calda e della benzina che si è portata dietro dal garage. Mi scende un brivido lungo la schiena, uno di quelli che non puoi spegnere nemmeno se ci provi. Lei gioca sempre con il limite, sempre con me e io ogni volta ci casco come un idiota.
Avevo bisogno di qualcuno che alimentasse ogni mia voglia, ogni mia fantasia e mi portasse a spingere sui miei muri.

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