18. Emozioni represse

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Taylor

Cerco di regolarizzare il mio battito cardiaco, che è schizzato alle stelle.

Samantha è proprio qui, di fronte a me, nel box doccia.

Mi da le spalle, rivolgendosi al getto dell'acqua che piano piano lava via lo sporco, e mi auguro anche le sue paure, anche se temo che la mia sia una mera speranza.

Non credo le sarà facile accantonare un trauma simile...

Osservo il suo corpo, che il mio corpo vorrebbe reclamare con tutte le forze, ma rimango ferma dove sono, perché in questo momento Samantha ha bisogno della sua migliore amica.

-Quindi, cosa farai con Doug?- le chiedo, fingendo indifferenza, quando in realtà non vedo l'ora che lo molli da molto tempo, ormai.

-Non lo so, dovrò per forza parlargli. Ma non ho voglia di farlo ora... Non voglio vederlo... Penso che lo eviterò, per un po', finché non mi rimetto in sesto. E poi lo lascerò. - mi risponde, pensierosa, mentre passa il sapone sul suo corpo, provocando fitte di eccitazione al mio basso ventre.
Decido di girarmi, perché guardarla è una tortura, per me.

-Secondo me è la scelta più giusta... Lui non merita una persona come te, tesoro...- considero a voce alta, esprimendo i miei pensieri che comunque conosce già da tempo.

-Ah, cazzo... - la sento esclamare, e in un attimo mi avvicino al box doccia, fissandola allarmata.

-Cosa c'è? Stai male? Vuoi che ti aiuti?- le chiedo, nel panico.

-No, non è quello... Ho lasciato a casa di Doug il mio blocco coi documenti. Devo fare la dichiarazione dei redditi, la settimana prossima, e non posso farla senza quelli. - dice, seccata.

-Posso chiederti per quale cacchio di motivo tenevi lì i tuoi documenti?! - le domando, stupita.

Lei sospira.

-Doug è un ragazzo incasinato, non fa altro che accumulare disordine, in quel porcile di appartamento che si ritrova. Doveva fare la dichiarazione anche lui, e mi ha chiesto di fargli vedere come tenere in ordine le sue carte. - spiega, massaggiando il suo cuoio capelluto con lo shampoo in un gesto che trovo estremamente sexy.

Sono malata... E tanto, anche.

-E quindi? - la incito a continuare il suo discorso.

-E quindi gli ho portato i miei documenti perfettamente in ordine, pensando che così lui avrebbe preso spunto per come mettere in ordine i propri, come ho fatto io. Invece alla fine abbiamo fatto sesso, lui si è addormentato, e i suoi documenti ho dovuto sistemarli io. - conclude, scocciata.

-Che cretina sono stata... - commenta poi, amaramente.

-Tesoro, tu eri innamorata... Per questo non ti rendevi conto di ciò che per gli altri era palese. Appurato questo, ti ho già detto che Doug è un coglione?! - sbotto, fantasticando su quello che farei a Doug... Con una mazza chiodata, magari... O con uno schiaccia sassi... Che pallone gonfiato, che pezzo di merda...

Samantha scoppia a ridere.

-Si, circa un milione di volte. La cosa positiva è che, a forza di dirmelo, ci sono arrivata anche io! - scherza, guardandomi con affetto.

Esce dalla doccia, tutta bagnata, così mi sbrigo ad avvolgerla in un asciugamani bianco.

-Cacchio, questo coso è più ruvido di un rotolo intero di carta vetrata! - si lamenta Sam, facendomi sorridere.

-Tranquilla, se ti tengono ricoverata anche domani, passo a prendere il tuo accappatoio in microfibra, morbido e soffice come la barba di Babbo Natale- le prometto, stringendola di nuovo a me.

Quando torno a guardarla negli occhi, i nostri volti sono così vicini che se potessi la bacerei...

E stranamente, anche lei sembra combattuta.

Ma non posso fare una cosa del genere, non così, non ora.

-Tesoro, tieni. Qui c'è un altro di quei camici usa e getta anti-sesso dell'ospedale- scherzo, facendola ridere di gusto, mentre la aiuto ad infilarlo.

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