Capitolo 44

2.7K 113 0
                                        

44.

Giulia pov.

Svegliarmi il giorno dopo fu un'impresa a dir poco ardua.
Non avevo praticamente chiuso occhio tutta la notte.
Avevo appena scoperto che il mio ragazzo era stato coinvolto con degli spacciatori e sapeva cosa era successo a suo fratello e non gli aveva detto nulla.
La cosa peggiore di questa storia era il fatto che non me ne avesse parlato.
Nel corso della serata avevo ricevuto da lui molti messaggi, ma non ero ancora pronta a rispondergli.
Avevo bisogno di un po' di tempo per assimilare la notizia.
Apprezzai il fatto che uscita da casa non trovai la sua auto.
Mi stava lasciando un po' di spazio e di questo gli ero grata.
Arrivai a scuola in bicicletta e dopo averla parcheggiata entrai nel portone.
Quel giorno ci sarebbe stata la presentazione insieme a Matt, ero leggermente in ansia.
Il voto di quel progetto sarebbe valso 1/3 del voto finale.
Sperai di non distrarmi e cercai di ripetere il più possibile nelle ore precedenti, non avendolo fatto tanto la sera prima.

Per fortuna filò tutto liscio e ricevemmo entrambi un ottimo voto.
"Grazie di tutto."
Dissi io a Matt.
"Di cosa mi stai ringraziando esattamente? Sarei io piuttosto che ti dovrei ringraziare, se non ci fossi stata non avrei fatto la metà del lavoro..."
Sorrisi perché stava esagerando.
"Ti ringrazio perché non sono stata tanto presente e mi hai dovuto riprendere più di una volta nel corso di questo progetto."
Affermai io tristemente.
Lui mi sorrise e mi abbracciò.
"Quando vuoi sai che con me puoi parlare."
Disse.
Annuii perché sapevo che era così.
Non gli avrei detto nulla lo stesso perché non mi sembrava il caso.
Era comunque una cosa privata di Andreas, e non gli avrei mai fatto una cosa del genere.
Durante la pausa incrociai Andreas soltanto una volta e notai il suo sguardo penetrante.
Tolsi velocemente lo sguardo e raggiunsi la mia classe.
Sapevo di non poterlo evitare per sempre, ma ero in difficoltà.
Dovevo affrontare la situazione ma non ci riuscivo.
Dentro di me sapevo di averlo già perdonato, perché dopotutto si era pentito e questo lo sapevo.
Ma dall'altro mi risultava ancora complicato.
Non mi accorsi di essere sola in classe e di essermi appoggiata alla scrivania.
Mentre però mi voltai per raggiungere il mio banco, vidi Occhi Verdi.
Mi si formò un nodo grandissimo alla gola e faticai a respirare.
Averlo così vicino non mi aiutava affatto.
Notai delle piccole occhiaie e il suo viso molto stanco.
I capelli erano più in disordine del solito, ma rimaneva sempre stupendo.
Ai miei occhi era veramente il ragazzo più bello del mondo.
Mi stava fissando anche lui con le mani in tasca.
La stretta allo stomaco divenne ancora più forte quando parlò.
"Giulia io..."
Il suono della campanella interruppe quelle che le sue meravigliose labbra volevano dirmi.
Rimasi stranamente delusa.
Avrei dovuto provare sollievo no?
Dovevo essere contenta di avere ancora tempo e di non doverlo affrontare immediatamente.
Invece in quel momento ero triste.
Perché la verità era che io volevo parlarci.
Avevo bisogno di lui.
I miei compagni entrarono in classe e dopo avermi lanciato un ultimo sguardo sofferente uscì dall'aula.
Restai impalata nella stessa posizione per un po', fino a quando non vidi entrare Elena e Carola.
Mi guardarono confusa e io le sorrisi prima di raggiungere il banco.
Credo che più che un sorriso, potesse sembrare una smorfia di dolore, ma non me ne curai troppo.
In quel momento, dopo essermi seduta, presi una decisione, dovevo parlargli il prima possibile.

Appena passò l'ora successiva andai agli armadietti e presi i libri che mi servivano per le ore successive siccome non ero riuscita a prendergli durante la pausa.
Lasciai i libri che avevo appena utilizzato e reinserii la combinazione di chiusura.
Presi un colpo nel vedere che non ero sola e che la persona affianco a me veniva precedentemente coperta dalla porticina dell'armadietto.
"Oddio scusa! Non ti volevo spaventare...."
Disse il ragazzo che avevo affianco.
"Tranquillo, solo non me lo aspettavo..."
Risposi io calmandomi.
"Volevi chiedermi qualcosa?"
Chiesi a Christian che mi guardava leggermente a disagio.
Christian era uno di quinta che conoscevo dalle medie, ma lo conoscevo solo di vista, non eravamo mai stati grandi amici.
Mia madre era molto amica di sua mamma e quindi era inevitabile che alcune volte ci trovavamo a delle cene in comune.
"Ehm si in effetti, mia mamma mi ha chiesto di dirti che non ti devi preoccupare dei libri per l'anno prossimo perché te li do tutti io... appena finisco gli esami sarò più che felice di darteli..."
Rispose alla mia domanda grattandosi i capelli.
Ero sicura che non aveva una gran voglia di parlare di libri, ma conoscendo sua mamma lo aveva sicuramente costretto a parlarmi da settimane.
Sua mamma aveva sempre avuto un debole per me e ci teneva proprio che ci mettessimo insieme.
Ma sia io che lui sapevamo che non poteva funzionare.
"Ah... molto volentieri siete gentilissimi... ringrazia moltissimo tua mamma e imbocca il lupo per gli esami. Anche se hai ancora un po' di tempo...."
Affermai io sorpresa.
Lui mi sorrise e mi abbracciò.
"Grazie si dai ci becchiamo in giro!"
Disse lui.
Non ricambiai, più che altro perché non mi diede il tempo di farlo si staccò immediatamente e se ne andò verso la sua classe.
Mi lasciò un po' interdetta.
Non era un vero proprio abbraccio, più che altro si era avvicinato e mi aveva toccato la schiena.
Mi ripresi e raggiunsi la mia classe.

Quando finalmente suonò la campanella dell'ultima ora, sospirai di sollievo.
Salutai le mie compagne e raggiunsi l'uscita.
Mentre mi avvicinavo alla mia bici scorsi non troppo lontano da me dei bellissimi capelli ricci.
Stava raggiungendo il parcheggio a passo svelto come al solito.
Non ci pensai due volte e iniziai a correre per fermarlo prima che potesse entrare in macchina.
"Andreas!"
Gridai io.
Lui si fermò di colpo alle mie parole, ma non si girò.
Eliminai anche gli ultimi metri che ci separavano e aspettai che il mio respiro si regolarizzasse.
Siccome non si girava mi misi davanti a lui.
"Volevo parlarti..."
Iniziai non sapendo bene cosa dire.
Lui non mi stava guardando, guardava solo per terra e alzò semplicemente le spalle.
Quel comportamento mi sembrava strano, ma non ci feci troppo caso.
Presi un respiro profondo e dissi le parole che avevo in testa dalla fine della pausa.
"Mi dispiace... mi dispiace per quello che ti è successo, mi dispiace che ti senti in colpa, non dovresti... mi dispiace di non averti capito immediatamente, avevo solo bisogno di un po' di tempo..."
Optai per la modalità sputiamo il rospo velocemente e senza pensarci troppo e osservai il suo viso che si contraeva in una smorfia.
Finalmente alzò lo sguardo verso di me.
Ma fece tutto l'opposto di quello che avrei immaginato.
Avrei potuto immaginare che si arrabbiasse, oppure che mi sorridesse contento, o che mi baciasse o che se ne andasse.
Ma non avrei mai pensato che si sarebbe messo a ridere.
Ebbene sì, mi rise in faccia.
Una risata amara, triste e arrabbiata.
Lo guardai sconcertata.
"Okay."
Disse apatico dopo aver finito di ridere.
Non riuscivo proprio a capire, ero paralizzata.
Lo guardai per un'altra manciata di secondi e poi mi ripresi dal mio stato di trans.
"Scusa non ti capisco... hai da dire solo questo?"
Chiesi con una voce che non riconoscevo neanche come la mia.
Le sue iridi erano di un colore strano.
"Si..."
Rispose secco.
Io continuavo a non capire.
"Capisco che tu possa magari essere arrabbiato perché non ti ho capito subito ma ti ho detto che mi dispiace..."
Cercai di farlo ragionare.
Dopotutto mi sembrava di non averci messo neanche troppo tempo a perdonarlo.
"Esattamente quando sei arrivata a questa conclusione? Ti ha aiutato Christian ad arrivarci?"
Mi chiese arrabbiato nero.
Il muscolo del mento gli guizzò appena ebbe nominato il suo nome e le nocche erano ben presto diventate bianche.
Lo guardai ancora più allibita di prima.
Adesso almeno sapevo il motivo del suo distacco.
Non riuscivo a crederci.
Ma come cavolo aveva fatto a vederci?
Ma poi che cavolo aveva visto?
Sapevo che la sua classe era vicino ai miei armadietti e che Christian andava in classe con Andreas, però cavolo non poteva essere così arrabbiato per un abbraccio che non avevo neanche ricambiato.
"Quando sei venuto a parlarmi a pausa... Andreas per favore ragiona... Christian è un amico di famiglia non..."
Sussurrai io guardandolo più intensamente.
Lui distolse lo sguardo come se gli venisse difficile guardarmi e parlarmi nello stesso momento.
"Giulia quanti cazzo di amici hai? Porca miseria proprio tutti te li devi abbracciare... Matteo forse non aveva torto..."
Disse non facendomi neanche concludere la frase.
Non appena ebbe finito la frase e io realizzai quello che mi aveva appena detto e vidi il suo sguardo che da arrabbiato si trasformava in pentito, un dolore al petto mi invase il corpo.
Sapevo che era arrabbiato, ma quelle parole ormai le aveva dette e io non potevo essere più offesa.
Non mi era mai stato tirato un pugno allo stomaco, ma penso che il dolore potesse essere simile.
Dette da qualcun altro non mi avrebbero fatto così tanto effetto, ma dette da lui mi facevano stare veramente male.
Lo guardai un'ultima volta e mi voltai per andarmene.
"Giulia non volevo..."
Sussurrò lui trattenendomi con il braccio.
Mi sciolsi immediatamente dalla sua presa e incrociai nuovamente i suoi occhi.
"Lascia stare ti prego...
Ma lo sai una cosa? Il problema non è il tuo passato, il fatto che mi sentivo ingannata perché non mi avevi detto nulla. Dannazione neanche la tua gelosia sarebbe un problema! Devi darti una calmata con le parole, sei arrogante e non me lo merito.
Non me lo merito perché è stato lui ad abbracciarmi e non so cosa cavolo tu abbia visto... quindi vedi di lasciarmi in pace e vattene da qualche vera puttana!"
Non mi riconoscevo più, ero riuscita a non far uscire nemmeno una lacrima. Erano tutte accumulate sugli occhi e non mi facevano vedere bene la sua figura, ma non ne feci cadere neanche una.
Non se le meritava.
Raccolsi il mio zaino che non sapevo esattamente quando mi fosse caduto e mi incamminai a passo spedito verso la mia bici.
Purtroppo non appena mi girai le lacrime erano diventate troppe per trattenerle.

VERTDove le storie prendono vita. Scoprilo ora