"Mi hai chiesto di essere come te,
senza mai capirmi"
FREDERICK
Rientro a casa che è quasi sera, con la mente ancora piena di formule, parole scambiate a metà e quella sensazione di vuoto che mi accompagna da giorni come un'ombra ostinata.
Chiudo la porta alle mie spalle con un gesto lento, mi tolgo le scarpe senza fare rumore e sbuffo appena, per abitudine più che per necessità.
Poi sento le voci provenire dal salone e mi blocco.
Non voglio vedere nessuno.
La voce di mio padre arriva subito alle mie orecchie, profonda e controllata come sempre seguita da un'altra, femminile, più morbida. Caroline é con lui.
Non voglio parlare con nessuno.
Mi fermo un istante nel corridoio. Non sapevo fossero qui, di solito la sera escono sempre, invece oggi?
Non sapevo nemmeno se avrei avuto la forza di sostenere una conversazione qualunque, figuriamoci una familiare, che non riconosco più.
Eppure avanzo. Ogni passo è un piccolo sforzo, come se stessi entrando in un territorio che può ancora ferirmi.
Come se potesse ancora spezzarmi.
Sono seduti sul divano, uno accanto all'altra.
Non si toccano, ma c'è una complicità silenziosa nel modo in cui si guardano, come se stessero condividendo qualcosa di importante.
Allora qualche emozione la prova anche lui.
Quando mi vedono Caroline si alza subito, con un sorriso gentile che non ha nulla di invadente mi dice piano «Ciao Frederick»
Annuisco appena. «Ciao»
Mi sento sotto scacco, i miei sensi sono tutti in allerta e non posso scappare.
Mio padre resta seduto, ma il suo sguardo è diverso. Non è distante, non è duro, sembra solo stanco. Mi indica la poltrona di fronte a lui. «Siediti. Per favore.»
C'è qualcosa nella sua voce che mi fa obbedire senza discutere. Cosa é cambiato?
Sento di essermi perso qualcosa di importante.
Mi siedo e incrocio le mani, come faccio quando non so dove metterle. Il silenzio che segue è denso, ma non ostile. Caroline ci guarda entrambi, poi prende la parola con una delicatezza che mi spiazza.
«Io vi lascio soli» dice. «Se avete bisogno, sono in cucina.»
Non c'è nessuno a parte noi sta sera a casa e la cosa mi sembra ancora più strana, c'è qualcosa di diverso...
Annuisco di nuovo. La guardo allontanarsi, sentendo una strana gratitudine per quella discrezione. Quando restiamo soli, mio padre inspira profondamente.
Lo vedo fare qualcosa che non gli ho mai visto fare davvero: esitare.
«Ho parlato con Margot» dice infine.
Il nome mi colpisce come un colpo secco al petto. Non dico nulla, non saprei cosa dire, quindi aspetto.
«Mi ha detto cose che non volevo sentire» continua. «E proprio per questo erano vere.»
Abbassa lo sguardo per un istante, poi lo rialza e mi guarda dritto. Senza difese, senza quel muro di perfezione che ho sempre visto a dividerci.
«Ho sbagliato con te.»
Le parole restano sospese tra noi. Non sono accompagnate da giustificazioni immediate, né da spiegazioni. Solo quell'ammissione, nuda.
Sento qualcosa muoversi dentro di me, una miscela di rabbia, sollievo e paura. Perché se lui ammette di aver sbagliato, allora tutto il dolore che ho provato era reale. E questo fa male.
Fa un male cane, cristo.
«Ho pensato di sapere cosa fosse meglio per te ed ho sbagliato tanto Fred» dice ancora. «Ho creduto che proteggerti significasse controllare, scegliere al posto tuo, allontanarti da ciò che ti faceva soffrire anche se era ciò che ti faceva vivere» deglutisce rumorosamente mostrandomi la tristezza che gli attraversa gli occhi «Ti ho trattato come un progetto, non come un figlio.»
Sento la gola chiudersi, non l'ho mai visto così...
«Mi hai fatto sentire sbagliato» riesco a dire. «Come se quello che provavo fosse un problema da correggere.»
Annuisce lentamente. «Lo so e me ne pento. Ti chiedo scusa, Frederick. Non perché mi aspetto che tu mi perdoni subito. Ma perché è la verità.» si sporge leggermente in avanti avvicinandosi a me «Ti amo più di me stesso. Anche quando non ho saputo dimostrarlo. Pensavo di farlo nel modo giusto. Pensavo che renderti simile a me ti avrebbe reso forte, da quando ho perso tua mamma...mi sono sentito perso anche io»
Una risata amara mi sfugge senza volerlo. «E invece mi hai solo insegnato ad avere paura di sentire, paura di amare e di perdere il controllo»
Il suo sguardo si inumidisce ma non distoglie gli occhi, è pronto a prendersi tutta la mia rabbia. «Lo so. E se potessi tornare indietro, ora, sceglierei diversamente.»
Resta in silenzio per qualche secondo, poi aggiunge «Amo Caroline. Non è un segreto ma questo non cancella l'amore che ho provato per tua madre. L'ho amata davvero. In modo diverso, forse imperfetto, ma reale. E amo te Fred, nonostante tutto e ti amo per come sei, perché non avrei potuto chiedere di meglio dalla vita che avere te come figlio»
Quelle parole mi arrivano addosso con un peso inatteso. Non so cosa rispondere, non so nemmeno se serve una risposta.
«E devo ringraziare Margot» continua. «Perché ha avuto il coraggio di dirmi ciò che tu non riuscivi ancora a dire. Mi ha fatto aprire gli occhi e per quanto mi faccia male ammetterlo, aveva ragione.»
Sento il cuore battere forte. Margot. La immagino qui, in questa casa, a dire cose che io ho sempre avuto paura di pronunciare. La immagino forte, ferma, viva e sento una fitta di mancanza così intensa da togliermi il respiro.
La amo.
Mi alzo lentamente. «Ho bisogno di uscire.»
La voglio.
Mio padre non cerca di fermarmi. «Va bene» dice. «Sappi solo che sono qui. Quando vorrai.»
Annuisco. Prendo la giacca e le chiavi. Prima di uscire, lo guardo un'ultima volta. Non so se riusciremo mai a ricostruire tutto ma per la prima volta non mi sembra impossibile.
Fuori l'aria è fresca. Salgo in macchina senza una meta precisa, poi il nome di Margot mi attraversa la mente come un richiamo inevitabile.
La devo vedere. Me la devo andare a riprendere.
La casa di sua nonna.
È lì che devo andare. Non per parlare, forse nemmeno per essere visto ma ho bisogno di averla più vicina.
Guido con le mani strette sul volante, lasciando che i pensieri scorrano liberi.
Penso a quanto mi ha ferito, a quanto mi ha salvato, a quanto mi ha insegnato a non vergognarmi di ciò che sento nonostante avesse paura di fidarsi mi ha donato il suo cuore.
Penso al suo corpo attaccato al mio, ai suoi meravigliosi tatuaggi e ai suoi occhi.
Penso a lei, così intensamente che ho quasi paura di vederla comparire veramente davanti a me.
Dopo ore passate a pensarla quando parcheggio davanti a quella casa che conosco fin troppo bene, il cuore mi batte come se stessi tornando a casa mia.
Lei é la mia casa.
Spengo il motore e resto seduto un attimo, respirando.
Non so cosa accadrà quando scenderò. So solo che non posso più scappare. E che, per la prima volta dopo tanto tempo, sento che forse posso ancora scegliere chi voglio essere ed io voglio lei, a qualunque costo.
E non ho più intenzione di nascondermi.
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Little Secret
RomanceMargot è stata delusa dall'amore e dalla vita. Ha eretto un muro che l'ha resa fredda e insensibile agli occhi degli altri, sa che le sue debolezze vanno nascoste. Odia ormai il mondo intero ma quando viene costretta a vivere nella stessa casa di Fr...
