"Vale". Ermal lesse il suo nome, si riscosse immediatamente e le rispose subito, come ogni volta che vedeva il suo nome. Qualsiasi cosa stesse facendo, mollava tutto e le rispondeva in tempo zero, avvertendo come una specie di vertigine emotiva.
-Ciao, amore, dimmi tutto....!-
-Ciao!- Dall'altra parte, la sua voce era variopinta come un arcobaleno, entusiastica, quasi davvero felice. Valentina sapeva ormai concedersi il privilegio della felicita' negli immensi piccoli attimi di ogni giorno.
-...Ma niente, amore, ahahah! Stai tranquillo! Volevo solo sapere come stai.....se ti sei ripreso dal jet lag e volevo avvisarti che oggi resto fuori per pranzo. La festa si prolunga e Giorgia poi vuole restare con un'amichetta e salutarla, perche' in settembre saranno in due scuole diverse.....-
Valentina parlava troppo di fretta ed Ermal, che era stato svegliato dalla sua telefonata pochi istanti prima, faticava a starle dietro e a connettere bene.
-Va tutto bene....Ma che ore sono?....- le chiese.
-Le 10:30, amore.- Valentina sorrideva, ed Ermal se la immagino', con quell'espressione sul viso, da fare invidia al sole. Era andata alla festa della materna, che ogni anno si teneva nel mese di giugno, per la fine della scuola; erano stati organizzati giochi in un parco, in cui i bambini indossavano la maglietta e il cappellino della scuola, e a cui potevano partecipare anche i genitori. In genere tutto si concludeva per l'ora di pranzo, ma a volte "i grandi" si intrattenevano un po' di piu', per salutare i compagni e le maestre, spesso con qualche lacrimuccia, e chiudere il primo, importante traguardo della vita ed avviarsi nel nuovo cammino dopo l'estate: la scuola elementare. E i genitori, talvolta, erano piu' commossi dei figli, quegli esserini cosi' piccoli che devono imparare a "lasciare andare".
-T'ho svegliato?..- Lei parlava a voce un po' piu' alta del solito, tra l'allegro sottofondo delle voci dei bambini. Ne' lei ne' Ermal, per motivi diversi, ricordavano un'infanzia spensierata: quella di Valentina era interiormente tinteggiata di scuro,mentre quella di Ermal era drammaticamente caricata di sofferenza, terrore e responsabilita'. I loro attimi felici erano stati pochi ed erano come stelle adamantine in un cielo soffocato da nuvole scure in una notte perenne. E per questo erano cosi' speciali: il profumo degli alberi fioriti a Valona e le sfilate di moda delle Barbie sulla spiaggia di Andria con Francesca.
I giochi all'aperto con Rinald e gli amichetti di entrambi, e il nascondino con papa', che saltava fuori all'improvviso e spaventava davvero.
Poi, tutto cambiava: lui era nervoso, aveva bevuto, urlava, alzava le mani e faceva male. Qualcuno versava, per sbaglio, l'acqua sulla tovaglia, e lui diventava livido di rabbia, prendeva il frustino e portava il bambino in camera. La mamma cercava di fermarlo per come poteva, ma lui urlava di non intromettersi e la spingeva indietro; Giusy rimproverava la bambina per essersi bagnata i capelli, per essere stata troppo al sole, per avere corso troppo a lungo,andava in panico e le diceva che sarebbe presto stata male.
Per entrambi, i buoni momenti d'infanzia non avevano quasi mai avuto un lieto fine e, nelle risate dei coetanei leggevano un mondo irraggiungibile e sconosciuto. Ermal lo faceva con risentimento verso suo padre, Valentina lo faceva con malinconia, e non si ribellava per paura del mondo "cattivo e pericoloso" e per non contraddire, e quindi perdere, sua madre. Ed essere sola, in un mondo insidioso in cui era troppo piccola e fragile per farsi strada.
Ermal era ribelle interiormente, ma con una marcata timidezza,scriveva benissimo e la maestra leggeva in classe i suoi temi, mentre lui arrossiva; Valentina aveva carattere, ma si lasciava bullizzare e picchiare dai compagnetti prepotenti perche' era insicura e si sentiva "sbagliata", non lo diceva a nessuno per vergogna e si metteva a piangere.
Ermal e Valentina non erano stati bambini felici, percio' volevano ancora piu' forte che le loro figlie lo fossero anche per loro, per restituire loro quel tempo perduto tramite i loro sorrisi, i loro occhi, la loro serenita'.
-No, ero gia' mezzo sveglio.....- le menti' Ermal, tirandosi su:-Adesso, tra poco vi raggiungo. Dov'e' che siete, che non mi ricordo?.....-
Valentina glielo disse, indicandogli bene la zona, che lui conosceva.
-Okay, a tra poco, allora...Tu stai bene?.......-
-Certo che sto bene! Ciao, cespuglietto, a dopo. E scusa se ti ho svegliato......-
-Non preoccuparti, hai fatto bene. Ho delle cosine da fare....-
-Okay. Bye bye!-
-Bye bye...-
Ermal sorrise: ogni volta che lei chiamava, si immaginava che fosse per dirgli che Sofia stava arrivando e i giorni che aveva trascorso in America erano stati emotivamente agitati. Lei aveva insistito affinche' tenesse il concerto il Canada e poi, come d'accordo, andasse con Rinald a conoscere la famiglia di Sheila, ma il pensiero di Ermal era sempre a casa. Avere una famiglia, e una figlia che stava pee nascere, era diverso. La sua vita era radicalmente cambiata, e se prima poteva pensare solo a se stesso, ormai non era piu' cosi'.
Si pensava e viveva al plurale ed Ermal doveva prendersi cura di una famiglia, essere presente e attento e mettere sempre al primo posto il benessere di tutti.
Essere papa'. Essere lui stesso quello che non aveva avuto, comportarsi senza un modello da seguire e lasciare da parte tutte le insicurezze e le cicatrici del passato. Sofia stava per nascere, eppure lui non riusciva ancora ad essere come avrebbe voluto, a superare tutto, davvero. Ci aveva scritto una canzone, ma non bastava. Stava bene, eppure si sentiva un po' agitato per quello che sarebbe accaduto, e ormai era questione di giorni, "ogni momento e' buono", come diceva Valentina, che era impaziente di conoscere la sua bambina e di liberarsi dei disturbi che, ormai, si erano fatti pesanti. Ermal cercava di non darle le sue ansie, ma di farla ridere, come a lei piaceva, e si stabilire un rapporto con Sofia; nell'ultimo periodo le aveva suonato tanto, parlato tanto e si era dedicato alla sua famiglia, cercando di essere un compagno presente e affettuoso per Valentina e di restare vicino anche a Giorgia, concedendosi parte di quella "dimenticanza" di cui aveva bisogno. "Dimenticarsi" l'Ermal del palco, per ritrovare se stesso interiormente. Perdersi per ritrovarsi, com'era sua abitudine, per stare meglio, guardarsi dentro, costantemente, ma senza stare troppo lontano da cio' che amava. Il palco gli mancava, ma sentiva di avere altre priorita' in quel periodo della sua vita, in cui era pienamente grato e pienamente felice, nonostante le incontrastabili zone d'ombra.
"Tranquilli,non vi mollo", aveva promesso ai suoi fan e infatti, dopo avere chiuso il cerchio,aveva continuato a farsi sentire sui social e ad esserci anche per loro, a cui doveva tutto e a cui era legato dalla reciprocita' di un affetto veramente sincero.
Aveva anche giocato con Valentina a fare delle foto particolari, che gli aveva scattato lei, senza smettere di ridere, per le pose "da figo" da faceva.
-Qua stermini il fandom!- aveva predetto, e infatti non si era sbagliata e, tra i simpatici commenti delle lupe, era intervenuta anche Valentina.
"Vuole fare il figo, lasciategli i suoi minuti di gloria, che ci volete fare?! Ma vi prometto che lo faro' uscire dal personaggio, dovessi usare le maniere forti, perche' con sto atteggiamento non si puo' proprio guardare! Sapete se si fosse presentato a me cosi' durante gli incontri per scrivere il libro un anno fa?!?! Esattamente dove pensate: a fanculandia con il primo diretto! Avrei continuato professionalmente il mio lavoro, questo si', ma sarebbe stato piu' distaccato e sicuramente diverso
nella forma, nei contenuti, e nelle emozioni, che sono felice di avervi trasmesso. Vedremo con i prossimi lavori, che saranno storie mie, romanzi "di cassetto", rimaneggiati un po';-). Spero di prendervi ancora, per sognare ed emozionarci insieme♥.
Ermal sta solo scherzando con queste foto:-):-), vuole dimostrare che la sua autostima e' sempre al sicuro! Ahahahahah! E i veri fighi sono coloro che riescono, anche per un attimo, anche con poco, a migliorare nelle emozioni e nella sostanza, la vita degli altri. Non l'ho mai fatto perche' credevo di non essere abbastanza, di dover incassare una sconfitta, ma ho imparato che condividere e' importante. D'ora in poi lo faro' sempre, per trasmettere emozioni come un dono e riceverne altre in cambio. Condividere cio' che sono, senza la paura di essere inadeguata. Me l'ha insegnato una persona veramente molto figa;-), ma con ste pose da divetto, la figaggine non c'entra niente. Qui gioca a fare il figo, nella realta', in altro modo, lo e' davvero;-)."
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Quasi niente (STORIA COMPLETATA)
FanficValentina si è trasferita a Milano per ricomporre la sua vita,trovare pace dal passato e un rifugio dalla sofferenza che l ha distrutta. Sfiduciata e apparentemente fragile, conosce un'anima simile alla sua e il rapporto di lavoro si trasforma in em...
