Finito il film uscimmo dalla sala e ci incamminammo verso l'uscita.
Il film era stato orribile.
Non avevo ascoltato praticamente niente, perché ero distratta da Andreas che ogni tanto si girava nella mia direzione.
Cercavo di far finta di niente, ma prontamente il mio corpo decideva senza chiedere consiglio alla mia testa di girarsi verso di lui.
Durante il cammino controllai l'ora sul cellulare e notai che erano le 19 passate, quindi il film oltre a essere stato brutto era pure durato due ore e mezza.
"Allora io ho tre posti in macchina, perché mi viene a prendere mio fratello."
Ci spiegò Elena attirando l'attenzione di tutti noi.
Spostai lo sguardo e notai che Giovanna si era già allontanata senza salutarci.
"Casa dei miei zii è qua attaccata quindi per me e Lucas non serve grazie."
Disse Occhi Verdi.
Approfittai del fatto che avesse preso parola lui per osservarlo ancora per un po'.
La sua affermazione confermava quello che mi aveva detto Carola. Sia Andreas che Lucas stavano dagli zii di Occhi Verdi.
Ci fu un attimo di silenzio.
"Ehm... io andrei con Carola, se per te non è un problema..."
Rispose Lucas accarezzandosi la nuca, probabilmente in imbarazzo.
Avevo notato che anche loro due non avevano prestato la minima attenzione al film. Erano troppo impegnati a ridere e scherzare e a baciarsi.
Mi piaceva Lucas, era simpatico e sembrava un bravo ragazzo, quindi sorrisi al suo imbarazzo.
Intanto Carola sorrise felice.
Mi voltai Verso Occhi Verdi cercai di decifrare la sua espressione
"Okay."
Rispose semplicemente Occhi Verdi.
La sua faccia non esprimeva sentimenti.
Non era arrabbiato, ma neanche felice. Era come spento. Come se stesse su altro pianeta.
Del sorriso allegro e stupendo che avevo visto prima non c'era più traccia.
Ma purtroppo non potevo negare che fosse bellissimo anche in quel momento.
Okay la dovevo smettere.
Spostai lo sguardo rivolgendomi ad Elena.
"Io vado a piedi non è così lontana casa mia. Così siamo tutti apposto no?"
Mi proposi io facendo i conti nella mia testa.
"Ma Giulia sicura? In caso posso chiedere a mia mamma."
Mi chiese gentilmente Alice.
"No veramente tranquilla ho voglia di farmi una passeggiata." Risposi.
Non era vero io odiavo le passeggiate, ma non volevo disturbare altre persone e non faceva neanche così freddo.
Infine ero sicuramente la più vicina tra tutte le altre persone.
"Ehm... okay, se lo dici te."
Disse Alice intuendo che fosse una bugia.
Ma mi conosceva abbastanza da capire che se anche avesse insistito, non avrei accettato lo stesso.
"Va bene però scrivici appena arrivi a casa che è già buio! Noi andiamo che mio fratello è arrivato!"
Intervenne Elena abbracciandomi.
"Va bene tranquille grazie lo stesso."
Ci salutammo nuovamente.
Salutai anche Carola e Lucas che andarono subito in direzione della casa di carola.
Mi trovai così sola con Occhi Verdi.
"Va bene, ciao Andreas ci vediamo domani!"
Dissi incamminandomi verso casa.
Non ricevetti alcuna risposta ma non me ne curai molto e continuai a camminare.
"Aspetta! Dove pensi di andare?!"
Urlò.
Mi girai e lo vidi incamminarsi verso di me.
Aveva una mano in tasca e stava cercando qualcosa.
Dopo un po' tirò fuori un sigaretta e l'accendino.
Lo guardai stranita.
"È tardi. Ti accompagno."
Concluse lui con la sua voce calma e bassa, mentre si infilava la sigaretta in bocca.
Odiavo il fumo e l'odore, ma per qualche motivo a me sconosciuto su di lui non mi dava così fastidio.
"No veramente. Grazie. Non serve."
Risposi, volendo solo tornare a casa.
"Ti accompagno lo stesso."
Affermò continuando a guardare davanti a se.
Alzai gli occhi al cielo e aumentai il passo.
Lo sentii ridacchiare e venirmi dietro lo stesso.
Ormai arresa mi incamminai senza proferire parola.
Nessuno dei due parlò per i successivi minuti.
Tuttavia non mi trovavo particolarmente in imbarazzo, soprattutto perché lui sembrava immerso nei suoi pensieri e sembrava non badare al silenzio.
Infine fu lui a spezzarlo.
"Hai fame?"
Mi chiese girandosi a guardarmi.
Era molto alto in confronto a me.
Lo guardai non rispondendo, ma avevo molta fame.
Ci pensò su per un po' e prendendomi per mano aumentò il passo.
Con il mio metro e sessanta dovetti correre per stargli dietro.
"Posso chiedere dove stiamo andando. Casa mia è dall'altra parte."
Sbuffai affaticata.
"Non ti lamentare, adesso mangeremo qualcosa di speciale."
Disse ridendo.
Mi chiedevo come potesse conoscere dei posti dove si poteva mangiare 'qualcosa di speciale' se neanche io li conoscevo.
Immaginai venisse comunque spesso a trovare i suoi zii.
Decisi di non esternare i miei pensieri e di seguirlo.
"Ritieniti fortunata."
Affermò facendomi l'occhiolino.
"Per?"
Chiesi confusa.
"Perché hai l'onore di venire con me a cena."
Continuò vantandosi.
Scoppiai a ridere perché era buffo.
"Io di certo non mi sento lusingata!"
Risposi sempre ridendo per la sua arroganza.
Lui si mise a ridere e io pensai ancora che avesse un sorriso veramente meraviglioso, ma troppo strafottente.
Improvvisamente si sentì la suoneria di un cellulare che non era sicuramente mio.
Dopo che ebbe letto il nome sullo schermo, che purtroppo non riuscii a leggere, di colpo il suo sorriso svanì.
Questo cambiamento così drastico mi turbò.
Decisi che mi piaceva decisamente di più quando sorrideva.
"No. Adesso non posso. No, non ti chiamerò dopo. Forse domani. Va bene ciao papà."
Parlò per tutta la durata della telefonata con un tono molto basso e cattivo nei confronti di suo padre. Non solo si poteva sentire la rabbia che provava, ma riuscii a notare anche del dolore.
Intanto aveva tolto la sua mano dalla mia.
Dopo la telefonata camminammo affianco ma con maggiore distanza di prima.
Nessuno dei due proferì parola.
A differenza di prima, non mi sentivo a mio agio in quel momento, perché non sapevo ne cosa dire, ne cosa fare, e sopratutto notavo il suo forte disagio.
Il non sapere dove stavamo andando non mi aiutava affatto.
Ad un certo punto non so cosa ci fosse a terra, probabilmente un sasso o una rientranza del marciapiede o forse anche un tombino, ma fatto sta che persi l'equilibrio.
Ero già pronta all'impatto con l'asfalto duro e freddo, ma invece,con mia sorpresa, non sentii più nulla sotto i miei piedi.
Mi accorsi invece di non essere morta ma di essere fra le braccia di Occhi Verdi che se la rideva a crepa pelle.
"Sei proprio sbadata!"
Mi disse sempre ridendo.
Almeno non aveva più il muso.
"Grazie."
Biascicai in imbarazzo.
Ma per quale dannato motivo dovevo cadere proprio in quel momento?!
Mi rimise a terra e mi cinse le spalle con il braccio muscoloso.
"È la seconda volta che ti soccorro."
Affermò.
Mi aveva riconosciuta.
Non ero sicura che il giorno dopo il nostro primo incontro lui avesse intuito che fossi la stessa persona.
Mentre io ero stata subito sicura che fossero gli stessi occhi che mi avevano stupito così tanto.
"Guarda che sarei riuscita comunque a stare in piedi."
Affermai non troppo convinta.
"Si come no!"
Rispose sorridendo.
L'ho già detto che aveva un bel sorriso?
Con finalmente un po' più di allegria raggiungemmo la destinazione da lui voluta.
Arrivammo in un locale che non avevo mai visto, e dopo avermi preso nuovamente la mano mi portò all'interno.
Ordinò un tavolo per due persone e dopo che ci fu mostrato dove andare, ci sedemmo ad un tavolo abbastanza appartato.
L'atmosfera era molto carina: i tavoli erano decorati con centrotavola di barattoli di vetro, le sedie erano più che altro delle poltrone e le pareti erano tutte tappezzate di foto.
Consultai il menù e come al solito non seppi cosa prendere.
Odiavo ordinare perché prendevo sempre la prima cosa che mi capitava appena arrivava il cameriere.
Sbagliavo sempre, ogni volta mi pentivo di non aver fatto un'altra scelta.
Questo accadeva soprattutto quando mi trovavo in un ristorante che non frequentavo spesso.
Arrivato il cameriere ci chiese cosa volevamo da bere: Andreas ordinò una birra, io ordinai una bottiglia d'acqua.
Mentre Occhi Verdi ordinava un hamburger, io diedi ancora un'occhiata al menù sperando di riuscire a scegliere velocemente.
"Ehm. Giulia!"
Mi chiamò Occhi Verdi.
Alzai gli occhi dal menù e incontrai due paia di occhi che mi scrutavano: un paio divertito nel vedermi in difficoltà e l'altro paio infastidito.
Fui presa alla sprovvista.
"Ehm. Lo stesso che ha preso lui."
Dissi sorridendo poco convinta.
"Okay."
Rispose il cameriere.
Guardai Occhi Verdi che mi fissava ridendo.
"Esattamente cosa hai preso scusa?"
Gli chiesi in imbarazzo.
Non avevo capito cosa avesse preso e avevo paura che ci potessero essere cose che non mi piacevano affatto.
Lui mi guardò come se fossi pazza.
"Non sai cosa ho ordinato? Ma perché lo hai preso?!"
Urlò sempre ridendo di me.
Sbuffai frustrata dal essere stata presa in giro.
"Perché sbaglio sempre ad ordinare. In questo modo se non mi dovesse piacere, posso dare la colpa a te."
Risposi fiera della mia scelta.
Lui scoppio a ridere.
"È la cosa più stupida che io abbia mai sentito.
E se fossi allergica a qualcosa che hanno messo nel panino?"
Disse appena smise di ridere.
"A meno che non mettano del veleno all'interno del panino, non mi dovrebbe succedere nulla. Ma in quel caso moriresti anche te quindi il problema non sussiste."
Risposi convinta, perché non ero allergica a nulla.
Lui ricominciò a ridere.
Non sapevo perché mi piacevano così tanto i suoi occhi.
Mi suscitavano diverse emozioni, da un lato mi davano un senso di sicurezza ed equilibrio; dall'altro un senso di freddezza e mistero.
Mi bloccai incantata dal quello sguardo e rimanemmo così per non so quanto tempo.
Aveva questo sorriso onnipresente che odiavo perché era fastidioso.
Arrivarono le nostre bibite e quindi fui costretta a distogliere lo sguardo.
E infine dopo un'altra decina di battute sulla mia ordinazione e sulla mia caduta precedente, arrivarono i nostri panini.
Dal primo morso dovetti subito ammettere che il panino era squisito.
Finimmo entrambi i nostri panini e le patatine e alla fine della serata avevo la pancia pienissima.
Lui mi guardò sorridendo.
"Era buono il panino?"
Mi chiese.
"Mmm... non so non troppo... le patatine sì, ma il bacon non so.. forse non legava così bene."
Risposi guardandolo ridendo.
"Cavolo sbaglio sempre a ordinare!"
Affermai con fare teatrale.
Sapevamo entrambi che mi era piaciuto, perché lo avevo finito tutto.
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VERT
RomansaAndreas è un ragazzo difficile, cupo e soprattutto pieno di preoccupazioni e di dolore. In questo momento ha un solo obbiettivo: vendetta. Non vuole avere distrazioni, non vuole altri problemi e soprattutto non vuole legarsi ad altre persone. Riusci...
