Vivit et Vivet.
Vivi e lascia vivere.
KEMAL'S POV:
"Il mare? Non l'ho mai visto di presenza, ma sembra bello sui libri di geografia" mormoro mettendo una mano sotto il mento.
"Come no? È bellissimo! Al convento ci andavamo durante la sessione estiva. Una volta ogni tre settimane, il martedì. Non ci facevamo il bagno ma potevamo camminare sulla riva. Non hai idea; è bellissimo, è immenso! Ha diversi colori, è blu, celeste, verde...diventa anche bianco quando le onde arrivano ai nostri piedi. È fresco e ti dà pace. Ha un suono tutto suo e..."
"Caspita...questo mare ti ha proprio dato alla testa" dico ridendo mentre sfoglio il mio libro di geografia.
Il professore è in ritardo di quindici minuti e intanto mi ha ordinato di ripassare la lezione del giorno. Il dove farlo non me lo ha specificato quindi mi sono catapultato qui.
"Dammi qua" dice nuvola prendendo il mio libro.
"Cosa devi ripassare? " chiede lei sfogliando le pagine con frenesia.
"Tu sai leggere?" domando alzando un sopracciglio. Omar dice che alle femmine non serve saper leggere o scrivere.
"Certo che si, tonto. Al convento studiavamo dieci ore al giorno" borbotta fermandosi ad osservare una pagina.
"Che guardi?" curioso sporgendomi.
"Nulla " balbetta lei imbarazzandosi e sfogliando sempre più velocemente le pagine.
Le riprendo il libro e ritorno alla pagina che stava osservando.
"Ti piace?" chiedo mostrandole la casa in cima alla montagna raffigurata nella pagina.
Lei annuisce con la testa e mordicchiandosi il labbro mormora "Non sembra che stia toccando il cielo?"
Sorrido.
Strappo la pagina e gliela consegno.
"Cosa fai? Lui si arrabbierà con te e..."
"Ti faccio una promessa" la interrompo posandole il foglio fra le mani. "Un giorno quando scapperemo da qui e io avrò un mucchio di soldi, comprerò quella casa e ci andremo a vivere insieme"
Lei aggrotta le sopracciglia scioccata, mentre io ridacchio per la sua espressione e baciandole la voglia mi rialzo.
"Devo scappare. Scenderò appena ho finito con le lezioni" dico raggiungendo la porta triste di lasciarla.
"Ti aspetto" mormora lei ancora col rossore in volto.
Mi fa impazzire e la vorrei tanto raggiungere per stringerla ancora un'altra volta tra le mie braccia, ma so che non mi staccherei più, quindi le faccio l'occhiolino e corro per le scale.
Raggiungo la cima e girando a destra, percorro il corridoio per poi entrare nella quinta porta a destra.
"Buon pomeriggio Kemal" mi accoglie il professore calvo con la barba grigia ispida, mentre picchietta la superficie in mogano del tavolo col suo solito sigaro in bocca.
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Un attentato al cuore
RomanceSequel di "Professore scusi, posso amarla?" Bekka è una studentessa di scienze politiche che, per aiutare in casa, conduce un doposcuola per bambini stranieri nel quartiere popolare in cui risiede. Una sera torna a casa dal doposcuola e si ritrova u...
