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"Certe difficoltà
diventano abitudine"

MARGOT

Quando ti crolla il mondo addosso ogni nuovo giorno sembra solo ricordarti quanto tutto faccia male e quanto le decisioni degli altri possano incidere sulla tua vita.

Sospiro mentre faccio colazione insieme alla nonna.
«Voglio vederlo» le dico senza specificare chi, alza lo sguardo dal suo cappuccino pronta ad ascoltarmi «Françoise, mio padre biologico» le preciso «voglio ascoltare la sua versione»

Nonna annuisce «Devi ascoltarlo con il cuore tesoro, mi raccomando»

Annuisco, anche se so che sarà fin troppo difficile.

Apro la chat con Frederick salvando il numero di Françoise mentre continuo ad ignorare le continue chiamate di mia madre.
Per ora non ho la minima voglia di sentirla e non credo che questo cambierà nel breve termine.

Non mi ha portata via.

Mi ha nascosto una verità così importante, una verità che avrebbe potuto salvarmi molto prima...
Lei non mi ha salvato, non ha voluto farlo...ha preferito farmi vivere in un incubo piuttosto che ammettere i suoi errori e portarmi via.
Ora però ho capito che non é stata colpa mia. Quello che pensavo essere mio padre era arrabbiato con me perché ero il continuo ricordo del tradimento della moglie e non per qualcosa che avevo fatto io.

Non é mai stata colpa mia.

Vado in camera e continuo a guardare il numero per lunghi secondi, come se il suo nome potesse cambiarmi
qualcosa dentro, come se potessi finalmente trovare me stessa.

Un messaggio mi distrae dai miei pensieri, é di Alexa.

Compagna di bevute:
Margot mi dispiace, so che avrei dovuto
dirti tutto e mi sento tremendamente in colpa.
Ho provato a convincere Fredrick ma non se la sentiva.
Non sei stata un rimpiazzo per me, ti voglio bene così come sei tu.
Il mio rapporto con Alya era un altra cosa, non c'entra niente con te.
Spero che tu voglia sentirmi prima o poi, se vuoi parlarne sai che ci sono.
Ti prego, chiamami. Ti voglio bene.

Le lacrime prendono a scorrere prepotenti sul mio viso.
Pensavo finalmente di aver trovato la mia fiamma gemella, la mia migliore amica invece anche lei mi ha tenuto nascosto tutto quello che avrei dovuto sapere.
Lei é stata quella che, anche dandomi degli indizi, ha tenuto celato la parte più importante.

Poteva parlare prima, ha avuto tutto il tempo, l'avrei ascoltata...
Neanche io le ho raccontato tutto, é vero, ognuno ha i proprio segreti ma dirmi che ero così simile alla loro amica...
Cristo...potevano dirmelo. Avrebbe dovuto...
Ma in realtà, pensandoci bene, io da lei, avrei potuto pretendere che mi raccontasse tutto?
Da lei meritavo veramente che mi raccontasse quella parte dolorosa della sua vita?

Ora non voglio più arrovellarmi su domande a cui non avrò risposta, voglio concentrarmi solo su di me, poi sistemerò il resto con calma. Devo ritrovare me stessa e senza avere tutti i pezzi del puzzle non posso farlo.
Una volta che avrò capito chi sono potrò ascoltare le ragioni degli altri, forse.

Prendo un respiro profondo, poi un altro e mi decido a premere il tasto della chiamata su quel dannato numero.
Non devo più avere paura, devo agire.

Uno squillo.
Due.
Tre.

Il cuore mi martella in gola.
Risponderà? E se non volesse parlarmi?

Poi una voce.
Una voce che riconosco senza averla mai conosciuta veramente. Calma, profonda, educata.

-Pronto, chi è?-

Mi si spezza il fiato.
Per un secondo vorrei chiudere, sparire, fingere che non sia mai successo ma la mia vita non può più essere una fuga, devo affrontare la realtà.

Non posso più scappare.

-...sono Margot-

Silenzio.
Uno di quelli che non è vuoto, é denso, pieno di cose non dette e quasi consapevole di quello che ci attende.

Poi lui parla piano, come se stesse misurando ogni parola.
-Margot-
Non è una domanda la sua: é riconoscimento, realtà. È un pezzo di storia che finalmente trova posto, forse é tutto quello che stava aspettando.

Ingoio la paura e continuo a parlare.
-Ho avuto il tuo numero da Frederick-
La mia voce è piccola, ma non spezzata, non più.
Non ho timore a prendere il mio posto nel mondo, esisto e devono saperlo.

-Sì... immaginavo- risponde lui, con un tono che non so interpretare. Tristezza? Sollievo? Colpa?
Non importa, devo andare avanti, potrei fermarmi da un momento all'altro quindi meglio continuare prima che ci ripensi.

-Possiamo vederci?- chiedo, finalmente -Non... non per una scenata o per puntare dita. Solo per parlare, per capire. Ho bisogno di sapere la verità...-
Preciso subito, forse anche straparlando ma non mi conosce, voglio che non si senta in difficoltà. Io non lo ritengo responsabile di nulla.

Un altro silenzio. Poi lui inspira forte, come se stesse tenendo l'aria dentro da anni.
-Quando?- chiede.
E lì capisco che lo vuole anche lui, che forse ha aspettato questo momento più di me o ci sperava da quando mi ha vista ed ha notato la somiglianza.

-Domani?- domando piano, prima che il coraggio svanisca.

-Domani va bene-
La sua voce cambia leggermente, percepisco una crepa. Un'emozione trattenuta troppo a lungo, forse legata a quello che pensava di aver perso.

-Ora sono ad Orlando da mia nonna, per te é un problema?-

-Ti mando la posizione di un posto che conosco lì vicino-

-Perfetto-

-Grazie, Margot-
Chiudo gli occhi. Non so se sto iniziando o finendo qualcosa e non so cosa rispondere.
Ma per la prima volta non mi sento solo un pezzo di una storia che non ho scelto.
Sono io a scriverla, sono io a scegliere come voler andare avanti.

-A domani, Françoise-

-A domani, ma fille-

Figlia.
A domani figlia mia.

Quella parola resta sospesa nell'aria anche dopo aver chiuso la chiamata.
E per la prima volta...non scappa.
Resta e non ho paura.

Chissà se ha idea che io sappia un minimo di francese, chissà se aveva in mente che capissi cosa mi ha detto.
Per ora mi sento cullata da questo strano e dolce soprannome che mi riscalda il cuore, risistemandolo appena appena.

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