Passeggiavo su e giù per il corridoio del mio appartamento. Ero fuggita, come sapevo fare molto bene, dal piano di sotto, andandomi a rifugiare tra le mura di casa mia. Avevo bisogno di pensare da sola, di assimilare quanto stava succedendo ed elaborare una soluzione.
Kyle, il bacio, la fuga. Non ci capivo nulla. Perché doveva a tutti i costi stare da solo, senza nemmeno dire dove si stava nascondendo?
Il portone si aprì, mostrandomi le sorelle Hamilton, tornate dalla riunione che mi aveva così tanto sconvolta.
"Come stai?" mi rivolse uno sguardo impietosito Maeve. Sembrava quasi in pena per me. Anzi, lo era. Dovevo avere una pessima cera, data la situazione.
Scrollai le spalle. "Non lo so. Non riesco a capire, tutto questo mi distrugge".
"Si vede" mi sorrise Mayra "ma tu non hai la minima idea di cosa possa succedergli in questi giorni?".
Scossi la testa, negando. "Pensavo di sapere molto di lui, ma non é così" ammisi con rammarico.
Ed era vero. Ero convinta, per lo meno, di contare qualcosa per lui. Di essere abbastanza importante perché lui se la sentisse di confidarsi con me. Credevo fossimo veramente in sintonia. E se lo dicevo io, che ero la ragazza asociale per eccellenza, voleva dire che qualcosa tra di noi c'era - o c'era stato - veramente.
Maeve mi abbracció di slancio. Mi lasciai avvolgere dalle sue braccia affettuose e amichevoli. Mi scappò anche una lacrima, che raccolsi facendomi passare una mano sul viso. Non mi ero mai sentita così impotente. Consapevole che la persona a me più cara sembrava scomparsa nel nulla.
La ragazza si staccò da me e mi fissò con i suoi occhioni spalancati. "Non hai proprio idea di dove possa essere? Non so, un posto speciale per lui. Dove va quando qualcosa non va".
Mi presi qualche istante per riflettere. Il ranch dei suoi genitori, per quanto ne sapessi, era un luogo importante per lui. Significativo, per lo meno.
"Secondo voi, dovrei andare alla tenuta, dai suoi genitori?" chiesi sinceramente. Forse valeva la pena tentare. In fondo, era l'unico posto importante per lui che conoscevo. Se non avessi tentato, sarei potuta restare con il rimpianto per molto tempo.
Le due sorelle si guardarono negli occhi, come a scambiarsi messaggi silenziosi. La loro complicità mi ricordava quella tra me e Pearle, prima della sua morte. Il legame tra fratelli o sorelle é così profondo che solo chi ne possiede uno può capire di cosa parlo.
"Secondo noi dovresti" parlò la minore delle due "o partiresti con l'idea di non aver fatto abbastanza. Sempre che tu voglia venire, in montagna. Ma non perdere la possibilità di divertirti, per favore".
Sorrisi. Era così carina a preoccuparsi per me. "Non lo so, ragazze" mi rivolsi ad entrambe "non so nulla, in questo momento. Andrò al ranch".
Presi la mia decisione e sgusciai in camera mia. Mi cambiai, infilando un paio di jeans ed un morbido maglione di lana. Indossai gli stivaletti e presi al volo la mia borsa, cercando disperatamente le chiavi del pick up tra la marea di oggetti che erano contenuti. Salutai frettolosamente le Hamilton, correndo giù per le scale ad una velocità inaudita. Non ero mai stata così in ansia di partire. Nemmeno quando avevo lasciato Birmingham, lasciandomi alle spalle una vita che non sentivo più mia.
Mi misi al volante. Le mani si muovevano in automatico, girando il volante nella direzione che dovevo seguire. Quella strada era ormai entrata nella mia memoria. Non avevo bisogno nemmeno di pensare. Sapevo già quale fosse la direzione da seguire.
Arrivai al ranch in un tempo record. Non ricordavo di averci mai messo così poco, nemmeno quando era Kyle a guidare. L'idea di aver superato i limiti di velocità fece capolino nella mia mente, ma mi imposi di non pensarci. Non era quello il momento per lasciarsi prendere dal panico. Avevo già un altro obiettivo, che non aveva niente a che fare con l'eccesso di velocità. Era trovare Kyle. Capire. Semplicemente, capire. E, se me l'avesse concesso, anche stargli accanto. Come lui aveva, ripetutamente, saputo fare con me.
Scesi dal pick up con un balzo, atterrando sulla ghiaia e facendo alzare una nuvoletta di polvere. Era il primo pomeriggio, avevo pranzato soltanto con un panino durante il viaggio. Il sole splendeva nel cielo, ma soffiava una brezza fredda tipica di quel mese invernale.
Ormai a mio agio in quel luogo, salii gli scalini del terrazzo e bussai un paio di volte alla porta.
Nemmeno trenta secondi dopo, una Kim sorridente comparve davanti a me. Sorpresa di vedermi, rimase un istante senza parole.
"Buongiorno, Kim" salutai educatamente.
"Heilá, Phoebe. Che sorpresa! Che ci fai qui?" rispose lei.
Feci un respiro profondo. Un senso d'ansia mi attanagliava lo stomaco. Non sapevo bene come esordire nel mio discorso. Che avrei dovuto dire? Annunciare così, su due piedi, la fuga del fratello?
Alla fine presi tempo. "I tuoi genitori sono in casa?" chiesi.
Scosse la testa. "No, sono alla scuderia. Avevano delle cose da sistemare, sono usciti poco fa. Che succede?" domandò allarmata. La mia faccia doveva aver fatto trasparire tutta la mia preoccupazione, segno che non si trattava di qualcosa di poca importanza.
Chinai lo sguardo. "Si tratta di Kyle" annunciai.
Spalancò gli occhi. Sembrò rendersi improvvisamente conto di qualcosa. "Oggi é il 28 dicembre.." disse tra sé e sé. Cosa sapeva? Che cosa aveva di tanto strano quel normalissimo giorno di dicembre?
Non mi diede nemmeno il tempo di pormi altre domande, che mi fece cenno di seguirla. "Vieni di là, in terrazza sul retro. Staremo più tranquille".
Camminai senza dire una parola, raggiunsi la nostra meta e presi posto sul dondolo al suo fianco. Mi passai nervosamente una mano tra i capelli, pettinandoli all'indietro.
"Che cosa sai?" mi interrogó.
"Poco e niente. Stamattina ho parlato con i nostri amici di capodanno. Mi hanno detto che Kyle, come dire.. scompare sempre in questi giorni. E torna solo a gennaio. Non ha detto niente di più a nessuno, non sappiamo dove sia e ha lasciato il telefono in appartamento. Non me lo spiego, Kim. Pensavo fossimo amici. Non sapevo neanche fosse partito. Almeno gli altri sapevano che se ne sarebbe andato!" mi sfogai.
Dal modo in cui Kimberly mi guardava mi resi conto di essere piuttosto disperata.
Lei mi rispose pacatamente, come se stesse spiegando qualcosa ai suoi figli. Aveva un tono dolce, delicato. Voleva tranquillizzarmi. "Sono tre anni, ormai, che si isola. Sempre negli stessi giorni. Gli ricordano... qualcosa di brutto. Non voglio essere io a parlarne con te, perché so che lo farà lui. E quando lo farà, potrai essere certa che é innamorato di te".
Il mio cuore perse un battito. Cosa era successo a Kyle, anni fa?
"Tu sai dov'è?".
"No, Phoebe. Non l'ha mai detto a nessuno. Non porta il telefono perché, per lui, sono giorni in cui si estranea dal mondo. Non vuole essere cercato. Ma se dovessi essere tu, a trovarlo, non credo ci resterebbe male. Forse all'inizio, ma poi..".
"Okay, basta" la interruppi "noi siamo amici, Kim. Ne parli come se stessimo insieme".
"Trovalo, Phoebe. Fidati di me. Ho visto Kyle guardare solo un'altra persona come guarda te. E, posso assicurarti, é lo sguardo dell'amore. Trovalo".
Detto questo, si alzò. Lasciandomi lì, sola, sulla terrazza di casa sua. A pensare dove fosse Kyle. Chi fosse quell'altra. Dove cercarlo. Ma, soprattutto, a chiedermi se ero innamorata di lui.
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Inconsapevolmente
RomanceDall'Alabama alla California con il suo pick up blu. Phoebe sta scappando da una vita che non sentiva più sua, o che non era mai stata sua. Stockton é il luogo giusto per inseguire i suoi sogni, cancellando tutto ciò che é accaduto prima del trasfer...
