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Maeve mi tirò su la cerniera dell'abito. Mi aveva obbligata a provarlo e poi aveva insistito perché lo comprassi, dicendo che era perfetto per me. Mi smagriva, sarà stato il nero. Era completamente in pelle, con delle piccole borchie oro lungo la scollatura a V, sul davanti. Corto, audace. Avevo le gambe praticamente nude. C'era un abisso tra questo vestito moderno e, a suo modo, sexy e gli abiti che Christabel mi faceva indossare. I suoi erano così sofisticati, così seri. Adatti ad una donna in carriera, meno ad una ragazzina.

Con questo vestito mi sentivo carina. Era giusto che, a 19 anni, portassi vestiti adatti a quell'età.

Maeve aveva messo una gonna a vita alta ed un top quasi invisibile che le scopriva la pancia. Ero felice di non essere l'unica che lasciava intravedere una grande quantità di pelle nuda. Mi sarei sentita in imbarazzo.

"Sei un incanto, Phoebe. Giuro! Ma adesso muoviamoci. May? Sei pronta?" domandò ad alta voce. La sorella fece capolino dalla porta. Aveva dei pantaloncini corti con una camicina, ma stava divinamente.

"Sono qui" cinguettò.

"Ottimo, andiamo".

Mi lasciai trascinare per un braccio fino al piano di sotto. Ero così agitata che non mi sentivo più le gambe. Dio, era soltanto una cena in compagnia. Non era normale sentirsi così a disagio. Fui seriamente tentata di fare dietrofront e mettermi a letto a leggere un libro.

Ma la porta si aprì. Una testa castana con due adorabili fossette nelle guance mi comparve davanti, sopra le mie due coinquiline che erano più basse di statura.

"Prego, venite".

Le Hamilton andarono per prime. Mayra si sedette immediatamente al fianco di Tyson che le riservò un dolce sorriso. Era davvero cotto!

Quando passai davanti a Kyle, le nostre braccia si sfiorarono appena, ma fu sufficiente per trasmettermi un brivido. Mi tirai mentalmente uno schiaffo, perché quella reazione non era assolutamente normale. E va bene, era bello. Ma questo non giustificava il mio comportamento. Cielo, era solo un ragazzo! La pelle d'oca causata da un contatto accidentale era decisamente ingiustificata.

Tutti mi stavano guardando, in attesa che dicessi qualcosa. Ero io quella nuova, quella che nessuno aveva mai visto. Ero io l'intrusa. Per la seconda volta in pochi minuti mi venne voglia di scappare, ma mi resi conto che sarei stata ancora più ridicola. Ero lì e lì dovevo restare, se non volevo essere presa in giro per gli anni successivi. Dato che non avevo voglia di cambiare college per fuggire da prese in giro intollerabili, era meglio per me evitare figuracce.

"Ragazzi, lei é Phoebe, la nostra nuova compagna di vita" mi salvò Maeve. Mi promisi di ringraziarla più tardi, nel frattempo mi limitai ad un cenno di saluto con la mano rivolto ai ragazzi seduti sul divano al centro della stanza.

Ma poi anche lei mi abbandonò. Prese posto su una poltroncina davanti al televisore e si concentrò sulla partita. Non avevo mai amato il football, mi annoiava. Robert lo guardava, ogni tanto, quando venivano degli amici a cena. Erano gli unici appuntamenti informali che si permetteva. Erano come un momento di sfogo, per lui. A volte lo avevo pure visto ridere. Era l'unico momento, a parte quando giocava con Pearle, in cui sembrava davvero felice, sereno. Poi, però, tornava il solito mostro.

"Phoebe, lascia che ti presenti tutti" si propose Kyle, avvicinandosi a me. Mi sforzai di seguire le presentazioni, anche se il suo corpo così vicino mi impediva di riflettere razionalmente. Era divino, con quella camicia scozzese sui toni del rosso completamente sbottonata e la stessa canottiera aderente che portava quando l'avevo incontrato prima. I jeans, però, completavano l'opera. Una gran bella opera d'arte.

InconsapevolmenteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora