Capitolo 51 - Andrà tutto bene!

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Si, lo so, sono una brutta (bruttissima) persona, ne sono consapevole. Ho odiato me stessa appena mi è venuta in mente la scena dell'incidente, non piace nemmeno a me, ma essendo masochista l'ho pubblicata lo stesso... Adesso non posso continuare la storia dal punto di vista di Francesca, per ovvi motivi, quindi ciò che leggerete sarà dal punto di vista di Alessandra. Buona lettura! Ah, e i fucili rimetteteli nell'armadio, please!! ^^''

Sirene, suoni di macchinari vari, tutto ciò che sentivo era quello. Mi rimbombava tutto nella testa, anche se intorno a me non c'era nulla che facesse rumore. Intorno a me c'era un silenzio assordante, il rumore era solo nella mia testa. Poche scene, le più brutte che avessi mai potuto lontanamente immaginare. Lei, la mia unica ragione di vita, che attraversava la strada in lacrime, a causa mia. Pochi secondi dopo lo scontro con un'auto. Non ricordavo il modello, o il colore, nemmeno se alla guida ci fosse un uomo o una donna. Ricordavo solo lei, il suo corpo che si scontrò contro il parabrezza e che rotolò a terra. Riuscii a malapena ad avvicinarmi a lei, a piegarmi con le ginocchia a terra, accanto al suo corpo. Le presi delicatamente la testa, la poggiai sulle mie gambe e le accarezzai i capelli, tentando di ignorare tutto quel sangue. I suoi occhi che fissavano i miei erano l'unica ragione per cui non piangevo, non volevo mostrarmi debole, per lei volevo essere forte. Ma era dannatamente difficile. Non riuscivo a parlare, le uniche tre parole che mi uscivano dalla bocca erano "andrà tutto bene", ma forse stavo solo cercando di confortare me stessa. Poi chiuse gli occhi e non li riaprì più, nemmeno in quel momento piansi. Speravo che si svegliasse e che se mi avesse vista piangere sarebbe stata peggio. Pochi istanti dopo arrivò un'ambulanza, forse la chiamò la persona che guidava l'auto. Riuscii ad entrare nell'ambulanza grazie ad un infermiere, e nella mia testa continuavo a ripetermi quelle tre parole.

Andrà tutto bene!

Ma non andava affatto tutto bene... Io avevo il fiato pesante, il cuore mi batteva così forte che sembrava volesse esplodere da un momento all'altro. Dentro mi sentivo vuota, la mia testa era vuota, persino i miei occhi. Stavo così male che non riuscivo nemmeno a piangere. Mi sentivo così dannatamente in colpa... Lei, la mia "ragazzina", era distesa su un letto d'ospedale in una sala operatoria. Io ero fuori, in piedi. Fissavo quella porta rossa, chiusa. Ero in piedi da un po', un'ora forse, non avevo nemmeno la forza di fare due passi e sedermi su una delle sedie accanto a me. Sentivo la mia gamba tremare, era il cellulare, di nuovo. In quell'ora vibrò almeno una decina di volte, io non sapevo chi fosse e nemmeno mi importava. Chiunque fosse non era lei. Lei che mi aveva dato tutto e io l'avevo solo delusa, sempre, costantemente. Mi odiavo, mi odiavo davvero tanto. Ero così inutile in quel momento, ma forse lo fui anche prima. Nei giorni scorsi, nelle settimane, nei mesi precedenti. Forse non ero stata abbastanza presente, non ero riuscita a farle capire quanto fosse importante per me, forse avrei potuto fare di più. Avrei potuto toglierle qualche dubbio, qualche paura, qualche insicurezza. Lei era così delicata, così fragile, e io l'avevo rotta tenendola semplicemente tra le mie mani. Cazzo, potevo farmi più schifo di così?? No, non potevo... Avevo toccato il fondo, ed era maledettamente freddo e oscuro. Senza di lei tutto mi sembrava freddo e oscuro, anche nei pochi istanti che lei non era con me. Come avrei fatto se le fosse successo qualcosa?? 

Il telefono smise di vibrare, ma il mio cuore non rallentò, il mio respiro non si calmò, e io ero ancora a pezzi. All'improvviso un medico uscì da quella porta, seguito da una donna, un'infermiera forse, erano due delle persone che entrarono lì con Francesca. Li guardai, loro guardarono me, ma il loro sguardo non faceva presagire nulla di buono. Si avvicinarono lentamente a me, oppure solo a me sembrava che ci mettessero un'eternità, seppur non fossimo così lontani. Le gambe iniziarono a tremarmi, il cuore salì in gola, ma continuavo a resistere.

«Tu sei una parente della ragazza che è appena entrata?» mi chiese l'uomo dagli occhi verdi.

Avrei potuto rispondere in due modi a quella domanda:

Prima di te...La tua prossima ossessione. Scoprilo ora