Chapter XLIX

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Momento di panico. 

Momento di panico puro, quando la mia gamba varcò la soglia di quel locale, troppo sudicio e pieno di corpi sudati buttati l'uno sull'altro, che ballavano su una pista circolare con delle luci che li illuminavano da sotto.

Non mi sarei assolutamente stupita se i proprietari del locale avessero messo delle telecamere sotto la pista trasparente per guardare sotto le gonne ed i vestiti delle ragazze.
Che a dirla tutta, non si curavano neanche di vedere con chi si stavano baciando appassionatamente. 

"Una lingua vale un'altra no?"-Disse una vocina nella mia testa.

E come darle torto, d'altro canto, viviamo in una società dove l'amore reciproco non è la parte più importante in una relazione, anzi, non c'è nulla di fondamentale o di platonico nelle relazioni odierne. Basta guardarsi in giro per capire che le persone stanno insieme solo per scopare, non c'è amore, non c'è quella meravigliosa intesa che si crea con il proprio partner. Non c'è nulla che ti spinge ad amare qualcuno più di te stesso, è tutta una questione carnale e sono sicura che se Platone o Dante fossero in vita, si starebbero strozzando con le loro stesse mani. 

Ma a tutto c'è un eccezione. 

Guardavo la mano di Genn fermamente stretta alla mia, mentre si guadava attorno alla ricerca di Jeff.
Mi stringeva forte e con il pollice mi percorreva il dorso, cercando più di calmare se stesso che me e la cosa era piuttosto bizzarra, visto che la vittima di quella serata sarei stata io. 

Il mio telefono si illuminò e di conseguenza pure la tasca dove l'avevo posato. 
Cercai di sfilarlo ma Genn mi fermò.

"Non è il momento adatto"

"Potrebbe essere importante" 

"Nulla in questo momento potrebbe essere più importante di quello che stiamo facendo, un passo falso e siamo morti" 

Deglutii pesantemente a causa delle sue parole.
Riposai il telefono e a distanza notai quella familiare massa nera ed informe di capelli.

Lo indicai senza dire una parola. 
Subito Anne ed Alex uscirono dalla porta secondaria del locale e si posizionarono nel vicolo, aspettando il segnale di Genn. 

Andai più vicina, seguita dal biondino che si era categoricamente rifiutato di lasciarmi da sola. 

Mi fermai all'improvviso ed abbassai la testa, trovando il pavimento colorato decisamente rilassante. 

Genn si posizionò davanti a me e strinse le sue mani sulle mie spalle.

"Se non ce la fai, lo posso fare io"

"No, questa è una questione tra me e lui, ce la posso fare" 

Le sue pupille erano leggermente dilatate ed il suo tocco quasi incerto. 
Mi allontanai da lui e lo guardai un ultimo istante.

Andai dritta verso il bancone dov'era seduto, lasciando Genn nel bel mezzo della folla. 

Mi appoggiai al legno fin troppo caldo di quel lungo bancone e cercai in tutti i modi di farmi notare. 

Appoggiai il braccio e mi alzai sulle punte dei piedi, cercando di mostrare il più possibile il sedere, l'unica cosa che l'avrebbe tentato a tal punto da riuscire ad accorgersi della mia presenza. 

Chiesi al barista un drink e continuai a fissarlo mentre se la discuteva animatamente con un suo amico, intanto mi voltai verso Genn, che si era appoggiato ad un pilastro appena fuori dalla pista da ballo.

Presi in mano il bicchiere di vodka che mi era stato portato e appena l'alcool cominciò a scorrere nelle vene cominciai a pensare. 

"Ne vale davvero la pena?"

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