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8 miliardi di persone, Frah Quintale.

Giulia.
Quando mi svegliai, sentii qualcosa di caldo premermi addosso, quasi soffocandomi.
Mi voltai lentamente, cercando di vedere qualcosa nel buio della stanza, solo per arrossire nel constatare che era Sangio.
Le sue lunghe ciglia mi accarezzavano delicatamente la guancia mentre dormiva profondamente, tenendomi con un braccio stretta a sé.
Aveva questa espressione così pacifica, quasi da santo.
Sorrisi, dandogli un bacio sulla guancia.
Non a caso, il suo soprannome era Sangiovanni.
Mi allontanai di scatto non appena lo sentii muoversi.
Trattenni il fiato finché il suo respiro non tornò ad essere regolare.
Mi voltai completamente, troppo incantata nel catturare qualsiasi dettaglio riuscissi a intravedere nel buio della stanza.
Nonostante ci fosse poca luce, la sua bellezza mi colpiva lo stesso, a tal punto che quasi mi faceva male.
Percorsi mentalmente la linea della sua mascella, continuando per il contorno delle sue labbra.
Il suo profumo mi abbracciava, facendo fare capriole al mio cuore, ormai troppo venduto.

"Giorno" la sua voce roca mi colse di sorpresa, facendomi sobbalzare su me stessa.

"Giorno" sussurrai di rimando, chiudendo velocemente gli occhi.
Non volevo scoprisse che ero rimasta a fissarlo, sarei risultata inquietante.
Mi immobilizzai quando sentii le sue labbra appoggiarsi delicatamente sulle mie.
Lentamente appoggiò una mano sulla mia schiena, per avvicinarmi a lui.
Lo assecondai, intrecciando i suoi ricci intorno alle mie dita, iniziando a tirarli leggermente.

Un tripudio di farfalle mi esplose nello stomaco quando lo sentii gemere contro di me.

Amavo fargli questo effetto.

La sua mano si abbassò fin sopra al mio sedere, mozzandomi il fiato.
Mi meravigliai da me stessa quando realizzai che volevo di più.

Volevo molto di più.

Lentamente le nostre lingue si incontrarono, aumentando l'intensità di quel bacio.
La sua mano si abbassò ulteriormente, portandosi sotto la maglietta.
Lo sentii giocare con l'orlo delle mie mutande, mentre ormai, mi ero scordata completamente come si respirasse.
Doveva provare la stessa cosa, perché quando si allontanò entrambi avevamo il fiatone.
Il mio cuore fece una capriola quando lessi nel suo sguardo la mia stessa voglia di andare oltre.

"Tu?" non pensavo fosse possibile ma la sua voce roca aumentò ancora di più il mio desiderio.
Annuì, rimanendo immobile, in attesa di un qualsiasi suo movimento.
La sua mano lentamente spostò le mie mutandine, iniziando a tracciare col pollice dei cerchi contro la mia pelle.

Cosa' de familia, no la' tienen que escucha'

Mi allontanai di scatto, quando la suoneria del mio cellulare riempì il silenzio della stanza.
Sangio chiuse gli occhi, mentre iniziavo a tastare intorno a me.
Sbuffai quando lo trovai, imprecando contro chiunque mi stesse chiamando.

Mamma.

Feci un respiro profondo prima di rispondere, cercando di far tornare i battiti del mio cuore dentro un range normale.
"Amor meu!!" nonostante tutto la sua voce mi fece sorridere, era pur sempre mia madre e l'amavo da morire.
"Mamma!" esclamai di rimando, guardando che ore erano.

7:45

Spalancai gli occhi, dovevano essere appena arrivati.

Cazzo.
Cazzo.
Cazzo.

"Hem arribat! On ets?" [Siamo arrivati! Tu dove sei?] chiese, prima di richiamare i bambini in sottofondo.
Sangio mi guardò confuso, portandosi sugli avambracci.
Possibilmente, era ancora più bello di prima con lo sguardo assonnato e i ricci che gli ricadevano disordinati sulla fronte.
"Sto arrivando! C'era traffico" mentii, correndo ad accendere la luce.
"Ahi!" Sangio si nascose sotto il cuscino, cercando di coprirsi dalla luce.
"D'acord amor, escriu-me quan siguis aquí, t'esperarem al bar" [Va bene amore, scrivimi quando sei qui, ti aspettiamo al bar] dal suo tono capii che non l'aveva bevuta, ma la ringraziai mentalmente per non aver cercato di indagare oltre.
Non era la cosa migliore spiegarle che avevo ritardato perché non era suonata la sveglia, e perché mi stavo intrattenendo col mio ragazzo.
Al pensiero di quella parola arrossii, voltandomi di scatto per non farmi vedere da Sangio.
"Chi era?" la sua voce roca fece fare una capriola al mio cuore al pensiero di quello che stavamo facendo prima.
"Mamma è all'aeroporto devo andare subito" spiegai, cercando i miei vestiti sparsi dappertutto.
Le mie guance diventarono viola quando ripercorsi la sera prima, dove nessuno c'aveva interrotto.
Sangio dovette aver capito cosa stavo pensando perché un sorrisetto malizioso si aprì sul suo volto quando si alzò in piedi.
Lentamente mi raggiunse abbracciandomi da dietro, tracciando con dei baci leggeri una linea immaginaria che andava dalla mia spalla alla base del collo.
Rabbrividii al suo contatto, trattenendo il fiato.
"Dopo continueremo il discorso," mormorò contro la mia pelle, stringendomi a sé. "Ora andiamo all'aeroporto, guido io"
Senza darmi il tempo di contro ribattere uscì dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle.

Il viaggio verso l'aeroporto fu silenzioso, solamente la musica riempiva l'abitacolo.
Eravamo entrambi persi nei nostri pensieri, a tal punto da non accorgerci nemmeno di essere arrivati.
Sentii un tuffo al cuore quando lessi 'AEROPORTO'.
Ero veramente pronta a incontrare mia madre e il suo compagno?
Per quanto amassi mia madre e i mesi passati in Spagna, non avevo mai avuto a che fare col suo compagno e mi feriva troppo sapere che tornava in Italia solo per quello.
In tutti quegli anni ero andata sempre io da lei, dal canto suo a Roma c'aveva messo piede solamente due volte, ed entrambe per dovere.
Era come se non volesse impegnarsi troppo nel dimostrarmi che davvero ci teneva a me, anche se quando andavo in Spagna sembrava come se niente fosse mai cambiato.
Forse era per quello che amavo veramente andare in quelle campagne, perché li mi beavo nell'illusione di avere una vita senza problemi.
Sospirai, spostandomi un ciuffo dietro l'orecchio.
"Giulia," la voce di Sangio mi richiamò alla realtà, obbligandomi a voltarmi verso di lui.
Nei suoi occhi azzurri traspariva tutta quella preoccupazione che potevo percepire dalla sua voce.
Per quanto non dovesse stupirmi questa cosa, essendo fidanzati, mi coglieva di sorpresa sapere che si interessava veramente a come stavo.
"Sei pronta?" chiese, facendo scivolare una mano contro la mia, intrecciando le nostre dita.
Sorrisi debolmente, sentendomi immediatamente al sicuro.

"Si" annuì, "andiamo"

MALIBUDove le storie prendono vita. Scoprilo ora