Passai un'altra settimana nell'ombra. Comprai libri e quaderni, un astuccio, un po' di cancelleria ed una borsa abbastanza grande per contenere tutto. Andai alla segreteria del college per ritirare l'elenco dei corsi che avrei dovuto frequentare quel semestre. A casa mi sentivo tranquilla, soprattutto perché al contrario di Mayra conoscevo già la vita universitaria. Eppure, quando raggiunsi la porta del corso di letteratura, mi si bloccarono le gambe. Sembrava che non funzionassero più. Dovetti respirare lentamente per almeno un minuto nel tentativo di fermare quell'attacco di panico.
"Phoebe, giusto?" mi chiamò qualcuno alle mie spalle. Era Logan, il coinquilino di Kyle e Tyson. Dedussi di non essere stata abbastanza appariscente la sera della festa, se non era nemmeno sicuro di come mi chiamassi. Non che me ne importasse qualcosa, alla fine. Ero io che me n'ero stata in un angolo tutto il tempo.
Annuii. "Sei anche tu a letteratura?" domandai. Anche se non lo conoscevo, almeno sapevo il suo nome e, magari, mi sarei seduta affianco a qualcuno di non così ignoto come immaginavo.
"No, sto andando ad astronomia. Solo che mi stavo chiedendo come mai fossi in piedi davanti a quella porta da ore" ridacchiò. Mm, spiritoso. Non ero dell'umore giusto per scherzare, dato che ero in ansia persino per la mia materia preferita.
"Stavo pensando se avevo preso tutto" mi giustificai, poi spalancai la porta ed entrai in classe. In fondo, non dovevo spiegare a lui il perché delle mie azioni. Ma l'avevo fatto.
Presi posto in penultima fila, al bordo. Con un po' di fortuna avrei avuto in corso qualcuno di simpatico e gentile con cui avrei potuto tentare di creare un'amicizia. Non sapevo da che parte iniziare, in tutta sincerità. Forse chiedendo il nome o magari facendo battute per prendere in giro il professore.
Proprio in quel momento, entrò in classe. Era una donnina minuta, raggiungeva a malapena il metro e cinquanta. Aveva capelli grigi pettinati con cura e un trucco leggero ma impeccabile. Per completare l'opera, un paio di occhiali da lettura sulla punta del naso. Quando aprii bocca, la sua autorevolezza si fece sentire.
"Benvenuti a letteratura. Sono la professoressa Clark e sarò la vostra insegnante questo semestre. Iniziamo subito, il primo argomento sarà un classico. Dovete sapere che é uno dei miei autori preferiti. Oggi parliamo di..".
La sua voce autoritaria fu interrotta dalla porta che si spalancò. Comparve l'ultima persona che avrei voluto avere in corso, soprattutto per come erano finite le cose tra noi la settimana prima. Kyle stava là, in piedi, con aria strafottente. Alzò lo sguardo su di me per un istante e poi lo riportò sulla professoressa.
"Scusa il ritardo, vado a sedermi".
"Hudson, un altro ritardo e le do una di quelle punizioni memorabili. Non mi sfidi. Ah, le ho detto mille volte di darmi del lei, per cui veda di adattarsi" comunicò in modo chiaro e severo. Mai e poi mai mi sarei rivolta ad un professore come Kyle aveva appena fatto con la Clark. Io portavo il massimo rispetto con chi aveva il potere. In quel caso, la professoressa.
Prese posto affianco a me, mentre la donna continuava a parlare. A quanto pare, il fatidico scrittore sarebbe stato Edgar Allan Poe. Mi piaceva, avevo letto diversi racconti della sua raccolta e mi erano piaciuti molto. Ero certa che non sarebbe stato un semestre pesante, ma quando Kyle iniziò a parlare dovette ricredermi.
"E così siamo nello stesso corso, scricciolo".
Strinsi forte la penna nella mano, finché le nocche non mi diventarono bianche. Non potevo permettermi di perdere la pazienza durante una lezione.
"Zitto, vorrei seguire".
"Un secondo, Phoebe. Guardami".
Mi voltai, con la speranza che la piantasse. In quel momento, però, mi resi conto che avrei potuto fissarlo per ore. Oh, le sue fossette. Così carine in mezzo alle guance. Dovetti resistere per non accarezzarle, perché sarebbe stato del tutto fuori luogo.
"Ricominciamo da capo. Non farò più lo stronzo con te, te lo giuro. Pace?".
Sospirai. Non volevo avere brutti rapporti con i compagni di corso, una vita tranquilla era ciò a cui puntavo. Perciò mi ritrovai ad annuire.
"Quindi amici?" mi porse la mano. Gliela strinsi, il suo calore mi arrivò in tutto il corpo. Feci un respiro profondo.
"Amici" acconsentii, rendendomi conto che lui era il mio primo amico. Ufficiale, per lo meno. Potevo ritenere tali anche Maeve e Mayra, ma loro erano femmine. I maschi, di solito, non sono mai soltanto degli amici per delle ragazze. Anche se c'è qualcuno che pensava che l'amicizia tra maschio e femmina fosse possibile. Ed io, dopo questo patto con Kyle, ero tra loro.
Durante il resto della lezione non mi disturbó. Era la sua presenza a darmi fastidio. In particolare, il suo braccio che mi sfiorava ogni volta che si metteva a scrivere. Era mancino, ed essendo seduto alla mia destra il braccio con cui prendeva appunti era esattamente quello vicino al mio. Una vera tortura, calcolando che mi venivano i brividi ad ogni contatto. Vivere chiusa in casa per diciannove anni stava mostrando i suoi aspetti negativi. Primo tra tutti, il fatto che non ero abituata a stare al fianco di un ragazzo così bello.
Radunai i miei quaderni nella borsa ed uscii in corridoio. Imboccai la strada verso destra, che portava al dipartimento di arte. Fortunatamente, nessuno mi seguii. Terminai le lezioni nel primo pomeriggio. Ero esausta, ma ero felice perché avevo trovato ottimi professori. Potevo senza dubbio mettere cinque stelline sul sito di valutazione dell'Humphreys College di Stockton.
Recuperai il pick up e guidai verso casa. Mi sedetti sul retro del furgone, perché c'era un bel sole caldo e non avevo voglia di chiudermi tra quattro mura. Poi, la macchina delle Hamilton non era ancora arrivata e, di conseguenza, sarei stata sola. Strano ma vero, avrei proprio desiderato un po' di compagnia. Era una sensazione completamente nuova, quella di sentirsi sola. Non mi era mai capitato di avere bisogno di qualcuno accanto, anche solo per scambiare quattro chiacchiere.
Ma, quando un conosciuto pick up nero si fermò al fianco del mio, desiderai scomparire. Kyle scese rivolgendomi un sorriso splendente. Dio, con il riflesso del sole era ancora più bello.
Dall'altra portiera una voce femminile si fece sentire. Un'odiosa voce femminile.
"Kyle, tesoro, mi aiuti a scendere? Lo sai che questo coso é così in alto.. ho paura di farmi male" cinguettò. Era decisamente insopportabile. Bethany era la classica persona dalla quale volevo tenermi a dovuta distanza. E poi, era ridicola. Non sapeva nemmeno scendere da una macchina, ma camminava tranquillamente su quindici centimetri di tacco. Ipocrita.
E Kyle, da perfetto gentiluomo, si precipitò ad aiutarla. La prese in braccio e la fece tornare con i piedi per terra. Bleah, disgustoso.
"Grazie dolcezza" gli disse lei, prima di scoccargli un rumoroso bacio sulla bocca. Quando si ritrasse, sembrava che tutto il suo rossetto fucsia si fosse trasferito sulle labbra di lui. Trattenni una risatina, girandomi dalla parte opposta.
Controllai di aver chiuso il mio adorato veicolo a chiave e saltai giù. Feci due passi verso il portone, poi mi voltai. Giusto in tempo per vedere Beth che si strofinava contro il suo scopamico, stando bene attenta a mettergli le tette sotto il naso. Ridicola.
Lui, però, non la guardava. Perché guardava me. Per un attimo, dimenticai dove mi trovavo. Il suo sguardo era così intenso che mi sarei potuta sciogliere all'istante. Scossi il capo per allontanare quella stupida reazione. Avevo in mente una frasetta perfida, da dire copiando il tono di Bethany.
"Ah, Kyle" feci la voce più falsa che ero in grado di produrre "Il fucsia ti dona molto".
Detto questo, salii indisturbata le scale che portavano al mio appartamento. Inserii la chiave nella toppa, la girai due volte e la porta si spalancò. Mi lasciai cadere sul divano e chiusi gli occhi.
Finalmente ero al sicuro, lontano da lezioni universitarie, da professori, da puttane e, soprattutto, da bei ragazzi. Ero lontana da Kyle Hudson e questo mi bastava.
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Inconsapevolmente
RomanceDall'Alabama alla California con il suo pick up blu. Phoebe sta scappando da una vita che non sentiva più sua, o che non era mai stata sua. Stockton é il luogo giusto per inseguire i suoi sogni, cancellando tutto ciò che é accaduto prima del trasfer...
