42.
Giulia pov.
"Secondo me è meglio se metti il vestito che avevi comprato per il tuo compleanno. Tanto hai ancora un mese per trovarne un altro bello."
Disse Elena prendendo un sorso dal suo succo alla pesca.
"Si forse è meglio... sono così agitata!"
Rispose Alice con aria preoccupata.
La guardai comprensiva e le sorrisi.
Alice doveva andare ad un importante cena con la famiglia di Thomas. Avrebbe conosciuto anche gli zii, i nonni e cugini.
Il problema era che Thomas l'aveva avvisata solamente quattro giorni prima e Alice si era arrabbiata moltissimo.
"Secondo me è anche meglio, così non ti stressi troppo in questi giorni, avendo già tante verifiche.
Piuttosto dovresti pensare a cosa portare, tipo un bottiglia di vino, un dolce o robe così..."
Affermai io.
Alice sgranò gli occhi alla mia affermazione.
"Avete ragione.... sarà meglio che io vada a studiare adesso..."
Disse lei alzandosi e andando a pagare.
Carola ci salutò e fece lo stesso.
Io e Elena rimanemmo qualche minuto in più al bar, poi decidemmo di alzarci anche noi, perché lei doveva andare ad allenamento, mentre io dovevo prepararmi per la cena a casa mia insieme ad Andreas.
Nonostante stessimo insieme ormai da un bel po', diversamente da come si può pensare, non c'era mai stata una cena con Andreas in cui erano presenti sia i miei genitori che mio fratello.
Era venuto spesso da me e io ero andata spesso da lui, ma mio padre lavorava sempre fino a tardi e mio fratello non c'era mai.
Quel giorno invece ci sarebbero stati tutti, anche la ragazza di mio fratello.
Dopo aver pagato ed esserci salutate prendemmo due strade opposte.
Mi incamminai verso casa.
Non vedevo Occhi Verdi da tutto il giorno ed ero già molto in ritardo per la cena.
"O ma guarda chi si rivede!"
Sentii urlare alle mie spalle.
La voce mi sembrava familiare ma non riuscivo ad associarla ad una faccia.
Mi girai e misi a fuoco la persona che avevo davanti.
Colton.
Mi rivoltai immediatamente dall'altra parte e camminai il più velocemente possibile.
Evidentemente non fu abbastanza perché mi raggiunse poco dopo.
"Perché scappi?"
Chiese lui.
"Il mio ragazzo non vorrebbe che io parlassi con te. E devo dire la verità neanche io lo voglio."
Risposi io.
Ero consapevole del fatto che lo stessi trattando male. Ma se questo poteva servire ad allontanarlo da me, allora lo avrei fatto.
"Chi? Andreas?"
Chiese lui ridendo di gusto.
"Si."
Risposi semplicemente.
"Io non mi fiderei troppo di lui. Non ti ha raccontato molte cose. Credimi."
Affermò lui con un ghigno.
Quella frase mi turbò abbastanza.
"Quindi voi due vi conoscete?"
Chiesi allora io continuando a camminare dritta.
"Allora adesso puoi parlare?"
Mi incalzò lui.
Alzai gli occhi al cielo e girai nuovamente lo sguardo.
Lui però non si allontanò.
"Di vista. Però conosco i posti che frequentava in Germania, quello che faceva. Mi sto solo preoccupando per te."
Affermò lui convinto.
"Ma se non mi conosci nemmeno!"
Risposi io irritata.
"Non dirmi che non ti avevo avvisata..."
Disse lui alzando le mani.
"Tu non sei tedesco però?"
Chiesi, intuendolo.
"No."
Rispose lui semplicemente.
"Ma quindi come fai a sapere queste cose su di lui?"
Domandai io non capendo quando si potessero essere conosciuti.
Da quello che sapevo, io avevo visto per la prima volta Andreas pochi giorni dopo il suo arrivo.
"È stato un piacere rivederti!"
Rispose lui allontanandosi.
Non mi ero accorta di essere rimasta ferma e imbambolata.
Ricominciai a camminare e raggiunsi casa mia il più velocemente possibile.
Quella conversazione mi aveva turbata un sacco.
Normalmente sarebbe dovuto essere lui quello agitato, mentre in realtà lo ero solamente io.
Dopo essere arrivata a casa ed essermi fatta la doccia, entrai in camera mia per indossare qualcosa.
Dopo un po' di difficoltà misi una gonna nera insieme ad una maglietta con le spalle scoperte.
Misi un po' di mascara e matita tra gli occhi.
Conclusi il tutto con un po' di rossetto e i tacchi non troppo alti, neri.
Mi guardai un'ultima volta allo specchio e poi uscii dalla mia stanza raggiungendo la cucina.
Lì, trovai mia madre intenta a finire le ultime preparazioni.
"Vai pure a vestirti qua finisco io."
Affermai io avvicinandomi al bancone.
Lei mi sorrise e mi diede le ultime indicazioni.
Portai le ultime cose a tavola e spensi il forno.
Pochi secondi dopo suonarono alla porta.
Corsi ad aprire sperando fosse Andreas.
Aprii la porta e il mio desiderio si avverrò.
Eccola lì, la cosa più bella del mondo.
Lo spinsi leggermente fuori dalla porta e dopo aver messo la sicura alla porta me la chiusi alle spalle.
Lui mi guardò confuso mentre maneggiavo con la porta ma sorrise non appena feci scontrare avidamente le nostre labbra.
Avevo una voglia matta di spogliarlo e mandare la cena a farsi friggere.
Mi era mancato moltissimo quel giorno e avevo bisogno di lui, più che mai, dopo la brutta conversazione con Colton.
Le sue labbra mi fecero dimenticare tutto per un momento.
Ci staccammo non appena non avemmo più aria nei polmoni.
Mi rimisi sulla pianta del piede, essendo stata per tutto il tempo in punta, e lui si mise dritto, essendosi abbassato alla mia altezza.
Aveva un sorriso a trentadue denti.
Mi stava guardando stupito, confuso e felice.
Decisi di fermarmi un secondo a guardarlo meglio, siccome gli ero letteralmente saltata addosso.
Aveva dei jeans semplici e una camicia non del tutto abbottonata fuori dai pantaloni.
Aveva fatto la barba e il profumo del dopobarba mi fece impazzire.
I capelli erano ancora umidi e li aveva lasciati in disordine, come al solito.
Era a dir poco meraviglioso.
"Mi eri mancato..."
Sussurrai arrossendo, siccome mi stava ancora fissando probabilmente chiedendosi il perché del mio gesto.
Lui sorrise ancora di più se possibile e mi lasciò un altro casto bacio prima di prendermi per mano.
"Anche tu, moltissimo anche tu..."
Disse prima di aprire la porta.
Io sorrisi ed entrammo in casa.
La cena per fortuna andò bene senza troppi intoppi.
Mio padre fece un po' di domande ad Occhi Verdi e lo stesso fece la ragazza di mio fratello.
Lui rispose sicuro di se e in modo educato.
Finito il dolce decidemmo di sparecchiare e salire subito in camera mia.
"Direi che è andata bene..."
Affermò lui non appena varcammo la porta della mia stanza.
"Sei stato divino..."
Risposi io togliendo i vestiti che avevo precedentemente lanciato sul letto quando non sapevo ancora cosa mettermi.
"Tu sei divina con questa gonna..."
Sussurrò lui avvicinandosi da dietro.
Mi strinse intorno alla vita e iniziò a darmi dei piccoli baci sul collo.
Come al solito la sensazione era meravigliosa, ma dovevo prima parlare con lui.
Chiusi gli occhi.
"Ho incontrato Colton oggi..."
Lanciai la bomba senza peli sulla lingua.
Ero un peso che mi portavo da tutta la cena e volevo assolutamente liberarmene.
Non mi sarei sentita apposto con la coscienza senza averglielo detto.
Immediatamente si irrigidì e si allontanò da me.
Io mi girai a guardarlo.
Aveva la mascella contratta e il pugno chiuso.
Sembrava volesse prendere a pugni il muro.
"Perché me lo dici così e adesso?"
Chiese lui non guardandomi e con voce assente.
"Come è quando te lo dovevo dire scusa?!"
Chiesi io alzando la voce.
Lui si riprese da un piccolo stato di shock e mi guardò.
"Okay scusa, hai fatto bene a dirmelo. Ma cosa vi siete detti?"
Disse lui calmandosi leggermente.
Distolsi lo sguardo io sta volta.
"Niente di che, mi ha solo salutata."
Non riuscivo a mentirgli quando lo guardavo negli occhi.
Lui si avvicinò e mi spostò lo sguardo.
"Giulia cosa ti ha detto...?"
Insistette lui assottigliando lo sguardo.
"Non chiamarmi Giulia ti prego. Lo fai solo quando sei arrabbiato..."
Chiesi io supplicandolo.
Lui annuì con la testa non ascoltandomi troppo.
"Cosa diavolo vi siete detti?"
Chiese lui nuovamente e leggermente più alterato.
Sbuffai.
Odiavo il fatto di non potergli nascondere nulla.
Trovavo veramente difficile guardarlo negl'occhi e mentirgli.
La cosa ancora peggiore era che lui lo sapeva.
Quindi aveva capito di doverne approfittare e cercare sempre di incrociare i nostri sguardi.
"Ha detto che non mi dovrei fidare di te e cavolate varie..."
Risposi io non troppo sicura della sua reazione.
Al contrario di quello che pensavo non si arrabbiò.
Si incupì invece, e mi guardò con sguardo preoccupato.
Dopo un po' di silenzio aprì nuovamente la bocca.
"E tu gli credi?"
Mi sussurrò lui guardandomi fin troppo intensamente.
Mi stavo spaventando.
Se prima avevo solo un brutto presentimento, incominciavo ad avere dei seri dubbi in quel momento.
"Dovrei?"
Chiesi io titubante.
Vedevo dolore nei suoi occhi e disprezzo.
Non rispose alla mia domanda e si voltò verso la porta.
"Credo che io debba andare..."
Sussurrò allontanandosi.
"Andreas non scappare da me... ti prego"
Sussurrai io sull'orlo del pianto.
Lui si voltò nuovamente e non appena vide una mia piccola, stupida lacrima si avvicinò.
"Ti prego fai tutto quello che vuoi ma non piangere..."
Disse asciugandomela e attirandomi in un abbraccio.
Io obbedii e non continuai a piangere, ma lo strinsi ancora di più a me e lo feci sdraiare sul letto così da poter essere più comodi.
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VERT
RomansaAndreas è un ragazzo difficile, cupo e soprattutto pieno di preoccupazioni e di dolore. In questo momento ha un solo obbiettivo: vendetta. Non vuole avere distrazioni, non vuole altri problemi e soprattutto non vuole legarsi ad altre persone. Riusci...
