Capitolo 9 - Sensi di colpa...

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Entrai nel corridoio, presi i miei vestiti dal termosifone ormai spento e ritornai nel soggiorno. Il ginocchio non mi faceva più molto male, e riuscii a spogliarmi e vestirmi più velocemente di quanto non feci la sera prima. Lasciai i vestiti di Alessandra sul tavolino e mi sedetti sul divano. Mi infilai le scarpe e, proprio quando iniziai ad allacciarmele, vidi Alessandra entrare nel salotto. Mi passò accanto e si sedette sul tavolino di fronte a me, sentivo che mi stava guardando ma io feci finta di nulla.

«Credo che il tuo ginocchio stia meglio!!» commentò lei.

«Già, non mi fa più tanto male. Sei stata tu a mettermi quella garza?» le chiesi senza alzare lo sguardo e continuando ad allacciarmi le scarpe.

«Certo che no!! Ho chiamato un'infermiera verso l'una di notte, le ho chiesto di spalmarti una pomata sul ginocchio e poi di fasciartelo. Lei all'inizio era un po' titubante, ma alla fine ha accettato.» rispose lei sarcasticamente, mentre io alzai un sopracciglio e la guardai per un secondo.

Lei rise e io ritornai a guardare le mie scarpe. Poco dopo mi arrivò un messaggio sul cellulare, non avevo la vibrazione e la risata allegra di un piccolo minion risuonò nel salotto.

«Chi è?» mi chiese lei, anche se io non guardai il cellulare e lo lasciai sul tavolino. «Hai un minion come fidanzato e non mi hai detto nulla?» continuò lei ridendo.

«Sarà mio fratello, oppure è re Bob che vuole una consulenza privata!!» risposi io sorridendo mentre lei prese il cellulare e lesse il messaggio.

La cosa stranamente non mi diede fastidio. Odiavo quando qualcuno prendeva il mio telefono senza permesso, quando lo faceva mio padre che provava a leggere i miei messaggi, quando lo faceva la mia migliore amica che spesso sfruttava i miei giga per stalkerare qualcuno su Facebook. Mi dava fastidio persino quando lo faceva Cristian, che lo faceva solo per prendermi in giro, ma con lei non provavo nessun tipo di fastidio.

«Cristian non è tuo fratello, vero?!» mi chiese Alessandra, col tono particolarmente deluso.

«No...» risposi io senza avere il coraggio di guardarla negli occhi.

Mi dimenticai completamente di lui, o almeno mi dimenticai di avere un fidanzato. In quei due giorni pensai davvero poco a lui, e quando ci pensavo non mi sembrava così importante. Cavolo, mi sentivo una stronza, e forse lo ero. Lei si alzò dal tavolino, lasciando il cellulare lì sopra, ed entrò nella cucina. Io lasciai perdere le mie scarpe, presi il cellulare, e lessi il messaggio.

Ehi amore!! La Sicilia è stupenda, ma lo sarebbe di più se tu fossi qui con me. Mi manchi davvero tanto!!! Giulio ieri sera mi ha chiamato, mi ha raccontato ciò che è successo. Ti prego, chiamami appena puoi...

Io non risposi, posai il cellulare in una tasca dei miei pantaloni e mi alzai in piedi. Presi le cuffie da quel tavolino e mi diressi verso l'uscita del soggiorno.

«Te ne vai senza salutare?!» mi chiese Alessandra uscendo dalla cucina.

«Si, no, cioè...» risposi io voltandomi verso di lei col viso completamente rosso per l'imbarazzo. «Non volevo disturbarti. Hai già fatto tanto per me...»

«Si, forse... Ma un ciao non costa nulla!!» rispose lei sorridendo, mentre si avvicinò a me. «Dammi due minuti, mi vesto e ti accompagno!!» disse passandomi accanto e avviandosi nella sua stanza, senza darmi nemmeno il tempo di rispondere.

Io mi avviai verso l'ingresso, mi poggiai con la schiena contro il muro accanto alla porta e mi voltai verso il tavolino lì di fronte. Ricominciai a guardare quelle foto in cui c'erano Alessandra e Luigi insieme, in alcune lei sembrava abbastanza infastidita, e come darle torto... A nessuno piaceva che qualcuno decidesse per la propria vita, soprattutto in quel campo, quelle erano cose private. In altre foto invece c'erano anche i suoi genitori e sua sorella. Lei aveva gli occhi simili a quelli del padre ma i suoi mi facevano letteralmente impazzire, mentre invece prese i capelli dalla madre, la sorellina sembrava identica a lei, solo più piccola ovviamente e con gli occhi azzurri.

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