Capitolo 23

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23.

Andreas pov.

Mantenere la pazienza era stata molto dura.
Ma in quel momento pensavo solo a lei e al contatto con il suo corpo.
Era una sensazione meravigliosa.
Mi sentivo completo.
I suoi capelli bagnati mi solleticavano la pelle e le mie mani che le avvolgevano il corpo sarebbero stata la mia morte.
Ero così rilassato che sarei voluto rimanere lì per giorni.
"Giulia dove diavolo sei finita... ci stai facendo preoccupare..."
Sentimmo la voce di Alice che sembrava abbastanza distante e preoccupata.
Eh ma che palle però...
Giulia si girò a guardarmi e mi sorrise.
Oddio quanto avevo voglia di baciarla.
"È meglio andare adesso..."
Disse lei un po' in imbarazzo.
"Si..."
Dissi semplicemente.
"Te vai io vi raggiungo tra un attimo che devo fare una telefonata."
Cercai di essere il più convincente possibile.
Lei annuii e uscì dall'acqua e mi diede una bella visione del suo lato B.
Decisi di alzarmi e di uscire pure io.
Mi avvolsi in un asciugamano che trovai lì vicino e raggiunsi la cucina dalla porta posteriore, diedi un'occhiata al tavolo e vidi che Giulia non era ancora tornata, probabilmente stava parlando ancora con Alice.
Ne approfittai e mi avvicinai cautamente al tavolo e iniziai il mio piccolo piano.
Sperai che avrebbe funzionato.
"Scusate chi è Matteo qui?"
Feci finta di non saperlo e mi guardai intorno confuso.
Quel pezzo di schifo alzò lo sguardo e mi fece un cenno.
"C'è tuo padre qua fuori mi ha chiesto di chiamarti, sembrava anche abbastanza incazzato..."
Sperai con tutto il cuore che il padre non gli fosse morto o che non fosse tipo in vacanza.
Dopo un attimo di esitazione e confusione lui si alzò ringraziandomi e io gli feci strada.
Sorrisi fiero.
Appena arrivammo al parcheggio fuori casa, lo presi per il colletto e lo sbattei al muro.
"Oh! Ma che cazzo fai?!"
Mi urlò lui.
"Vedi di non urlare se non vuoi perdere tutti gli spermatozoi c'è hai in corpo a furia di darti calci nelle parti basse."
Ringhiai io incazzato.
Lui sussultò a quella mia affermazione e cerco di tirarmi un pugno che io invece schivai.
Gli tirai un pugno nello stomaco e lui si chinò dal dolore.
"Che cazzo vuoi da me? Soldi?!"
Chiese lui abbastanza impaurito e dolorante.
Io risi.
"Voglio solamente fare una conversazione civile con te. Io ti sto soltanto avvertendo. Se solo ti azzardi a parlare ancora così a Giulia oppure ad avvicinarti anche solo a più di 10 metri di distanza, ti tirerò così tanti pugni che forse ti farò tornare la faccia dritta."
Parlai a bassa voce e a denti stretti ma cercai di fargli capire il concetto.
Lui rise.
Perché cazzo stava ridendo?
"A quindi adesso sei diventato te il nuovo Matt o il nuovo Alan... o peggio suo fratello?"
Mi prese in giro lui.
Io gli sferrai un pugno sulla mascella.
"Guarda che non sto scherzando io non sono né suo fratello ne Alan, ne tanto meno quel Matt. Non ho paura di rovinarti la vita, non ho paura di andare anche in galera, se solo ti azzardi ancora..."
Mi stavo agitando e la sua faccia da sberle non aiutava.
"Okay, okay ho afferrato il concetto..."
Sbuffo lui come se lo stessi annoiando.
Gli tirai un altro pugno questa volta più forte.
Volevo evitare fraintendimenti.
Lui fece una smorfia di dolore e mi guardò supplicante.
"Non che mi dispiaccia picchiarti, ma vedi che sia l'ultima volta che ti metto le mani addosso e che solo ti rivolgo la parola.
Adesso tu starai altri due minuti qui è solo dopo che saranno passati potrai raggiungere nuovamente il tavolo.
Se ti chiedono cosa ti sei fatto dirai che sei caduto oppure inventati quello che ti pare. Sono stato abbastanza chiaro?"
Chiesi io.
Lui annuì semplicemente mentre si puliva un po' di sangue che gli era uscito dal labbro.
"Bene!"
Sorrisi e gli diedi un colpo abbastanza forte sulla spalla.
Detto ciò raggiunsi nuovamente la sala dove mangiavamo e mi sedetti al mio posto.
Davide si girò a guardarmi con aria interrogativa e vide le mie mani iferite.
"Che cazzo hai fatto con Matteo lì fuori?"
Chiese lui preoccupato.
Cosa pensava che lo avrei ammazzato?
Io scrollai semplicemente le spalle.
Giulia intanto si era riseduta al suo posto.
Dopo esattamente due minuti Matteo rientrò con la faccia abbastanza conciata male.
Sorrisi per il lavoro che avevo fatto.
"O mio dio Matteo che cavolo hai fatto?"
Urlò Giada allarmata.
Tutta la tavola si girò verso di lui.
"Ehm sono caduto sullo spigolo del tuo tavolino. Tranquilla ho pulito tutto, ma non è che avresti del ghiaccio?"
Chiese lui guardandomi male.
Io bevvi un sorso d'acqua per nascondere il sorriso.
Intanto Davide mi tirò un pugno sulla gamba.
Mi girai verso di lui.
"Ti stimo..."
Mi sussurrò e io gli sorrisi fiero.
Giada si alzò per andargli a prendere del ghiaccio e Giulia si spostò per guardarmi e lanciarmi uno sguardo incazzato.
Perché era così ovvio che lo avessi picchiato io?

Quella maledettissima cena finì dopo un tempo infinito.
Non aspettavo altro che parlare con Giulia.
Nel momento in cui lei disse alle sue amiche che doveva andare al bagno io non persi l'occasione e la raggiunsi.
La feci entrare velocemente in bagno e chiusi la porta a chiave.
"Mamma Andreas mi hai spaventata che cavolo!"
Sbraitò lei arrabbiata.
"Scusa non era mia intenzione..."
Dissi veramente dispiaciuto.
"Non era neanche tua intenzione picchiare Matteo?"
Chiese lei alzando un sopracciglio.
Io mi guardai intorno per prendere tempo.
Cosa dovevo rispondere?
"Non volevo lo sapessi..."
Cercai di sviare, ma direi che potevo fare di meglio.
Lei scosse la testa e spostò lo sguardo.
"Abbiamo finito? Puoi uscire dal bagno adesso?"
Chiese lei acida.
Io la guardai per un momento, che poi si trasformò in più tempo, mi ritrovai a fissarla dappertutto.
Prima indugiai sui suoi bellissimi occhi.
Erano marroni con sfumature verdi.
Poi passai ai capelli, erano castani chiari e avevano un profumo mozzafiato.
Poi conclusi la mia esplorazione guardandole le labbra.
Mamma mia quelle labbra.
Quando per l'imbarazzo si morse il labbro inferiore non riuscii a trattenermi.
Mi fiondai su quelle labbra.
Non pensai a quanto l'avrei fatta soffrire.
Ero un egoista, ma in quel momento mi fregai di tutto.
Mi fregai del fatto che fosse arrabbiata con me.
Mi fregai della circostanza.
Mi importava solo il sapore di quelle meravigliose labbra.
Come era già successo ero abbastanza scomodo perché era molto piccola di statura.
La presi e la misi a sedere sul lavandino.
Riuscii a trattenermi e a non approfondire il bacio.
Volevo solamente assaporare il suo sapore.
Mi staccai dalle sue labbra e iniziai a darle alcuni baci sul collo.
Partii dalla mento e piano piano scesi.
Il fatto che fosse piena di brividi mi fece sentire ancora più stronzo.
Decisi così di staccarmi.
La guardai per una mangiata di secondi negli occhi con il fiato ancora corto.
Lei stava lì a fissarmi con gli occhi leggermente in fuori.
"Scusami non lo picchierò più se ti fa stare male... era l'ultima delle mie intenzioni..."
Sussurrai ad un soffio dalle sue labbra.
Lei annuii.
Le diedi un bacio sulla guancia e uscii da quel bagno.

Aria.
Avevo bisogno di aria.
Ero uno stronzo.
Quello che avevo fatto era imperdonabile.
Non potevo baciarla ogni volta che volevo.
Ma era più forte di me.

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