30-Attacco

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[Taehyung's pov]

"Voi circondate il confine, aspettate il mio via" Cerco di riferire il messaggio, ho collegato la mente ai miei subordinati, è dura tenere tutti questi legami, ma devo farci l'abitudine. Mi accuccio e una nuca mora fa capolino alla mia destra, si alza e mi fa l'occhiolino.

"Jeon jungkook, vedi di sopravvivere o ti picchio pure da morto" Isolo la sua mente dalle altre.

"Fidati di me" Mi lancia un bacio e sparisce nella foresta, seguito dai suoi compagni. Il ragazzo sa badare a se stesso, ma le amazzoni possono essere imprevedibili e tremendamente scaltre, deve stare attento ad ogni sua mossa se vuole uscirne illeso.
Al momento il mio esercito è vicino al confine, appena lo supereremo lo scontro avrà inizio. Sarà come punzecchiare un nido pieno d'api o sfiorare la ragnatela di un ragno.

"Siamo in posizione" Mi riferiscono. Bene, tra cinque minuti tutto avrà inizio. I soldati si sono disposti a gruppi, tutto intorno al confine est, pronti per il mio via. Cosa ci sarà oltre la barriera di confine è un mistero, spero tanto che Alexius abbia fatto qualcosa, riuescendo a convincere le amazzoni a farsi aiutare.

"Sull'attenti" Sguaino la spada e preparo la capsula per lo scudo, nell'altra mano, non farò del male a nessuno, sperando che nessuno lo faccia a me, non ucciderò, cercherò di tramortitire. La mia missione è aspettare che il "mio" esercito sia dimezzato e cantare la ritirata. So che è un gesto spregevole e controverso, ma devo giocare fra le due parti per porre fine a quella guerra. Alzo la spada sopra la testa e urlo. Uno scalpiccio di piedi tempesta il silenzio e corpi inferociti attraversano la barriera. Mi getto nella mischia, sorpassandoli. Siamo in una foresta pluviale, la vegetazione è fitta e tortuosa, non permette una visione completa, ma per il momento non sembra essercene il bisogno visto che non c'è l'ombra delle amazzoni. Continuo a schivare gli alberi finchè non mi sento gli occhi puntati addosso, alzo lo sguardo per notare le donne infuriate aggrappate agli alberi . Brandiscono lance affilatissime emanando l'aria di chi non ci giocherà tranquillamente. Non sono l'unico ad accorgersene: dei fantasmi si arrampicano sugli alberi scatenando l'ira delle donne che iniziano a scendere per affrontarci. Gli scontri hanno inizio: i primi freddi si scontrano con le guerriere, urla riempono l'aria e qualcosa mi sibila vicino all'orecchio, un pennacchio rosso si conficca poco dopo i miei piedi. Frecce. Sono costretto a tirare fuori il mio scudo, volevo evitare vista la pesantezza del ferro, ma devo, anche, evitare di ritrovarmi una freccia piantata nel cervello.

"Volano frecce, copritevi" Schivo le varie persone e adocchio la mia prima avversaria. Mi accosto e carico il colpo. Lei para con il bastone, che, seppur di legno, respinge la mia spada come se fosse fatto di gomma. La donna digrigna i denti e lo fa volteggiare, mi accorgo con piacere che le due estremità hanno un piccola punta affilata. Blocca il movimento e affonda, paro con lo scudo e l'arma schiocca sul ferro. La guerriera ritira l'arma e torna all'attacco, maneggiando cosí velocemente il bastone da farmi confondere.

"Cosa cercate da noi? State stretti nella casata?"  Colpisce cosí forte lo scudo da farmi traballare, pianto bene i piedi per terra e passo all'attacco. Lei deve riprendere l'arma quindi ne approfitto e calcio via il bastone. Teletrasportandomi alla sua destra le tiro un colpo alla tempia con il manico della spada. La donna chiude gli occhi e finisce a terra. Altre frecce filano nell'aria e vedo uomini e donne cadere tramortiti, devo uscire da quell'area. Sono troppo esposto. Prendo a correre, lanciando spadate e atterrando chi mi capita a tiro. Raggiungo il centro del villaggio dove stanno imperversando le peggiori lotte. Qualcuno ha appiccato il fuoco e le case, costruite di legno e palme secche, si stanno consumando in scintille e nuvoloni grigi. Anche quà dei plotoni di Alexius, non c'è traccia, ha fallito.  Qualcosa mi blocca una gamba, irradiandomi dolore in tutto il corpo. Osservo il mio polpaccio e mi accorgo della freccia conficcata al suo interno.

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