34.

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Quando scesi dal treno fui subito accolta dalle calde ed accoglienti braccia di mia sorella.

Non avrei mai pensato di essere così felice di rivederla.

"Ciao amore mio, come stai?" mi chiese, mentre io cercavo di risvegliarmi, dopo aver passato tutto il tempo a dormire.

"Bene, tu?"

"Tutto apposto, dai." annuì, mentre ci incamminavamo verso l'uscita del binario. "Vuoi fare colazione?"

"Ho mangiato sul treno."

"Ne parliamo direttamente a casa con mamma e papà o hai qualcosa da dirmi?"

"Non ce stà nulla da dì, sono venuta per parlare con papà di ciò che è successo ieri." mormorai, per poi sospirare. "Sì, insomma... vorrei prendere un treno e tornare a casa su a Milano in serata."

"Sicura che non ti va di restare per un po' qua a casa? Neanche da me?" mi chiese, mentre io sistemavo la mia pesantissima borsa sulla spalla.

"Sicura, c'ho tante cose da fare a Milano e 'na cifra de impicci. Non mi va di restare."

"Sì, va bene." annuì, per poi restare in silenzio finché non salimmo in macchina. "Hai saputo di Michele?" domandò, abbassando il volume della radio.

"Cosa?" chiesi, facendo finta di nulla.

"L'hanno pestato ieri mattina."

Ma non mi dire.

"Ah oddio. No, non lo sapevo, ma non mi importa, sinceramente."

"Sappiamo entrambe che è stato il tuo bad boy. Non dirmi stronzate, che lo capisco quando menti." ridacchiò, voltandosi verso di me. "A mio parere se l'è meritato."

Devo imparare a mentire.

"Sono contraria alla violenza, lo sai." mormorai, per poi prendere la sua iQos dalla borsa.

"No comunque fai come vuoi eh." scherzò facendomi ridere. "Certo anche io lo sono, ma dopo avvisi ed avvisi. Dai, ti rompeva il cazzo da settimane con messaggi e chiamate. Vincenzo è arrivato al limite ed ha reagito."

"Mi ha detto che ha fatto in modo che fosse Michele ad alzare le mani per primo." le spiegai, accavallando le gambe.

"Sveglio, è stato intelligente e furbo. Mica è scemo." esclamò, annuendo con convinzione, per poi prendermi la sigaretta di mano. "Presuppongo che gli hai parlato di ciò che è successo l'anno scorso, quindi."

"Per forza. Ha visto i messaggi e mi ha chiesto di parlargli di tutto. Ho dovuto raccontargli tutto, per filo e per segno. Non è stato facile, ma mi ha capita e tranquillizzata." annuii, prendendo un gran respiro. "Anche se speravo non reagisse così. Era incazzatissimo, non sentiva ragioni."

"Fossi stata il tuo ragazzo avrei fatto la stessa cosa, so' sincera." ammise, fermandosi ad un semaforo, per poi voltarsi verso di me. "Credo proprio di sì."

S'è impazzita pure lei.

"Ma che stai a dì sul serio?"

"Sì." annuì, per poi passarmi la sigaretta elettronica. "Michele ha oltrepassato il limite. I messaggi, le chiamate, le provocazioni e tutto ciò che è successo prima. Non ha capito che stava giocando con il fuoco, e mo s'è scottato. Secondo me Vincenzo è stato fin troppo paziente."

"Almeno mo non sta più in mezzo alle palle." mormorai, accennando un sorriso. "E finalmente! Non lo sopportavo, mi chiamava a qualsiasi ora. Credimi se ti dico che una volta mi ha chiamata alle tre di notte."

Odiare | PakyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora