"Mi sono innamorato di te".
No, non stavo sognando. Lo aveva detto veramente. E lo aveva detto a me. Il cuore martellava come impazzito nel mio petto. Ero certa che il ritmo del mio muscolo vitale fosse aumentato esponenzialmente, a quella frase. Mi ero dimenticata come respirare. Restai con la bocca socchiusa, senza emettere fiato, per una buona manciata di secondi.
Fin quando la sua mano non raggiunse di nuovo il mio viso, questa volta sfiorando la guancia con più decisione. Percorse i miei lineamenti con una lentezza estenuante, come a volerli imprimere chiaramente dentro di sé. Indugió più del dovuto sulle labbra, passando il pollice a pochi millimetri da quello inferiore. Infuocandomi.
"Mi sono innamorato di te, scricciolo. É successo, non so spiegarmelo. Sono innamorato, te lo giuro".
Sospirai per la delusione quando ritrasse la mano. Nonostante fossimo ancora pericolosamente vicini, una tristissima sensazione di vuoto si fece strada dentro di me. Era a soli pochi centimetri, eppure così lontano. Non mi spiegai il gesto che compii poco dopo in altro modo se non con questa parola: desiderio. Gli afferrai la mano, intrecciando rapidamente le nostre dita e stringendo forte. Davvero molto forte. Avevo paura, anche io, che qualcosa andasse storto. Che, uscendo da quella stanza, sarebbe tutto finito per sempre. Avevo paura che fosse un sogno, che fosse uno scherzo, un'allucinazione. Avevo paura, ma stringendogli la mano ne avevo un po' meno.
"Kyle, ti prego, non andare via" mugugnai, come una bambina che supplica la madre di non lasciarla sola all'asilo. Ecco, più o meno mi sentivo così. L'idea di essere abbandonata era chiodo fisso nella mia mente. Non avevo mai provato la tristezza di tutti i bambini quando i genitori li salutano, nel loro primo giorno di scuola. Non l'avevo provata, perché non avevo mai avuto una vera famiglia. Non prima di incontrare lui. Era diventato l'unica famiglia che io avessi ma avuto. O forse, l'unico con cui avessi mai desiderato avere una famiglia. La sfumatura era molto sottile, d'altronde.
Lui, in risposta, mi cinse i fianchi con le mani in una presa leggera, ma decisa. Ancora più vicini, ancora più un tutt'uno.
"Scusami. So di averti fatto male, settimana scorsa. So anche che non ci sono motivazioni per quello che ho fatto. É solo che... non pensavo di essere così preso da te da non riuscire a vivere senza. E, invece, fidati, lo sono. Questi giorni sono stati i più brutti della mia vita. Che tu mi creda o no, non ho mai provato tanta solitudine e tanta depressione quanto in questa situazione. E di sofferenze ne ho avute tante, purtroppo, in questi vent'anni. Non ti posso giurare che andrà sempre tutto bene, che sarò perfetto e non avrai nulla da rimproverarmi. Però, credimi, posso giurarti che farò tutto il possibile perché vada per il meglio. Al meglio delle mie possibilità. Non so come si fa ad amare. Non so se ne sono in grado. Ma voglio che tu mi possa aiutare a scoprirlo. Voglio che tu possa aiutarmi a fare ogni cosa, nella vita. Come io voglio fare con te. Ti chiedo scusa, tesoro, per ogni volta che hai dovuto soffrire per me. Scusami. Credevo di proteggerti e invece.. ho fatto un casino. Ho paura, perché se dovessi farti male di nuovo non so se potrei mai perdonarmelo. Però io non posso stare fermo, senza fare nulla. Non posso vivere un secondo di più senza la consapevolezza che tu mi appartenga, totalmente. Ti voglio, anima e corpo, per la mia intera vita. Nel caso ti stessi chiedendo se parlo in questo modo per l'alcool che ho bevuto.. no. No, sono innamorato di te anche da sobrio. E mi ricorderò alla perfezione ogni momento di questa serata, ogni parola che ti sto dicendo. Forse non avrei mai avuto il coraggio di confessare così tante cose in poco tempo, se non avessi bevuto. Ma lo avrei fatto, prima o poi, perché non avrei mai voluto vivere con un rimpianto così grande. Ti amo, Phoebe. Amo quella che sei, quella che mi fai essere. Amo quando sei in imbarazzo, quando ti metti i vestiti di dieci taglie più grandi. E amo anche quando ti vesti elegante, diamine. Amo il fatto che tu abbia un pick up, che tu sia coraggiosa e avventurosa. Amo che tu sia intraprendente, avvicente, mai scontata e sempre da scoprire. Amo quando ti arrabbi e metti il broncio, quando sei pensierosa e ti isoli dalla gente. Amo quando sei controllata e razionale, ma soprattutto quando abbatti i tuoi paletti e ti lasci andare. Amo quando mangi la crêpe con il cioccolato e ti sporchi il viso senza accorgertene. Amo quando studi e sei concentrata, aggrotti il viso e ti mordi le labbra. Anzi, quello mi fa anche eccitatare. Okay, forse questo da sobrio non l'avrei detto. Ti amo, Phoebe. Davvero. Ti amo come non ho mai amato nessuno, come non credevo si potesse amare. Resta con me, piccola mia, per sempre, perché io..".
Basta.
Non volevo sentire una parola di più.
"Zitto, basta!" lo interruppi "Baciami, baciami come non mi hai mai baciata. Sono tua, anima e corpo. Baciami, perché ti desidero così tanto che sto per impazzire".
Non se lo fece ripetere un'altra volta. E, quando le labbra si schiusero, automaticamente le mie mani si posizionarono sul suo volto. Lui, in risposta, mi strinse ancora più forte. In quel momento, più che mai, lo capii. Eravamo una cosa sola. Legati così profondamente che era impossibile da immaginare o spiegare a parole. Ma, in quel bacio, era tutto scritto. L'amore era quello. L'amore, il mio, era lui.
Mi lasciai andare ai ricordi. Alla prima volta che lo vidi, mentre andavo a buttare la spazzatura. A quando lo avevo accompagnato a prendere le pizze. Alle lezioni di letteratura, al progetto insieme. Alla prima - sudata, da parte sua - uscita, con la crêpe rum e cioccolato. Alla quotidianità, ai piccoli gesti. Alla serata di Halloween nel campo delle stelle, al Thanksgiving con i suoi genitori. Alle sue sorelle, Kimberly e Katherine. Ai cupcake di Kim. Ai suoi adorabili nipotini, alla cavalcata al maneggio. Alla casetta sull'albero la notte di Natale, al nostro primo bacio. Al fatidico 28 dicembre e giorni a seguire, alla gioia nel sapere che avremmo festeggiato insieme il capodanno. Al secondo bacio, un fuoco ardente come quello che ci stavamo scambiando in quel momento. Al viaggio a Birmingham, al litigio. Ed ora, alla pace. Che stavamo sigillando in quel momento.
Ci staccammo, quel poco che bastava per riprendere fiato. Ma, improvvisamente, lui fece un passo indietro. Come in allarme.
"Mi sembra che ci sia qualcosa che devo darti" annunciò, con un adorabile ghigno sul viso. Oh, l'avrei baciato nuovamente. E volentieri. Ma ero troppo impegnata a capire di cosa stesse parlando.
Quando, aperto il cassetto del comodino, notai un cofanetto vellutato.. tutto mi fu più chiaro.
La stellina argentata passò in un battibaleno dalla scatola al mio collo. Mi sentii completa, in quel momento. Era diventata parte integrante della mia pelle. E quella settimana senza me lo aveva mostrato chiaramente. Era capitato più volte che mi toccassi il collo, senza trovarla. Ecco che, allora, ogni volta rischiavo un attacco di panico.
"Ora sei di nuovo la mia stella, amore mio" mi sussurrò all'orecchio, richiudendo il gancetto con un colpo sicuro.
Mi voltai, tornando a concentrare lo sguardo nei suoi occhi. Due pozzi profondi, blu. Due immense distese di acqua. Due cieli limpidi. Due universi, di cui ero pazza.
"Lo sono sempre stata, Kyle. Sono sempre stata la tua stella".
Sorrise, stampandomi un bacio a fior di labbra. Mi sarei dovuta abituare a quelle dimostrazioni d'affetto? Volentieri. Non mi avrebbe di certo causato problemi, quel gesto.
"Ti ho già detto che ti amo? Ti amo, ti amo, amore mio. Lo sai, vero?".
Presi un respiro profondo, immagazzinando nei polmoni tutta l'aria che potessero contenere. Ero pronta. Ed era il mio momento, di fare un passo avanti e buttarmi nel vuoto. Già, perché era un'avventura del tutto nuova. Ma non l'avrei vissuta da sola. Lui si sarebbe buttato con me. E, con lui, avrei fatto qualsiasi cosa.
"Sí, mi hai già detto che mi ami. Sono io, che non te l'ho ancora detto".
Tre, due, uno.
Salto nel vuoto.
Il più bel salto della mia vita.
"Ti amo, Kyle. E, inconsapevolmente ti ho sempre amato".
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Inconsapevolmente
RomanceDall'Alabama alla California con il suo pick up blu. Phoebe sta scappando da una vita che non sentiva più sua, o che non era mai stata sua. Stockton é il luogo giusto per inseguire i suoi sogni, cancellando tutto ciò che é accaduto prima del trasfer...
