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"Ti stai consumando
per le cose giuste?"

MARGOT

Non so nemmeno come ci sia arrivata da nonna, ma ce l'ho fatta.

Ricordo solo il vento che mi tagliava la faccia, il rumore della moto che copriva qualunque pensiero e le mani sul manubrio che tremavano troppo per essere sicure.

Eppure sono qui, davanti al vialetto illuminato da quel lampione stanco che mia nonna si ostina a non far sistemare.

Spengo la moto e per un attimo tutto si ferma.
Il silenzio ed il buio che mi circondano mi inghiottono ma non fermano il dolore, quello mi prende allo stomaco come un pugno.
Scendo barcollando, tolgo il casco e lascio che cada a terra. Non ho la forza di chinarmi a prenderlo, non ho la forza per fare niente.

La porta si apre prima che io possa bussare, come se mi stesse aspettando.

«Patata mia»
La voce di mia nonna è un abbraccio ancor prima che mi sfiori ed io crollo. Senza dignità, senza freni, senza più una parte di me che mi tenga intera.

Mi avvolge tra le sue braccia piccole e ancora incredibilmente forti, profuma di lavanda e biscotti appena sfornati, profuma di tranquillità.
Lei é casa, l'unica che mi resta.

«Calma piccola, vieni dentro»
Mi sussurra vicino all'orecchio, mentre mi stringe come se potesse tenere insieme anche i miei pezzi.

La seguo senza parlare, senza guardarla negli occhi.
Se lo facessi, mi spezzerei del tutto.

Mi fa sedere sul divano e si inginocchia davanti a me, prendendomi il viso tra le mani fredde.

«Lo sapevi?» le chiedo con voce rotta, come se non mi appartenesse.

Lei chiude gli occhi per un istante, un istante soltanto.
Poi annuisce piano «Sì, Margot, lo sapevo»
Non c'è rabbia nella sua voce, non c'è sorpresa. Qualcosa di diverso, un dolore antico, di quelli che hanno scavato per anni in silenzio.

Mi sento tradita di nuovo. Abbandonata.
Come se tutti avessero giocato una partita sulla mia pelle senza dirmelo.

«Perché non me l'hai detto?» mormoro appena, un soffio che mi ferisce le labbra secche.

Mia nonna passa il pollice sulle mie guance rigate dalle lacrime, con una delicatezza che fa male.
«Perché non spettava a me, amore. Non questa verità. Appena ho saputo cosa ti stava succedendo ti ho portata via ed ho convito anche tua mamma a venire, ma non potevo obbligarla a dirti tutto»
Le sue mani tremano, forse più delle mie e questo mi trafigge in un modo nuovo, diverso da tutto il resto.

Lei mi ha salvata. Come sempre, lei mi salva.

«So che fa male» mi accarezza i capelli con la lentezza di chi ha tutto il tempo del mondo per farmi respirare «So che ti sembra di non riconoscere più niente, nemmeno te stessa...»

Sospiro e quel sospiro è un singhiozzo travestito male.

Appoggio la fronte contro il suo petto, come quando ero piccola e mi diceva sempre che bastava dormire e tutto sarebbe passato. Purtroppo adesso so bene che chiudere gli occhi non mi porterà nessun sollievo.

«Ma sai benissimo chi sei, niente é cambiato, sei forte Margot, puoi superare tutto»

«Mi ha mentito» le parole mi escono come una confessione. «Mi hanno mentito tutti, ma perché? Che diavolo ho fatto per meritarmi tutto questo?»
Come un fiume in piena i singhiozzi sconquassano il mio corpo «Nonna pensavo di aver trovato la mia casa finalmente, invece mi hanno mentito tutti»

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