Capitolo 41

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41.

Giulia pov.

"Forse dovresti andarci a parlare a pausa..."
Disse Elena mentre lasciavamo i libri al cambio dell'ora.
Erano due giorni che non avevo notizie di Andreas.
Il giorno dopo la nostra discussione non era venuto a scuola, non mi aveva chiamata ne si era fatto vedere.
Oggi sapevo che era venuto a scuola tramite Carola, però non lo avevo ancora incontrato.
Annuii poco convinta.
Passammo altre due ore e dopo essere andata al bagno tornai verso la mia classe.
Nel corridoio lo vidi.
Stava parlando con Max, un suo compagno di calcio.
Quando spostò lo sguardo nella mia direzione mi mancò il respiro.
Mi fissò per alcuni secondi e poi si girò nella direzione opposta insieme a Max.
Non ci potevo credere!
Perché mi faceva questo?
In effetti non so cosa mi aspettassi, forse almeno un cenno oppure qualcosa.
Sicuramente non che mi avrebbe girato le spalle senza dire nulla.
La rabbia prese il sopravvento e feci quello che non avrei neanche pensato di poter fare.
Lo rincorsi e lo feci girare per incontrare il mio sguardo.
"Sei solo uno stronzo!"
Urlai io appena si girò verso di me.
Lui mi guardò prima confuso, poi offeso e infine rise divertito.
"Io?! Quindi adesso sarebbe colpa mia?"
Rispose lui arrabbiandosi.
"Esattamente.
E ti dirò di più, sei pure un codardo. Perché non solo hai una considerazione così bassa nei mie confronti e non riesci a fidarti di me, ma non hai neppure il coraggio di affrontarmi e parlarmi. Mi eviti e basta! Mi hai lasciata da sola, sconvolta e con i sensi di colpa che non dovrei avere! Perché non ho fatto un bel niente! Quindi si adesso saresti tu lo stronzo!"
Urlai io esasperata, tirando fuori tutto quello che pensavo.
Lui mi guardava senza dire nulla, sembrava come bloccato.
Mi asciugai una lacrima che mi era scesa e mi arrabbiai con me stessa per aver fatto vedere la mia fragilità.
Abbassai lo sguardo e gli passai accanto ignorando li sguardi curiosi della gente.

Ormai mi ero abituata a farmi dare da lui un passaggio a casa, quindi mi faceva strano tornare da sola.
Arrivai in una decina di minuti, e dopo aver mangiato con la mia famiglia mi chiusi in camera mia e finii i compiti per l'indomani.
Verso le 17 mi arrivò un messaggio.
Era Matt.
-Non mi hai dato buca vero? Spero tu sia solo in ritardo, come al solito...-
Fissai il messaggio per una decina di secondi, poi mi tirai una sberla mentale in faccia.
La partita!
Me ne ero completamente scordata.
Con tutte queste preoccupazioni, non ci avevo nemmeno pensato!
Andreas me ne parlava da moltissimo, proprio come Matt.
Delle mie amiche nessuna sarebbe potuta venire, quindi sperai di incontrare Jacop.
Presi la prima borsa che trovai, ci infilai dentro portafoglio, cellulare e le chiavi e uscii di casa.
Salutai mia madre e dopo aver preso la bici raggiunsi la scuola il più velocemente possibile.
Ero in ritardo ma neanche così tanto, pregai di essermi persa solo il riscaldamento.
Il parcheggio era già stra colmo di macchine e sperai di trovare posto.
Parcheggiai la bici e corsi verso gli spalti.
Per fortuna individuai la pelle scura di Jacop abbastanza velocemente.
"Ehi!"
Mi salutò.
"Ciao! Posso sedermi qui?"
Chiesi indicando il posto accanto al suo.
"L'ho tenuto per te... Matt mi ha detto che sei sempre in ritardo."
Disse sorridendo.
Lo guardai imbarazzata.
Era proprio un bel ragazzo, non biasimavo le ragazze che lo stava guardando avidamente.
Un po' però mi dispiaceva per loro.
"Ehm... si diciamo di sì..."
Affermai.
Lui sorrise e ci concentrammo sulla partita che era appena iniziata.
Giusto in tempo per il fischio di inizio.
Per i primi venticinque minuti nessuna delle due squadre aveva fatto un goal.
Da quello che avevo capito erano entrambi molto forti.
Poi però la squadra avversaria segnò.
Ci furono dei fischi di disapprovazione, soprattutto perché la maggior parte del pubblico era della nostra squadra.
Passò ancora un po' di tempo e suonò il fischio di fine primo tempo.
"Non vai giù?"
Mi chiese Jacop quando tutti si alzarono.
Ero già stata alcune volte alle partite insieme a lui e di solito andavo sempre da loro alla pausa.
"No stavolta passo, saluta Matt da parte mia..."
Affermai io.
Lui mi guardò con sguardo interrogatorio ma dopo poco annuì e mi sorrise.
Probabilmente non capiva perché non avessi detto di salutare pure Andreas.
Fui felice che lasciò il discorso in sospeso.
Rimasi lì ad aspettarlo e Matt mi salutò dal campo, prima di entrare in spogliatoio.
Dopo la pausa Jacop ritornò da me e la partita ricominciò.
Al 56^ minuto Matt fece un goal e tutti esultarono compresi me e Jacop.
La partita finì 2.1 per noi, Andreas aveva fatto il secondo goal.
Mi ero ripromessa di non guardarlo durante tutta la partita, anche se era stata un'impresa ardua.
Non riuscii però a far a meno di notare il suo sguardo prima di girarsi ed entrare negli spogliatoi.
Non riuscivo a decifrarlo.
Quel ragazzo era tutto un mistero per me.
Purtroppo, anche se avevo evitato la pausa, a fine partita fui costretta a scendere per incontrare Matt.
Raggiungemmo lo spogliatoio molto lentamente.
Aspettammo altri 10 minuti, il tempo che facessero la doccia.
Non so perché fossi così agitata, però sapevo di non avere nessuna voglia di vedere Andreas.
"Eccola!"
Urlò Matt uscendo e venendoci incontro.
Dopo poco anche il resto della squadra uscì dalla porta dello spogliatoio.
Venne vicino a noi e noi ci avvicinammo ulteriormente.
Allargò le braccia e io mi ritrassi un attimo.
"Hai fatto la doccia vero?"
Chiesi io ridacchiando.
Lui annuì sorridendo.
Lo abbracciai e mi congratulai con lui per l'ottima partita.
"Pensavo non venissi..."
Affermò staccandosi da me e avvicinandosi a Jacop.
Sorrisi e spostai lo sguardo.
Non avrei dovuto farlo.
Perché il sorriso mi morì ben presto.
Incrociare quello sguardo e stare così vicino a lui mi fece venire la pelle d'oca.
Non avevo notato che il resto della squadra se ne era già andata tutta.
Occhi Verdi se ne stava lì a guardarmi con un'espressione indecifrabile.
Mi sembrava triste.
Deluso?
Arrabbiato?
Pentito?
Forse tutto insieme.
All'improvviso mi risvegliai da mio stato di trans insieme ai suoi occhi e mi girai verso Matt e Jacop.
"Andiamo?"
Chiesi io cercando di assumere una faccia sorridente.
"Vuoi un passaggio? Sta piovendo."
Mi chiese Jacop.
"In realtà avrei la bici... però in effetti sta diluviando... va beh verrò a piedi domani a scuola."
Risposi io ringraziando.
Lui mi sorrise e entrambi salutarono Andreas, mentre io iniziai a camminare verso l'uscita.
Una parte di me sperava che corresse verso di me e mi chiedesse scusa e che tutto potesse tornare come prima.
Ma così non fu....

La mattina seguente ero stranamente puntuale, pensavo di aver tutto il tempo per prepararmi ma poi mi ricordai di essere a piedi, quindi dovetti comunque fate tutto di fretta come al solito.
Dopo aver mangiato qualcosa al volo e aver salutato tutti, uscii di corsa da casa.
Stavo per infilarmi la seconda cuffietta quando vidi una macchina affiancarmi.
Mi bastò uno sguardo per capire che fosse la macchina di Andreas, anche se ci ero salita una sola volta.
Io camminavo sul marciapiede mentre lui guidava alla mia stessa velocità.
"Hai intenzione di salire?"
Urlò lui pensando che avessi la musica accesa.
O forse era solo scocciato.
Alcune macchine erano già messe in fila dietro di lui.
Io feci finta di ignorarlo.
"Giulia lo so che mi stai sentendo... io non parto, quindi se non vuoi sentire le bestemmie di quelli dietro ti conviene entrare."
Esclamò lui quasi divertito.
La sua frase si concluse con un forte suono del clacson dietro di lui.
Decisi che forse sarebbe stato meglio salire non appena incrociai lo sguardo del proprietario della macchina che aveva appena suonato.
Se avesse potuto uccidermi probabilmente sarei stata già in obitorio.
Aprii la portiera del passeggero ed entrai allacciandomi la cintura.
Andreas sorrise e accelerò diretto a scuola.
Cercai di non guardarlo mentre guidava, perché era troppo sexy.
Mi mancava.
Non potevo negarlo.
Il viaggio fu silenzioso.
Nessuno dei due era in grado di parlare.
Parcheggiò un po' lontano dall'entrata perché era sempre piena.
Decisi che forse era meglio andarmene.
"Mi dispiace..."
Sussurrò prima che potessi aprire la portiera per uscire.
Mi girai di scatto incredula.
E li incontrai.
I sui meravigliosi occhi.
Sembrava sincero.
"Io... io... non me la sarei dovuta prendere con te, però quello stronzo... tu non dovevi..."
Tirò un pugno sul volante e cercò di calmarsi.
"Io non dovevo cosa?"
Chiesi io incalzandolo.
Sapevo che mi aveva appena detto che gli dispiaceva e io invece riuscivo solo a vedere le critiche nei miei confronti.
Però non sopportavo l'idea che potesse pensare che io avessi sbagliato, perché sapevo di non aver fatto nulla.
"Giulia non dovevi bere quel drink cazzo! Poteva averci messo di tutto! Poi quando ha detto che vi stavate organizzando per un appuntamento io non ci ho più visto."
Spiegò lui prima urlando e poi difendendosi.
"E tu credi veramente che io stavo programmando di vederlo il giorno seguente?"
Affermai io esausta da quella tensione.
"Non lo so... oddio no che non lo avresti fatto! Però cazzo lui con lui proprio no!"
Era una guerra contro se stesso.
Non sapeva cosa dire e probabilmente conoscendo quel tipo, che sicuramente non li stava a genio, era stato ferito nell'orgoglio.
Poi se c'era una cosa che odiavo era quando le persone ti dicono -scusa ma... scusa è colpa mia però...-
Era una cosa odiosa, o si dice scusa o si fa a meno.
"Chiamami quando sarai cresciuto."
Risposi io mentre uscivo dalla macchina e chiudevo lo sportello.
Camminai velocemente verso l'entrata, però venni subito fermata dal suo braccio che mi fece girare.
"Okay scusa... scusa, scusa... perdonami per essermi arrabbiato con te, per averti lasciata a casa con i sensi di colpa e per non averti chiamata subito... è colpa mia..."
Affermò lui affranto.
Spostai lo sguardo perché non riuscivo a controllarmi sotto il suo sguardo.
"Guardami per favore..."
Mi supplicò lui avvicinandosi e spostandomi lo sguardo verso il suo.
Come avevo previsto mi sciolsi immediatamente.
"Giulia perdonami ti prego..."
Era sincero, lo vedevo.
"Ho provato a cacciarlo, ma non se ne voleva andare e ho sbagliato anche io... non avrei dovuto accettare da bere da uno sconosciuto... non ci avrei neanche dovuto pensare..."
Ammisi io.
Anche se lui aveva sbagliato, anche io non avrei dovuto fare alcune cose.
Lui sorrise sollevato dalla mia affermazione.
Mi sentivo come rinata.
Vedere il suo sorriso che era rivolto a me mi fece stare benissimo.
La velocità con cui era cambiato il mio umore era impressionante.
"Volevo solo dirti che adesso ti sto per baciare..."
Mi informò lui sorridendo ancora di più.
"Non aspetto altro..."
Risposi sorridendo contagiata.

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