Le nuvole bianche volteggiavano nel cielo di un azzurro vivacissimo. Il sole mi accecava la vista, per quanto fosse forte. Non potevo sentire il fluire del vento, ma sembrava che nell'aria ci fosse una leggera brezza. Era una giornata persino paradisiaca, considerando che fosse soltanto febbraio. Eppure, dentro di me c'era l'inverno più profondo.
Il buio, il ghiaccio. Il nulla. Non provavo altro se non queste sensazioni. Vuoto. Mi sentivo inerme, a tal punto che l'aereo non mi faceva neanche più paura. Guardavo fuori dal finestrino senza rendermene conto. Vedevo gli alberi, piccoli sotto di me, ma non pensavo a quanto fossero lontani. Non pensavo a niente. Se non a concentrarmi sul paesaggio al di fuori, per non girarmi alla mia destra.
Lo sentivo respirare. Lo sentivo spostarsi. Semplicemente lo sentivo.
Eravamo saliti sul taxi senza dire una parola. Colazione da soli, io in un bar appena dopo il check in. E lui, non so dove fosse andato. Fila per l'imbarco separati, quando ero arrivata al mio posto si era alzato per permettermi di raggiungere il sedile di fianco al finestrino. In perfetto silenzio. Come due sconosciuti.
Mi appisolai per pochissimo, svegliandomi di soprassalto in seguito ad un brutto sogno. Che poi, era la realtà. Nel mio inconscio lui, a bordo di una barchetta, correva rapidissimo lungo un fiume in piena. Trascinato dalla corrente, non riuscì a fermarsi prima di una cascata e cadde giù. Per sempre.
Mi mancava il fiato, quando ripresi consapevolezza di dove mi trovavo. Ansimavo, ancora scossa da quella visione.
Passai così tutto il viaggio. Tentavo di riposarmi, ma ecco che quegli incubi tornavano a fare capolino nella mia mente.
Quando, finalmente, i nostri piedi toccarono la terra ferma, fui invasa da un senso di sollievo. Casa. Volevo tornare a casa. Mi diressi a passo spedito seguendo le indicazioni a caratteri cubitali sui pannelli. Uscita. Cercavo soltanto l'uscita.
Mi precipitai fuori praticamente correndo, tirandomi dietro con fatica il trolley, le cui ruote rotolavano rapidissime sul pavimento. Mi fermai sul marciapiede, ansimante, a guardarmi intorno. Avevo il fiatone, per la corsa. Ero abbastanza sicura di aver seminato Kyle. In ogni caso, non mi importava. Io sarei salita sul primo taxi disponibile e me ne sarei tornata a casa. Con o senza di lui. Era infantile, quella situazione. Ne ero consapevole. Scappare era sempre stato il mio mestiere, la mia dote, la cosa che mi riusciva meglio in assoluto. Ma non mi ero mai abbassata a tanto. A correre via come una bambina, senza avere il coraggio di dire neanche una parola. Quando me n'ero andata da Birmingham, lo avevo fatto senza nascondermi. Avevo detto a Christabel e Robert che me ne sarei andata. E così é stato.
Ora, invece, continuavo a guardarmi le spalle con il timore che lui arrivasse. Anche se, in fondo, era colpa sua se ci trovavamo in quella situazione. Mi aveva detto di non voler avere a che fare con me? Bene. Stavo al gioco. Sentendomi morire dentro, ma stavo al gioco. E mi ero abbassata al suo stesso livello.
Un'auto bianca si fermò - finalmente - di fronte a me. In un batter d'occhio saltai su, mi allacciai la cintura e comunicai l'indirizzo all'autista.
Quando misi piede sul pianerottolo del mio appartamento, mi sorpresi nel rendermi conto che ero stata lontana solo tre giorni. Mi sembrava passata una vita, almeno. Era successo di tutto: dal discorso per Mary con cui attaccavo i miei genitori al vero e proprio confronto con loro, dalla visita a nonna Philippa a quella molto sofferta a mia sorella Pearle, per poi concludere con la discussione con Kyle. E l'ammissione del fatto che provava qualcosa per me.
Girai la chiave nella serratura per tre volte, prima di poter aprire la porta. Maeve, che era seduta sul divano con una tazza fumante tra le mani, si precipitò ad abbracciarmi. Accidenti, anche a lei sembrava passata un'eternità dalla mia partenza, vista la reazione.
Sorrisi, mentre ricambiavo quella stretta.
"Bentornata, Phoebe. Tutto bene?" mi domandò, una volta che si fu staccata.
Sorrisi, annuendo. "Tu, tutto bene?".
Lei rispose allo stesso modo, osservandomi con attenzione. "Sembri distrutta" constató "É successo qualcosa?".
Sí, che era successo qualcosa. Ero nei guai fino al collo. Mi ero legata così tanto al ragazzo del piano di sotto che la sua lontananza mi faceva male. E gli piacevo, solo che non mi voleva. Non valeva la pena combattere per me. Ed io che per lui avrei fatto di tutto, persino andare contro me stessa. No, codarda. Perché me ne stavo lì, da sola, anziché essere con lui. Perché avevo preso un taxi da sola, ero scappata. Anziché combattere. Ero una vigliacca, proprio come lui. Ma tranquilla, Maeve. Andava tutto bene.
Scrollai le spalle. "Ho paura di volare e ci sono state un paio di turbolenze che mi hanno spaventata. Tutto qui" mi limitai a dire, senza neppure dover mentire così tanto. Peccato che la mia situazione dipendeva da tutto tranne che dal movimento dell'aereo.
Lei mi fissò, aggrottando le sopracciglia. Non se l'era bevuta, quella scusa. Poco ma sicuro. Eppure, sembrò far finta di nulla. Era un aspetto che amavo di lei. Non mi spingeva a dire nulla, se non ero la prima a farlo.
Poi, però, le sue parole mi spiazzarono. "Adesso vuoi dirmi una buona volta perché ti sei portata dietro Kyle? Non ti arrabbiare, aspetta, lasciami parlare. Non metto in dubbio che siate buoni amici, che vi troviate bene insieme, che andiate d'accordo. Ma non puoi convincermi che siate solo quello. É evidente che ci sia altro, tra di voi. A me sembrate così carini insieme! Apri gli occhi, amica. É bello, gentile, intelligente, simpatico e con un ottimo senso dell'umorismo. Dammi una motivazione per cui tu non ci voglia provare con lui, Phoebe, perché io non lo capisco. E poi, sinceramente, mi sembrate entrambi cotti a puntino. Te lo sei portata al funerale della tua tata! A chi altro vuoi far bere questa storia dell'amicizia?".
Silenzio. Ansia. Panico. Chiusi gli occhi. Mi intimai di respirare. Silenzio. Ansia. Panico. Basta. La situazione mi stava sfuggendo di mano. Basta. Non ce la facevo più.
"Nessuno ti ha chiesto di dire niente" sbottai, arrabbiandomi inutilmente contro la mia più grande amica. Poi, riprendendo controllo di me stessa, mi scusai. "Mi dispiace. Sono molto stanca e... non voglio parlarne. Vado in camera mia".
Passai una buona ora a fissare il soffitto. Sdraiata sul letto, a pancia in su, a fissare il soffitto. Stringevo a me il cuscino, cercando conforto.
Pranzai in silenzio, con un panino ed una bottiglietta d'acqua. Maeve tentò di farmi ragionare. Arrivò persino a chiedermi scusa per il suo comportamento, credendo che quel distacco dipendesse da lei. Ma magari. Ero io ad essere sbagliata. Io avevo sbagliato tutto, avevo perso l'unica persona che mi stava ridando la vita. Avevo perso me stessa. E lei non avrebbe potuto fare nulla per cambiare la situazione.
Ancora una volta mi resi conto di quanto fossi infantile. Lei cercava di aiutarmi ed io non glielo lasciavo fare. Non era di lei che avevo bisogno, per quando desiderassi stare meglio.
Decise di passare il pomeriggio a guardare dei film. Il primo lo scelse lei, tra la sua raccolta di Dvd, sostenendo che fosse estremamente divertente. A metà, quando era passata quasi un'ora, ancora non avevo riso. Però, dovevo ammetterlo, mi era servito per rilassarmi. Man mano che i minuti passavano, la tristezza scivolava via. Addirittura, arrivai a scegliere con entusiasmo il secondo film di quella giornata.
Preparammo insieme la cena, approfittando dell'assenza di Mayra per scegliere le pietanze. Maccheroni al formaggio, come solo la maggiore delle Hamilton sapeva fare. Collaborai, per quanto fossi in grado, nella preparazione. Era importante, in quel momento, rendermi conto che avrei potuto vivere ancora. Che c'era altro, al mondo. Certo, nessuno era lui e nessuno sarebbe stato lui. Ma non sarebbe tornato, era stato molto chiaro su questo punto.
Ed io dovevo farmene una ragione.
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Inconsapevolmente
RomanceDall'Alabama alla California con il suo pick up blu. Phoebe sta scappando da una vita che non sentiva più sua, o che non era mai stata sua. Stockton é il luogo giusto per inseguire i suoi sogni, cancellando tutto ciò che é accaduto prima del trasfer...
