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"Le cose dipendono sempre dal
punto di vista in cui le guardi"

MARGOT

Il venerdì sera mi sorprende più di quanto vorrei ammettere. Uno schiaffo dritto in faccia avrebbe fatto meno male.

Mi decido ad allontanarmi da casa solo perché rimanermene a crogiolarmi non mi aiuterebbe e sono stufa di piangermi addosso.

Il solito bar è identico a come lo ricordavo: luci calde, musica troppo alta, l'odore di alcool e nostalgia che si infiltra sotto pelle.
Entrarci è come rimettere piede in una parte di me che avevo lasciato indietro senza voltarmi.

Dovrei tornate al college, alla mia nuova vita che ormai sento già vecchia...
Sono cambiate cosi tante cose ultimamente che mi sembra di essere diventata ancora una volta una nuova versione di me.

Ma chi sono veramente?

Qualcuno qui mi riconosce subito e sono costretta a salutare anche se vorrei solo confondermi con l'arredamento e starmene per fatti miei.

«Margot, sei davvero tu!?»
Una risata, poi un abbraccio improvviso.

«Pensavamo non saresti più tornata.»
«Sei sparita.»

Sorrido, quel sorriso che uso quando non ho voglia di spiegare niente a nessuno.
«Dovevo cambiare aria» rispondo, a tutti e nessuno in particolare.

Mi siedo al solito tavolo, vicino alla finestra.
Le chiacchiere scorrono leggere, ricordi stupidi e battute vecchie di anni che riescono persino a farmi ridere.
Per qualche minuto mi sento quasi normale, per un po' dimentico tutto il dolore che sento.

E poi qualcuno che mai avrei pensato di vedere qui prende posto al mio tavolo.

Bryce.

Mi irrigidisco quando mi parla, qualcosa non mi torna.
«Ciao»

«Che diavolo ci fai qui?» vive a Miami, perché è qui?
Nel mio vecchio bar preferito?

Il suo viso é strano, non c'è la strafottenza che ho visto quando era con il suo gruppo.
Sembra come se si fosse portato dietro qualcosa di irrisolto per chilometri.

«Devo dirti delle cose, lontano da casa e da Frederick, sopratutto, è più facile»
Solo sentir nominare il suo nome mi fa venire la pelle d'oca ed il mio cuore mi provoca del dolore fisico.

«Mi hai seguita fin qui?» gli domando a bruciapelo lui annuisce.
Ma santo Dio, non posso crederci.
«Se volessi raccontarmi la storia di Alya, grazie ma so già tutto, sei arrivato tardino» mando giù il groppo alla gola sperando che non si accorga di quanto male ancora mi faccia parlare di lei o di tutta questa storia.

Faccio per alzarmi e andarmene quando mi blocca per il polso fermandomi.
Ora vorrei solo ucciderlo, posso?

Lo guardo male e aspetto che dica quello che ha ancora da dire «Devo dirti qualcosa che probabilmente non sai sulla notte dell'incidente, ascoltami»

Faccio un respiro profondo muovendo il braccio costringendolo a lasciarmi e poi mi risiedo.
Devo sapere tutto, non posso permettermi di avere delle parti mancanti in questa storia.

«Ti ascolto, ma non toccarmi» gli dico perentoria «mai più»

«Prima di arrivare alla fine devo dirti un'altra cosa» sta volta è lui a fare un respiro profondo e quando rialza gli occhi verso di me i suoi sono lucidi «Io l'amavo» ammette con qualche difficoltà ed il mondo mi crolla addosso un'altra volta.

«Non credo di aver capito bene»
Devo aver capito male per forza.

«Io ero innamorato di Alya» mi viene quasi da ridere alla sua affermazione.

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